La Tempesta di Giorgione tra natura e mito

Torna il rebus Tempesta fra naturalismo e soggetto

di Stefano Pierguidi, Alias, 11-9-2022

Giorgione, “Tempesta”, Venezia, Gallerie dell’Accademia
Marco Ruffini, “Pittura e soggetto. Il caso della Tempesta di Giorgione”, Campisano. Una nuova ipotesi tematica per il capolavoro, ma soprattutto l’analisi di come differissero, rispetto al problema «narrativo», tradizione veneta e tosco-romana

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Il primo reportage fotografico della storia: la Repubblica francese assedia la Repubblica romana

Roma, 1849. Il primo reportage di guerra della storia, opera del fotografo Stefano Lecchi

da Finestre sull’arte, 31-8-2022

Stefano Lecchi, Sentinella francese tra il Vascello e i Quattro Venti (1849; carta salata da calotipo, 161 x 224 mm; Roma, Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea)

Nel 1849, il fotografo milanese Stefano Lecchi è a Roma dove documenta le distruzioni che Roma ha subito durante l’assedio dei francesi, chiamati da papa Pio IX per abbattere la Repubblica Romana e ripristinare il suo potere: è il primo reportage di guerra della storia.

Il primo reportage di guerra che si conosca porta la firma di un fotografo italiano di cui abbiamo poche notizie, Stefano Lecchi (Milano?, 1803 – post 1866). Si tratta di un insieme di fotografie che Lecchi realizzò nel 1849 mentre si trovava a Roma: in tutto, il nucleo, oggi conservato alla Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma, è costituito da 41 carte salate al bromuro di iodio. Quarantuno stampe fotografiche che illustrano altrettanti luoghi di Roma che, tra il 1848 e il 1849, furono teatro dei combattimenti che determinarono la caduta della Repubblica Romana, il giovane Stato nato il 9 febbraio del 1849 dopo i moti del 1848 e finito il 4 luglio di quell’anno, a seguito dell’assedio, durato un mese, da parte dei francesi guidati da Nicolas Charles Victor Oudinot, intervenuti in aiuto di papa Pio IX dopo un suo esplicito appello alle potenze straniere, affinché al pontefice venisse restituito il potere temporale. Leggi tutto “Il primo reportage fotografico della storia: la Repubblica francese assedia la Repubblica romana”

I bronzi di Riace

I Bronzi di Riace. Storia dei due capolavori della scultura greca

Artista ignoto, Bronzi di Riace (V secolo a.C.; bronzo, 198 cm la Statua A - a sinistra - , 197 cm la Statua B - a destra; Reggio Calabria, Museo Archeologico Nazionale)

I Bronzi di Riace, rinvenuti nelle acque di Riace in Calabria il 16 agosto del 1972, sono due capolavori della scultura greca del V secolo a.C.: tutta la loro storia, le possibili identificazioni, quello che sappiamo di certo su queste due misteriose sculture. Leggi tutto “I bronzi di Riace”

Un artista al fronte: Paul Nash e l’orrore della guerra

Nash, l’artista pastorale nel vuoto verdastro

di Paolo Zambianchi, Alias, 21-8-2022

Le immagini della guerra: Paul Nash. Un paesaggio sul fronte belga che sembrava concepito «da Dante o Poe»: come lo shock sovvertì le certezze estetiche del tenente pittore inglese
Amazon.com: Canadian War Memorials c1919 Void Poster Print by Paul Nash (18  x 24): Posters & Prints
Paul Nash, “Void”, 1918, Ottawa, National Gallery of Canada

Void of War, il vuoto della guerra: così si intitolava la mostra di disegni e dipinti organizzata nel maggio del 1918 alle Leicester Galleries di Londra dal tenente dell’esercito inglese Paul Nash, «artista ufficiale sul fronte occidentale». Void (1918) era anche il titolo di un impegnativo quadro a olio di Nash, dipinto a partire dalla sua esperienza su uno dei fronti dove i combattimenti della Prima Guerra Mondiale si erano fatti più crudeli, quello belga, attorno a Ypres. Nei disegni e nel quadro il senso di vuoto non è determinato dal silenzio o dalla mancanza di oggetti; la parola designa piuttosto il vuoto morale, l’assenza del bene, la scomparsa di Dio. Questo scrive l’artista in una lettera alla moglie, tante volte citata perché vi si coglie l’attimo in cui da spettatore emozionalmente distante, con uno sguardo quasi da flâneur, Nash si ritrova fisicamente e moralmente nel bel mezzo della guerra.

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Ha senso dire: “costringe a rileggere il soggetto con occhi nuovi”

Quando l’arte contemporanea invade gli spazi antichi

di Federico Giannini, Finestre sull’arte, 11-8-2022

Christo e Jeanne-Claude, Wrapped Fountain and Wrapped Medieval Tower (1968)

Sempre più spesso l’arte contemporanea si ritrova a invadere gli spazi dell’arte antica. Una convivenza che spesso però appare forzata e pretestuosa, oppure non si cura della leggibilità degli spazi antichi. Come fare in modo che la compresenza sia utile per tutti?

Chiunque si trovi a visitare il Palazzo Ducale di Venezia fino al prossimo 29 ottobre, nella Sala dello Scrutinio non troverà le opere del Tintoretto, di Andrea Vicentino, di Pietro Liberi, di Palma il Giovane e degli altri che dipinsero i fasti della Serenissima sui grandi teleri qui sistemati a formare una sorta di fregio in lode alla Repubblica dopo che il disastroso incendio del 1577 distrusse questa sala e il vicino Salone del Maggior Consiglio: da marzo, tutto è coperto da un’enorme installazione di Anselm Kiefer, targata Gagosian, appositamente creata per questa sala, e immaginata per rispondere, si legge nella presentazione, ad alcuni precisi scopi. Primo, “sottolineare il ruolo dell’arte contemporanea nella riflessione su temi universali, che trascende Venezia per aprirsi a visioni filosofiche attuali”. Secondo, “misurare la capacità di questo luogo-simbolo della Repubblica Serenissima d’essere ancora un centro di cultura viva e non solo memoria”. Terzo, stabilire una “narrazione che riporta in superficie la stratificazione di miti millenari, di solitudini e inquietudini a cui l’artista dà forma attraverso una nuova epica, dagli accenti gravi come è l’oscurità del nostro tempo”. Leggi tutto “Ha senso dire: “costringe a rileggere il soggetto con occhi nuovi””

Contro i borghi, per i paesi : oltre il ‘piccoloborghismo’

“Contro i borghi, per i paesi”. Perché dobbiamo ridare dignità ai territori

di Luca Martinelli, Emergenza cultura, 29-7-2022

“Si scrive ‘contro i borghi’ ma si legge ‘per i paesi’”, attacca Filippo Barbera, ordinario di Sociologia economica presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino. “Contro i borghi” è l’ultimo libro che ha curato con Antonio De Rossi (professore ordinario di Progettazione architettonica e urbana e direttore dell’Istituto di architettura montana presso il Politecnico di Torino) e Domenico Cersosimo (ordinario di Economia applicata all’Università della Calabria) per l’editore Donzelli, la raccolta di una ventina di saggi brevi che raccontano “il Belpaese che dimentica i paesi”. Un libro -progetto che – spiega De Rossi – è stato realizzato in appena quattro mesi: “L’idea è nata a marzo, il 2 aprile abbiamo organizzato un seminario, coinvolgendo gli autori e l’editore, a fine giugno siamo arrivati in libreria”.

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Sesso classico: le ceramiche greche che piacevano agli Etruschi

Le ceramiche erotiche del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia

Il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia conserva un importante nucleo di ceramiche attiche a soggetto erotico: ecco quali sono i soggetti e i loro significati.

La sala delle ceramiche antiche del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia è uno dei passaggi dell’itinerario di visita di Palazzo Vitelleschi in cui il pubblico si sofferma più a lungo, data la vastità e l’importanza della raccolta di vasi figurati qui conservati. Si tratta di materiale proveniente dagli scavi del territorio, confluito nelle raccolte che nel 1924 diedero vita all’attuale museo, frutto dell’unione di diverse collezioni (quella comunale, quella della famiglia Bruschi-Falgari, e altri nuclei privati). In questa collezione un ruolo di notevole rilevanza è rivestito dal nucleo di ceramiche attiche con soggetti erotici, che si caratterizza per una quantità e una varietà di soggetti che ha pochi altri eguali: la foltissima presenza di tombe e sepolcri etruschi attorno alla città di Tarquinia ha del resto permesso il rinvenimento di una grande abbondanza di ceramiche, dal momento che era uso tipico degli etruschi (Tarquinia era una delle città della Dodecapoli Etrusca, ovvero l’insieme delle dodici importanti città-Stato tra loro alleate) inserire questi oggetti nelle sepolture, circostanza che ha permesso di farci pervenire un altissimo numero di ceramiche attiche intatte. Leggi tutto “Sesso classico: le ceramiche greche che piacevano agli Etruschi”

Il senso di visita di un santuario medievale: Subiaco

Subiaco, riordinamento filologico del palinsesto benedettino

di Roberto Cobianchi, Alias, 10-7-2022

Subiaco, il Monastero del Sacro Speco
Virginia Caramico, “Il Sacro Speco di Subiaco illustrato. Topografia sacra e narrazione per immagini fra Due e Trecento”, Mandragora. La studiosa rimette «al loro posto» i luoghi, i committenti, gli artisti e le immagini, con rispettive simbologie, del Sacro Speco due-trecentesco. Il percorso che viene proposto, come se fossimo pellegrini del Duecento, è quello ‘ascensionale’, dalla Porta Sancti Benedicti al Sacrum specum

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Fascinosamente bidimensionali le stele della Lunigiana

Le statue stele della Lunigiana, le antiche sculture preistoriche dei liguri apuani

di Federico Giannini e Ilaria Baratta, Finestre sull’arte, 22-6-2022

Statue stele al Museo del Castello del Piagnaro di Pontremoli

Le statue stele della Lunigiana sono un’antichissima espressione artistico-religiosa dei popoli che abitarono queste terre al confine tra Toscana e Liguria, prodotte tra il IV millennio e il VII-VI secolo a.C. Un articolo per scoprirle nel dettaglio.

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