Nella guerra tutti sono perduti

Trittico contro la guerra

di Tomaso Montanari, da Emergenza Cultura, 11-3-2022

Otto Dix, Trittico della guerra, 1929-32, tecnica mista su tavola, 204 x 468, Galerie Neue Meister, Dresden

Può davvero esistere una ‘guerra giusta’? Bisogna distinguere, certo. La nostra saggia Costituzione dice che «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». Ma non è forse ancora più saggio pensare che «la nostra patria non si misura a frontiere e cannoni, ma coincide col nostro mondo morale e con la patria di tutti gli uomini liberi» (Carlo Rosselli)? La guerra di liberazione, la guerra dei partigiani contro i nazisti e i fascisti fu doverosa, indispensabile, inevitabile. Giusta, perché dei giusti combattevano contro degli ingiusti. Ma davvero, anche in questo caso estremo e indiscutibile, siamo disposti a usare con leggerezza l’astratta espressione «guerra giusta»?

Cosa c’è di giusto nella concretezza della guerra? Nell’oscenità dello smembrare corpi vivi, nella scia di orrore che comunque alla fine ne viene fuori, nell’abiezione che cade comunque nel cuore di chi uccide un essere umano: davvero c’è qualcosa di giusto in tutto questo?

L’invasione criminale dell’Ucraina, decisa dal tiranno Putin, ci ha rimesso di fronte alla guerra. La responsabilità grave di America e Nato, l’assenza dell’Europa, nel non aver preparato la pace, ma la guerra, ci fa sentire non innocenti, ma coinvolti. E così ora pensiamo che mandare la armi a chi si difende sia la strada giusta. Lo è davvero?

Una cosa la sappiamo bene: la conseguenza della guerra (anche della guerra che qualcuno chiama giusta) è in ogni caso morte e distruzione. Ce lo hanno detto i poeti e gli artisti, ancor più dei politici e dei filosofi.

E in queste ore tutti coloro che prendono decisioni sulla guerra dovrebbero avere, sulla scrivania dei loro comodi e sicuri uffici, una riproduzione del Trittico della guerra di Otto Dix. Fu dipinto da un artista che aveva vissuto, dieci anni prima, l’orrore della Grande Guerra: e fu dipinto perché fosse ben chiaro a tutti, una volta per tutte, cosa è la guerra. Una salita al calvario, una crocifissione, una deposizione: e poi una tomba nella terra.

La passione di Cristo e il linguaggio secolare dell’arte – dal Cristo nel sepolcro di Holbein al gruppo ellenistico con Patroclo e Menelao – offrono a Dix archetipi, strutture di narrazione, formule di pathos e schemi per raccontare cos’è la guerra. Cioè una inutile strage; un massacro, un macello, uno smembramento, una putrefazione di corpi di carne. È una carneficina, senza prospettive e senza giustizia. Dovrebbe essere il vero grande tabu dell’umanità: qualcosa che non dobbiamo, che non possiamo, più fare. Perché con la guerra tutti sono perduti. Anche i vincitori.

 

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