Ascesa e declino di un’Architettura razionalista: il ‘caso’ di Sabaudia

Sabaudia, un paesaggio italiano

di Francesco Montuori, aboutartonline, 2018

A pochi mesi dall’inaugurazione della nuova città di Sabaudia, il 15 aprile del 1934 dopo 233 giorni di lavori, Marcello Piacentini le dedica, nel giugno di quello stesso anno, un numero della rivista Architettura. L’introduzione di Piacentini è sorprendente per acutezza ed attualità.

Piacentini coglie il valore permanente, quanto ancor oggi noi tutti apprezziamo della nuova città:

Sabaudia ha avuto il merito di rispecchiare in pieno uno dei caratteri più tipici e significativi della formazione architettonica moderna … considerando prima della tipologia degli edifici, la connessione con l’ambiente”. E aggiunge: “ L’insieme edilizio  è inserito nella natura circostante; le masse sono abilmente composte, così che per le ampie fratture penetri ovunque il paesaggio … come quello del Circeo e del lago di Paola.”

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Dudovich: luci e ombre durante il fascismo e dopo

Dudovich, l’enigma di Italo Balbo tra le nuvole

di Giorgio Fabre, ilmanifesto, 27-6-2021

Marcello Dudovich, pittura murale a tempera, 1931-’33, Ministero Aeronautica Italiana

Marcello Dudovich, pittura murale a tempera, 1931-’33, Ministero Aeronautica Italiana

A Roma, sede dell’Aereonautica militare, “Marcello Dudovich al tempo della committenza aeronautica, 1920-1940”, a cura di Maria Grazia Bella. Una mostra sorprendente, non per i celebri manifesti ma per alcune tempere a parete, rinate… Una serie onirica concepita per il ministero guidato dal leader fascista ucciso dal «fuoco amico» a Tobruk: qual è il suo significato? Leggi tutto “Dudovich: luci e ombre durante il fascismo e dopo”

Ha senso un museo del fascismo?

Perché l’Italia non può avere un museo o un centro di documentazione sul fascismo?

di Federico Giannini, 4-8-2020, Finestre sull’arte

Adolfo Wildt, Maschera di Mussolini (il Duce) (1924; marmo di Carrara, 60 x 49 x 22 cm; Milano, Galleria d’Arte Moderna)

“Un eventuale museo (o ancora meglio un centro di documentazione) sul fascismo non è incompatibile con i valori dell’Italia odierna. Perché allora tante discussioni? Perché l’Italia non può avere un museo sul fascismo? È un dissidio che la Germania ha risolto, noi cosa aspettiamo?”

È noto che le strumentalizzazioni sfruttino confini molto labili: talvolta, quelli che corrono semplicemente tra due preposizioni articolate. Succede dunque che, a Roma, tre consiglieri comunali della maggioranza pentastellata (Gemma Guerrini, Massimo Simonelli e Andrea Coia) si facciano promotori d’una mozione che impegna la sindaca e la giunta, si legge nell’ordine del giorno per il consiglio del 4 agosto, “a realizzare un ‘Museo sul fascismo’ collegato ad un centro studi che utilizzi anche le nuove tecnologie, aperto ad un vasto pubblico; considerare, per tale Museo, uno dei siti archeologici industriali di Roma”. E succede, di conseguenza, che per gran parte della stampa il “museo sul fascismo” diventi automaticamente un “museo del fascismo”, e che il riferimento al centro studi annesso vada perdendosi per strada, a riprova del fatto che a molti interessa parlare più di politica spiccia e feriale che di storia. Ne sortiscono immediatamente vigorose polemiche, con l’Anpi e il Pd romano alla testa delle proteste. Leggi tutto “Ha senso un museo del fascismo?”

I monumenti fascisti vanno distrutti?

Se ci sentiamo toccati sui monumenti fascisti, forse abbiamo ancora qualche conto in sospeso

di Federico Giannini, 31-10-2017

Iscrizione sulla Torre Civica di Sermide (Mantova). Ph. Credit Finestre sull'Arte

Iscrizione sulla Torre Civica di Sermide (Mantova) con la scritta “fascista” abrasa. Alle ultime elezioni del piccolo comune lombardo, una lista con il fascio littorio nel simbolo è entrata in consiglio comunale. Ph. Credit Finestre sull’Arte

Riflessione su monumenti fascisti, eredità del nostro passato: abbiamo riflettuto abbastanza, o abbiamo ancora qualche conto in sospeso?

Trovare una risposta unica alla domanda lanciata dal già ampiamente discusso articolo del New Yorker firmato da Ruth Ben-Ghiat, che si chiedeva per quale motivo in Italia esistano ancora così tanti monumenti del ventennio fascista, è impresa praticamente impossibile, dacché occorrerebbe ripercorrere la storia d’ognuna delle singole vestigia del regime che ancora rimangono intatte. Per rispondere al quesito si può però partire da una necessaria premessa storica: in Italia, la defascistizzazione avanzò in modo piuttosto confuso e caotico, e senza rispondere ad alcun sistematico coordinamento, con la conseguenza che il processo incontrò non poche difficoltà, non riuscì a essere veramente incisivo (anche per il fatto che molti funzionarî coinvolti dalla defascistizzazione, che doveva riguardare tutti gli aspetti della sfera pubblica, dalla scuola all’amministrazione, dall’esercito alla magistratura e via dicendo, erano loro stessi implicati col regime), e sul piano politico sperimentò un’importante battuta d’arresto con l’amnistia Togliatti al punto che, a detta della stragrande maggioranza degli storici, gli esiti furono pressoché fallimentari. Leggi tutto “I monumenti fascisti vanno distrutti?”

Riflessioni sulla statua celebrativa di Dannunzio e dell’impresa di Fiume

No alle santificazioni di Gabriele d’Annunzio, ma no anche alle semplificazioni di Tomaso Montanari

Gabriele d'Annunzio nel 1904

Pochi giorni fa Tomaso Montanari ha preso posizione contro l’idea di erigere, a Trieste, un monumento a Gabriele d’Annunzio. Fornendo però un sunto banalizzato dei rapporti tra il poeta e il fascismo. Leggi tutto “Riflessioni sulla statua celebrativa di Dannunzio e dell’impresa di Fiume”

Quando il fascismo tentò di esportare la sua estetica negli USA

Il lancio estetico del fascismo nell’America del New Deal

Sergio Cortesini, “One day we must meet. Le sfide dell’arte e dell’architettura italiane in America (1933-1941)”, Johan & Levi. Il saggio illustra il tentativo del fascismo di esportare in U.S.A il proprio modello estetico modernista. A rappresentare l’arte italiana, Vittorio Mussolini e Margherita Sarfatti. Ma il bilancio fu abbastanza fallimentare, con un paradosso: più che la retorica monumentale si fece strada il realismo intimista

 Corrado Cagli,

Corrado Cagli, “Giocatori di carte”, 1937, Piacenza, collezione privata, presentato nella sede newyorkese della galleria La Cometa nel 1937

E’ l’autunno del 1937 quando Vittorio Mussolini, figlio del duce, incontra il presidente degli Stati Uniti d’America Roosvelt nel corso di un suo soggiorno volto alla scoperta di Hollywood e del cinema americano. Alla fine di quel colloquio, il presidente lo avrebbe congedato indirizzando un messaggio all’autorevole genitore, che Sergio Cortesini ha usato come titolo del suo densissimo libro edito da Johan & Levi: One day we must meet (pp. 325, 70 illustrazioni b/n, euro 28,00). Era la consacrazione di un’apertura al dialogo fra i due paesi che già informava, come recita il sottotitolo del volume, Le sfide dell’arte e dell’architettura italiane in America (1933-1941).

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