I bronzi di Riace

I Bronzi di Riace. Storia dei due capolavori della scultura greca

Artista ignoto, Bronzi di Riace (V secolo a.C.; bronzo, 198 cm la Statua A - a sinistra - , 197 cm la Statua B - a destra; Reggio Calabria, Museo Archeologico Nazionale)

I Bronzi di Riace, rinvenuti nelle acque di Riace in Calabria il 16 agosto del 1972, sono due capolavori della scultura greca del V secolo a.C.: tutta la loro storia, le possibili identificazioni, quello che sappiamo di certo su queste due misteriose sculture. Leggi tutto “I bronzi di Riace”

Ha senso dire: “costringe a rileggere il soggetto con occhi nuovi”

Quando l’arte contemporanea invade gli spazi antichi

di Federico Giannini, Finestre sull’arte, 11-8-2022

Christo e Jeanne-Claude, Wrapped Fountain and Wrapped Medieval Tower (1968)

Sempre più spesso l’arte contemporanea si ritrova a invadere gli spazi dell’arte antica. Una convivenza che spesso però appare forzata e pretestuosa, oppure non si cura della leggibilità degli spazi antichi. Come fare in modo che la compresenza sia utile per tutti?

Chiunque si trovi a visitare il Palazzo Ducale di Venezia fino al prossimo 29 ottobre, nella Sala dello Scrutinio non troverà le opere del Tintoretto, di Andrea Vicentino, di Pietro Liberi, di Palma il Giovane e degli altri che dipinsero i fasti della Serenissima sui grandi teleri qui sistemati a formare una sorta di fregio in lode alla Repubblica dopo che il disastroso incendio del 1577 distrusse questa sala e il vicino Salone del Maggior Consiglio: da marzo, tutto è coperto da un’enorme installazione di Anselm Kiefer, targata Gagosian, appositamente creata per questa sala, e immaginata per rispondere, si legge nella presentazione, ad alcuni precisi scopi. Primo, “sottolineare il ruolo dell’arte contemporanea nella riflessione su temi universali, che trascende Venezia per aprirsi a visioni filosofiche attuali”. Secondo, “misurare la capacità di questo luogo-simbolo della Repubblica Serenissima d’essere ancora un centro di cultura viva e non solo memoria”. Terzo, stabilire una “narrazione che riporta in superficie la stratificazione di miti millenari, di solitudini e inquietudini a cui l’artista dà forma attraverso una nuova epica, dagli accenti gravi come è l’oscurità del nostro tempo”. Leggi tutto “Ha senso dire: “costringe a rileggere il soggetto con occhi nuovi””

Sesso classico: le ceramiche greche che piacevano agli Etruschi

Le ceramiche erotiche del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia

Il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia conserva un importante nucleo di ceramiche attiche a soggetto erotico: ecco quali sono i soggetti e i loro significati.

La sala delle ceramiche antiche del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia è uno dei passaggi dell’itinerario di visita di Palazzo Vitelleschi in cui il pubblico si sofferma più a lungo, data la vastità e l’importanza della raccolta di vasi figurati qui conservati. Si tratta di materiale proveniente dagli scavi del territorio, confluito nelle raccolte che nel 1924 diedero vita all’attuale museo, frutto dell’unione di diverse collezioni (quella comunale, quella della famiglia Bruschi-Falgari, e altri nuclei privati). In questa collezione un ruolo di notevole rilevanza è rivestito dal nucleo di ceramiche attiche con soggetti erotici, che si caratterizza per una quantità e una varietà di soggetti che ha pochi altri eguali: la foltissima presenza di tombe e sepolcri etruschi attorno alla città di Tarquinia ha del resto permesso il rinvenimento di una grande abbondanza di ceramiche, dal momento che era uso tipico degli etruschi (Tarquinia era una delle città della Dodecapoli Etrusca, ovvero l’insieme delle dodici importanti città-Stato tra loro alleate) inserire questi oggetti nelle sepolture, circostanza che ha permesso di farci pervenire un altissimo numero di ceramiche attiche intatte. Leggi tutto “Sesso classico: le ceramiche greche che piacevano agli Etruschi”

Fascinosamente bidimensionali le stele della Lunigiana

Le statue stele della Lunigiana, le antiche sculture preistoriche dei liguri apuani

di Federico Giannini e Ilaria Baratta, Finestre sull’arte, 22-6-2022

Statue stele al Museo del Castello del Piagnaro di Pontremoli

Le statue stele della Lunigiana sono un’antichissima espressione artistico-religiosa dei popoli che abitarono queste terre al confine tra Toscana e Liguria, prodotte tra il IV millennio e il VII-VI secolo a.C. Un articolo per scoprirle nel dettaglio.

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Pontormo: l’insostenibile leggerezza dell’essere

La Deposizione del Pontormo, un capolavoro anticonformista che rompe con la tradizione

La “Deposizione” del Pontormo, conservata nella chiesa di Santa Felicita a Firenze, è considerata uno dei capolavori fondanti del Manierismo. È di sicuro un’opera anticonformista che segna un netto distacco dalla tradizione.

È ormai riconosciuto il ruolo della Deposizione del Pontormo (Jacopo Carucci; Pontorme di Empoli, 1494 – Firenze, 1557) come capolavoro fondante di quel periodo storico che nella manualistica è detto “Manierismo”, malgrado l’opera possa esser letta anche (e forse soprattutto) come un capitolo a sé, come frutto dell’ingegno di un artista che, pur essendo figlio del suo tempo, non è incasellabile ed è oltremodo difficile da categorizzare. Il dipinto, commissionato allo stravagante artista empolese nel 1525 dal banchiere Ludovico Capponi per la cappella di famiglia, appena acquistata, nella chiesa di Santa Felicita a Firenze, era pronto nel 1528, quando raggiunse la cappella Capponi che fu ulteriormente decorata dall’artista con un Dio Padre nella cupoletta (oggi perduto), e con i tondi dei quattro evangelisti, realizzati assieme al Bronzino, nei pennacchi (per quanto possiamo ricostruire su basi stilistiche, il Pontormo si occupò del San Giovanni e lasciò gli altri al giovanissimo allievo). Leggi tutto “Pontormo: l’insostenibile leggerezza dell’essere”

Il primo capolavoro di Duccio da Buoninsegna

La Madonna Rucellai di Duccio di Buoninsegna, la più grande tavola del Duecento

di Federico Giannini e Ilaria Baratta, Finestre sull’arte, 27-2-2021

Duccio di Buoninsegna, Madonna col Bambino in trono e angeli, detta Madonna Rucellai (1285; tempera su tavola e fondo oro, 450 x 290 cm; Firenze, Galleria degli Uffizi, in deposito dalla chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, Comune di Firenze)

La Madonna Rucellai di Duccio di Buoninsegna è la più grande tavola dipinta del XIII secolo arrivata fino a noi. Custodita agli Uffizi nella sala delle Maestà, a confronto con Cimabue e Giotto, è in realtà della chiesa di Santa Maria Novella. Scopriamola in questo articolo.

È la più grande tavola dipinta del XIII secolo che ci sia nota: un’imponente opera di quattro metri e mezzo d’altezza per quasi tre di larghezza. Si tratta della Madonna Rucellai, straordinario capolavoro di Duccio di Buoninsegna (Siena, 1255 circa – 1319), che oggi accoglie i visitatori della Galleria degli Uffizi di Firenze all’inizio del percorso del museo. È un’opera di cui conosciamo molto bene la storia: l’opera fu commissionata il 15 aprile del 1285 al grande pittore senese dalla Compagnia dei Laudesi, confraternita che si era formata verso la metà del Duecento a Firenze, e che richiese la tavola per destinarla alla chiesa di Santa Maria Novella, dove i Laudesi abitualmente si riunivano. Nelle sue Vite, Giorgio Vasari, che attribuiva la tavola a Cimabue (Firenze, 1240 circa – Pisa, 1302), la descriveva come “posta in alto fra la capella de’ Rucellai e quella de’ Bardi da Vernia”. Leggi tutto “Il primo capolavoro di Duccio da Buoninsegna”

Il vuoto scenografico (ermeneutico??) e mentale alla Biennale

Il Padiglione Italia di Tosatti e Viola, giostra perfetta tra lucciole finte e alta moda

di Federico Giannini, Finestre sull’arte, 30-4-2022

Gian Maria Tosatti, Storia della notte e destino delle comete, Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2022. Foto di Andrea Avezzù

Recensione di “Storia della notte e destino delle comete” di Gian Maria Tosatti a cura di Eugenio Viola, mostra del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2022 (dal 23 aprile al 27 novembre 2022).

Un frequente, continuo e malinconico senso del sublime pervade le pagine della Dismissione di Ermanno Rea, il romanzo che narra lo smantellamento dell’Ilva di Bagnoli dal punto di vista del tecnico incaricato di attendere alla buona riuscita delle operazioni di recupero degl’impianti da vendere ai cinesi. Questa lunga evocazione è forse il vero personaggio principale del racconto: la si respira dall’inizio alla fine. Leggi tutto “Il vuoto scenografico (ermeneutico??) e mentale alla Biennale”

Grande mostra su Donatello a Firenze

Donatello contemporaneo sempre. A proposito della mostra di Palazzo Strozzi e Bargello

di Federico Giannini, Fines

Sala della mostra Donatello. Il Rinascimento. Foto di Ela Bialkowska - OKNO Studio

Recensione della mostra “Donatello. Il Rinascimento”, a Firenze, Palazzo Strozzi e Museo Nazionale del Bargello, dal 19 marzo al 31 luglio 2022.

Si potrebbe discutere per ore su quel che Francesco Caglioti scrive nell’introduzione del catalogo della sua mostra Donatello. Il Rinascimento, quando ribadisce che le ricerche storico-artistiche tendano vieppiù al superamento dell’approccio legato alle vicende dei singoli maestri.

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Bellezze al femminile nella mostra di Milano

La donna nella Venezia del Cinquecento, secondo Tiziano e non solo. La mostra di Palazzo Reale

di Federico Giannini, Finestre sull’arte, 16-3-2022

Sala della mostra Tiziano e l'immagine della donna nel Cinquecento veneziano

Recensione della mostra “Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano”, a Milano, Palazzo Reale, dal 23 febbraio al 5 giugno 2022.

Ci sono buone e cattive notizie che preparano il visitatore al suo itinerario tra le sale di Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano, la mostra che, attraverso opere di notevole rilevanza (non solo di Tiziano: c’è molto di più), si pone l’obiettivo di ricostruire i termini della presenza femminile nella società veneziana del secolo XVI. La cattiva notizia è che la mostra curata da Sylvia Ferino-Pagden, seconda tappa d’un progetto cominciato qualche mese fa al Kunsthistorisches Museum di Vienna e adesso approdato a Milano, a Palazzo Reale, manca d’un numero piuttosto consistente di dipinti che sostenevano l’esposizione austriaca. Leggi tutto “Bellezze al femminile nella mostra di Milano”

La mostra del Grand Tour a cui dedicheremo uno dei nostri incontri

Il Grand Tour, sognando l’Italia nel Settecento. La mostra di Milano

di Federico Giannini, Finestre sull’arte, 21-1-2022

Gaspar van Wittel, Veduta del Colosseo con l'arco di Costantino (1716; olio su tela, 54,5 x 114,3 cm; Norfolk, The Earl of Leicester and the Trustees of the Holkham Estate)

Recensione della mostra “Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei”, a Milano, Gallerie d’Italia di piazza Scala, dal 19 novembre al 27 marzo 2022.

L’espressione “Grand Tour” compare per la prima volta nel 1670, nello scritto d’un prete cattolico inglese, Richard Lassels, che quell’anno pubblicava a Parigi un libro, The Voyage of Italy, nel quale erano descritte le città, i monumenti, gli edifici visti durante un viaggio in Italia. Il libro cominciava con una prefazione in cui Lassels elencava i benefici del viaggiare, e tra i varî vantaggi di quest’attività il sacerdote includeva la possibilità di capire meglio la storia che si legge sui libri: “nessuno”, scriveva Lassels, “comprende meglio Livio e Cesare, Guicciardini e Monluc di colui che ha fatto il Grand Tour di Francia e il Giro d’Italia”. Questa distinzione di termini che, curiosamente, richiama moderne vicende ciclistiche, è andata perduta nel tempo, col risultato che s’è andato a indicare come “Grand Tour”, in via più generica, il ben noto “viaggio di formazione della classe dirigente europea”, per adoperare la sintetica definizione di Cesare De Seta ch’è il massimo esperto italiano dell’argomento. Parlare di Grand Tour però non significa parlar soltanto di viaggi: è questo il merito principale della mostra Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei, allestita fino al 27 marzo 2022 alle Gallerie d’Italia di piazza Scala a Milano. Leggi tutto “La mostra del Grand Tour a cui dedicheremo uno dei nostri incontri”