Chi si ricorda il tempio di Ain Dara?

Tempio di Ain Dara, vittima di guerra

Archeologia . Il monumento, uno dei più rappresentativi della civiltà aramaica, è stato bombardato dai turchi nell’ambito dell’offensiva che dal 20 gennaio coinvolge il cantone di Afrin, nella regione del Rojava,

Il tempio dopo le distruzioni © Foto Ap

Il silenzio seguito alle eclatanti distruzioni del patrimonio siriano da parte dell’Isis, è stato rotto due giorni fa dall’annuncio di una nuova vittima di pietra. Si tratta del tempio di Ain Dara, ubicato circa sessantasette chilometri a nord-ovest di Aleppo e immerso in un paesaggio bucolico particolarmente amato dalla popolazione locale e dai viaggiatori.

Come conferma la Direzione generale antichità e musei della Siria (Dgam), il monumento – uno dei più rappresentativi della civiltà aramaica – è stato bombardato dai turchi nell’ambito dell’offensiva che dal 20 gennaio coinvolge il cantone di Afrin, nella regione del Rojava. Il sito è un enorme tell (collina artificiale, ndr), la cui acropoli ha rivelato un’occupazione di lunga durata, dal IV millennio a.C. fino all’epoca ottomana.

La «città bassa» risale invece al periodo aramaico (1200-740 a.C.) ed è proprio in quest’area che, nel 1955, la scoperta fortuita di un superbo leone in basalto con le fauci spalancate e la criniera finemente lavorata ha dato avvio alle indagini archeologiche.

Il tempio, riportato alla luce negli anni Ottanta del secolo scorso dal Dipartimento siriano di antichità e ora usato come bersaglio dai turchi, aveva anche beneficiato di restauri operati dal Museo dell’antico oriente di Tokyo. Le immagini diffuse dall’agenzia di stampa curda Anha mostrano che almeno metà dell’imponente struttura architettonica, la quale misurava trenta metri per lato e si elevava su una piattaforma di due metri e mezzo d’altezza, è ridotta in macerie.

Tra i blocchi riversi e i frammenti polverizzati – ricordo funesto delle devastazioni subite dai maestosi templi di Bel e Baalshamin a Palmira – persistono alcune sculture, già mutile, di leoni e sfingi posti a ornamento del podio e pochi rilievi del livello inferiore del basamento, in prossimità dell’ingresso. Forse perdute, a giudicare dalla massa informe di detriti dai quali emergono soltanto alcune lastre decorate, le gigantesche orme di piedi incise nello spazio antistante la cella, l’elemento senza dubbio più caratteristico e «magico» del tempio di Ain Dara. Nuove impronte si sovrappongono tragicamente a quelle del passato, minando quei baluardi del patrimonio che resistono accanto al popolo siriano e accanendosi – ironia della sorte – su un luogo di culto dedicato a Ishtar, divinità della guerra.

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