Fascinosamente bidimensionali le stele della Lunigiana

Le statue stele della Lunigiana, le antiche sculture preistoriche dei liguri apuani

di Federico Giannini e Ilaria Baratta, Finestre sull’arte, 22-6-2022

Statue stele al Museo del Castello del Piagnaro di Pontremoli

Le statue stele della Lunigiana sono un’antichissima espressione artistico-religiosa dei popoli che abitarono queste terre al confine tra Toscana e Liguria, prodotte tra il IV millennio e il VII-VI secolo a.C. Un articolo per scoprirle nel dettaglio.

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Pittura, critica d’arte e cinema: da Piero a Pasolini tramite Longhi

Pasolini e la tridimensionalità illusoria della pittura

di Tommaso Mozzati, alias, 3-7-2022

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Da “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini, 1964, foto Angelo Novi
Centenario Pasolini. Da Masaccio a Piero, le lezioni di Longhi all’università e i loro effetti sulla produzione cinematografica: «Folgorazioni figurative», la mostra bolognese

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Le chiese come ristoranti

Montanari: uno scandalo vedere le chiese ridotte a ristoranti. Don Battaglia fa bene

di Vincenzo Esposito, Emergenza Cultura 28-6-2022

L’arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia ha iniziato una campagna per difendere le chiese monumentali della città, e soprattutto del centro storico, dai pericoli dei ricevimenti nuziali: fa bene?
«Benissimo, è la strada giusta da intraprendere per il bene di tutti, fedeli e cittadini». Tomaso Montanari, storico dell’arte e docente all’Università degli stranieri di Siena, è stato a lungo professore alla Federico II e conosce bene la città e il suo patrimonio culturale. Quello delle chiese è forse il più importante, ma anche per certi versi il più trascurato. Si calcola che nella sola città di Napoli siano oltre duemila i siti di culto, tanti del Seicento, abbandonati o trasformati in luoghi per utilizzi diversi. Le cappelle sconsacrate (ma questo non diminuisce la loro importanza artistica) trasformate anche in garage, depositi, fabbrichette. Leggi tutto “Le chiese come ristoranti”

La luce, magia di Canaletto e Guardi

Canaletto e Guardi forever

di Fabrizio Magani, Finestre sull’arte, 18-6-2022

Canaletto, Chiesa del Redentore (1746 circa; olio su tela, 47,4 x 77,3 cm; Londra, Moretti Fine Art)

Il vedutismo settecentesco conobbe due grandi protagonisti: il Canaletto e Francesco Guardi. Canaletto ebbe una fortuna continua, mentre Guardi fu riscoperto solo agli inizî del Novecento. Due pittori così vicini, ma che intesero la veduta in maniera profondamente diversa.

Che colpo per il vecchio Luca Carlevarijs questa storia. Era a Venezia da diverso tempo dedito al paesaggismo pittoresco e perciò era anche il principale specialista nella veduta topografica, genere che coltivò col merito dello studio tecnico-scientifico riconosciutogli da più parti. Sembra essere, nella parte finale del Seicento, il più dotato dal punto di vista della preparazione, tanto da far pensare che fosse motivato sui problemi della meccanica della composizione richiesta dalla ricognizione topografica dei luoghi. Difatti, il ritratto dell’artista maturo fattogli da Bartolomeo Nazzari (Oxford, Ashmolean Museum) mostra la strumentazione di cui si circondava abitualmente, mappamondo, compasso, misuratori, testi scientifici e, solo più defilata, la tavolozza. Leggi tutto “La luce, magia di Canaletto e Guardi”

Ascesa e declino di un’Architettura razionalista: il ‘caso’ di Sabaudia

Sabaudia, un paesaggio italiano

di Francesco Montuori, aboutartonline, 2018

A pochi mesi dall’inaugurazione della nuova città di Sabaudia, il 15 aprile del 1934 dopo 233 giorni di lavori, Marcello Piacentini le dedica, nel giugno di quello stesso anno, un numero della rivista Architettura. L’introduzione di Piacentini è sorprendente per acutezza ed attualità.

Piacentini coglie il valore permanente, quanto ancor oggi noi tutti apprezziamo della nuova città:

Sabaudia ha avuto il merito di rispecchiare in pieno uno dei caratteri più tipici e significativi della formazione architettonica moderna … considerando prima della tipologia degli edifici, la connessione con l’ambiente”. E aggiunge: “ L’insieme edilizio  è inserito nella natura circostante; le masse sono abilmente composte, così che per le ampie fratture penetri ovunque il paesaggio … come quello del Circeo e del lago di Paola.”

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Pontormo: l’insostenibile leggerezza dell’essere

La Deposizione del Pontormo, un capolavoro anticonformista che rompe con la tradizione

La “Deposizione” del Pontormo, conservata nella chiesa di Santa Felicita a Firenze, è considerata uno dei capolavori fondanti del Manierismo. È di sicuro un’opera anticonformista che segna un netto distacco dalla tradizione.

È ormai riconosciuto il ruolo della Deposizione del Pontormo (Jacopo Carucci; Pontorme di Empoli, 1494 – Firenze, 1557) come capolavoro fondante di quel periodo storico che nella manualistica è detto “Manierismo”, malgrado l’opera possa esser letta anche (e forse soprattutto) come un capitolo a sé, come frutto dell’ingegno di un artista che, pur essendo figlio del suo tempo, non è incasellabile ed è oltremodo difficile da categorizzare. Il dipinto, commissionato allo stravagante artista empolese nel 1525 dal banchiere Ludovico Capponi per la cappella di famiglia, appena acquistata, nella chiesa di Santa Felicita a Firenze, era pronto nel 1528, quando raggiunse la cappella Capponi che fu ulteriormente decorata dall’artista con un Dio Padre nella cupoletta (oggi perduto), e con i tondi dei quattro evangelisti, realizzati assieme al Bronzino, nei pennacchi (per quanto possiamo ricostruire su basi stilistiche, il Pontormo si occupò del San Giovanni e lasciò gli altri al giovanissimo allievo). Leggi tutto “Pontormo: l’insostenibile leggerezza dell’essere”

Donatello a Firenze

Donatello, confronti e ricezione per il grande proteiforme

di Daniele Rivoletti, Alias, 22-5-2022

A Firenze, Palazzo Strozzi e Museo del Bargello, “Donatello. Il Rinascimento”, a cura di Francesco Caglioti, con Laura Cavazzini, Aldo Galli, Neville Rowley. La mostra offre un esempio di metodo nel delucidare l’ardore sperimentale dello scultore in relazione ai contemporanei e ai posteri. Da Masaccio a Paolo Uccello a Mantegna, a Michelangelo, la dovizia degli accostamenti in linea con la migliore tradizione (Luciano Bellosi) Leggi tutto “Donatello a Firenze”

Quando le opere d’arte dovrebbero essere restituite

Prestiti di opere d’arte, la Sicilia dà lezioni: generosa con la Grecia, succube con il Met

di Silvia Mazza, Finestre sull’arte, 10-1-2022

Gli Argenti di Morgantina

Ha fatto molto rumore la notizia della restituzione temporanea del frammento di Palermo alla Grecia da parte della Sicilia. Ma al contempo la regione rinuncia, per 4 anni ogni 40 anni, al Tesoro di Morgantina.

L’accordo tra la Sicilia e la Grecia sul prestito temporaneo finalizzato alla definitiva restituzione del frammento di una lastra appartenente al fregio orientale del Partenopee, il cosiddetto “Reperto Fagan”, attualmente custodito al museo Salinas di Palermo, è un chiaro esempio di strabismo in politica culturale internazionale della Regione, che applica in modo creativo l’articolo 67 del Codice dei Beni culturali con i fratelli ellenici e lo disattende a proprio svantaggio (!) con gli americani del Met, dovendo rinunciare, ogni 4 anni e per 40 anni, ai preziosi Argenti di Morgantina, costretti ad essere sottoposti a un pendolarismo che ne mette a rischio la conservazione. Oltretutto la Sicilia, in forza di una norma regionale, è l’unica regione in Italia in cui a decidere dei prestiti extra territoriali non sono i tecnici, ma la giunta di governo, assessori come quelli alla Salute, alla Famiglia, all’Agricoltura. Un assurdo sancito per legge. Leggi tutto “Quando le opere d’arte dovrebbero essere restituite”

Lorenzetti a Siena: non solo in Palazzo Pubblico

Uno straordinario episodio d’arte francescana a Siena: il ciclo di Pietro e Ambrogio Lorenzetti

di Francesca Interguglielmi, Finestre sull’arte, 12-11-2020

Ambrogio Lorenzetti, Martirio dei francescani, dettaglio

Scoperti alla metà del XIX secolo, gli affreschi di Pietro e Ambrogio Lorenzetti nella basilica di San Francesco a Siena sono un singolare episodio di arte francescana in città, descritto secondo una particolare iconografia.

All’interno della Basilica di San Francesco a Siena, in due cappelle laterali del transetto sinistro, si trovano tre grandi dipinti murali che, insieme ad alcuni altri frammenti attualmente musealizzati, sono la preziosa testimonianza di quanto rimane del ciclo realizzato da Pietro e Ambrogio Lorenzetti nella sala capitolare dell’attiguo convento francescano. Vennero scoperti fortuitamente sotto uno strato di scialbo poco dopo la metà del XIX secolo, in un ambiente che in quel momento era adibito a officina di fabbro, e furono da subito giudicate di grande pregio e interesse. L’ex convento francescano stava per essere trasformato nel nuovo seminario vescovile (in particolare, l’antica sala capitolare sarebbe diventata il nuovo refettorio), così si decise di rimuovere quei dipinti e di trasferirli nella chiesa. La tecnica utilizzata per le tre grandi raffigurazioni fu quella dello stacco a massello, ovvero venne rimossa, oltre alla superficie pittorica, anche una porzione di muro retrostante. Leggi tutto “Lorenzetti a Siena: non solo in Palazzo Pubblico”

Chi ha dipinto il Guidoriccio?

Guidoriccio: guida a una controversia

A partire dal 1977 cominciano ad affiorare dubbi sulla paternità di uno degli affreschi più celebri dell’arte europea: il Guidoriccio, già ritenuto indiscusso capolavoro di Simone Martini

Il volumetto bilingue scritto da Gordon Moran e Michael Mallory, esaurito, è messo a disposizione gratuitamente dalla famiglia dello storico dell’arte statunitense, fiero sostenitore, contro la maggior parte degli storici dell’arte e dei divulgatori, che l’opera non appartenga a Simone Martini. In effetti ci sono ottime ragioni per dubitare dell’attribuzione tradizionale, di cui parleremo nella conferenza di giovedì e nel viaggio che speriamo di realizzare in autunno

Il testo è scaricabile gratuitamente cliccando sul link sottostante

Guidoriccio: guida a una controversia