Ascesa e declino di un’Architettura razionalista: il ‘caso’ di Sabaudia

Sabaudia, un paesaggio italiano

di Francesco Montuori, aboutartonline, 2018

A pochi mesi dall’inaugurazione della nuova città di Sabaudia, il 15 aprile del 1934 dopo 233 giorni di lavori, Marcello Piacentini le dedica, nel giugno di quello stesso anno, un numero della rivista Architettura. L’introduzione di Piacentini è sorprendente per acutezza ed attualità.

Piacentini coglie il valore permanente, quanto ancor oggi noi tutti apprezziamo della nuova città:

Sabaudia ha avuto il merito di rispecchiare in pieno uno dei caratteri più tipici e significativi della formazione architettonica moderna … considerando prima della tipologia degli edifici, la connessione con l’ambiente”. E aggiunge: “ L’insieme edilizio  è inserito nella natura circostante; le masse sono abilmente composte, così che per le ampie fratture penetri ovunque il paesaggio … come quello del Circeo e del lago di Paola.”

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Ha senso un museo del fascismo?

Perché l’Italia non può avere un museo o un centro di documentazione sul fascismo?

di Federico Giannini, 4-8-2020, Finestre sull’arte

Adolfo Wildt, Maschera di Mussolini (il Duce) (1924; marmo di Carrara, 60 x 49 x 22 cm; Milano, Galleria d’Arte Moderna)

“Un eventuale museo (o ancora meglio un centro di documentazione) sul fascismo non è incompatibile con i valori dell’Italia odierna. Perché allora tante discussioni? Perché l’Italia non può avere un museo sul fascismo? È un dissidio che la Germania ha risolto, noi cosa aspettiamo?”

È noto che le strumentalizzazioni sfruttino confini molto labili: talvolta, quelli che corrono semplicemente tra due preposizioni articolate. Succede dunque che, a Roma, tre consiglieri comunali della maggioranza pentastellata (Gemma Guerrini, Massimo Simonelli e Andrea Coia) si facciano promotori d’una mozione che impegna la sindaca e la giunta, si legge nell’ordine del giorno per il consiglio del 4 agosto, “a realizzare un ‘Museo sul fascismo’ collegato ad un centro studi che utilizzi anche le nuove tecnologie, aperto ad un vasto pubblico; considerare, per tale Museo, uno dei siti archeologici industriali di Roma”. E succede, di conseguenza, che per gran parte della stampa il “museo sul fascismo” diventi automaticamente un “museo del fascismo”, e che il riferimento al centro studi annesso vada perdendosi per strada, a riprova del fatto che a molti interessa parlare più di politica spiccia e feriale che di storia. Ne sortiscono immediatamente vigorose polemiche, con l’Anpi e il Pd romano alla testa delle proteste. Leggi tutto “Ha senso un museo del fascismo?”