Un opulento pallone gonfiato che riverbera quello che non è in grado di essere: Jeff Koons a Firenze

Jeff Koons a Firenze: l’impotenza creatrice. La mostra? Un’esposizione di oggetti di lusso

di Luca Sposato, Finestre sull’Arte, 29-11-2021

Mostra Shine di Jeff Koons. Foto di Ela Bialkowska - OKNO Studio

Recensione della mostra “Jeff Koons. Shine”, a Firenze, Palazzo Strozzi, dal 2 ottobre 2021 al 30 gennaio 2022.

“L’estetica senza etica è cosmetica”

Frank U. Laysiepen

Si ha l’impressione che (gran) parte dell’arte attuale voglia affermarsi come paladina delle genti, vessillo coloratissimo che guida i popoli in nome di quella libertà individuale, lecita tanto all’artista quanto all’uomo qualunque. Un quadro già visto. La lenta uscita dalla crisi pandemica, la prima “globale”, ha esasperato l’urgenza di consenso da parte di un tipo di arte, la famigerata “contemporanea”, ancorata, nella sua stessa definizione, al consumo immediato, all’evento come paradigma dell’oggetto, quindi un’arte premurosa sia nel recuperare la presenza viva delle masse, senza le quali non potrebbe essere, sia (addirittura!) nel rivendicare un’aura, un valore cultuale. L’efficacia dell’immagine di Delacroix anche al giorno d’oggi, fa capire come la suddetta urgenza porti inevitabilmente ad appropriarsi di soluzioni codificate nel passato, senza più pudori anacronistici; l’arte post-pandemica è tornata eroica, trionfale, persino “democratica”. Leggi tutto “Un opulento pallone gonfiato che riverbera quello che non è in grado di essere: Jeff Koons a Firenze”

Ancora sul “Tramonto” di Giorgione, tra critici d’arte e mercato

Vitale Bloch: il tramonto fra i rattoppi, Giorgione!

di Simone Facchinetti, Alias, 20-8-2020

Giorgione,

Giorgione, “Il Tramonto” Donà dalle Rose, Londra, National Gallery

Folgorazioni: Vitale Bloch / Giorgione, «Il Tramonto», Londra, National Gallery. Ebbe per stelle fisse Longhi e Max J. Friedländer. Studioso inclassificabile, anomalo, viveva di commercio d’arte, attività che gli diede modo di fare notevoli scoperte: il paesaggio «puro» Donà dalle Rose è la più importante

Il primo amore di Vitale Bloch è stato Der Kunstkenner (Il conoscitore d’arte) di Max J. Friedländer: una specie di bibbia scritta in una lingua per iniziati. Parla di pratica e metodologia della connoisseurship con un tono apparentemente semplice, superando le vecchie teorie morelliane e quelle del suo celebre allievo Bernard Berenson. Il libro proiettava la silhouette del connoisseur che Bloch avrebbe voluto incarnare in avvenire. Perciò decise di tradurlo nella lingua materna (il russo), ventitreenne, nell’anno del trasferimento a Berlino da Bialystock, dove era nato nel 1900.
La stagione berlinese è quella meno documentata della sua carriera ma non è un mistero che Bloch vivesse di commercio d’arte, mestiere che avrebbe continuato a esercitare per il resto della vita. In pochi anni mise a segno una serie di operazioni commerciali che gli avrebbero garantito un’esistenza agiata. Dopo Berlino sarebbe vissuto a L’Aia e a Parigi, dove morì settantacinquenne. In entrambe queste città disponeva di una casa (la seconda condivisa col fratello), arredata con dipinti e disegni antichi e moderni. Alla sua scomparsa li lasciò in dono al Boymans-van Beuningen Museum di Rotterdam. Non una raccolta qualsiasi, tutt’altro: lo specchio di un fiuto e di un gusto eccezionali, riflesso nei nomi di Beccafumi, Guercino, Sweerts, Grechetto, Corot, Degas, Bonnard, Vuillard, fino a Giorgio Morandi. Alcuni sono autori che hanno poco in comune, almeno in apparenza. In realtà sfogliando il catalogo della raccolta ci si accorge che le opere si fondono perfettamente all’insegna di quello che, all’epoca, era chiamato l’infallibile «gusto Bloch». Per completare le sue passioni figurative mancano all’appello i nomi di Johann Liss, dei fratelli Le Nain, di Georges de la Tour, di Vermeer e di Rembrandt, autori sui quali avrebbe scritto contributi originali.
Bloch era uno storico dell’arte piuttosto anomalo, atipico, inclassificabile. Dovendo fare un bilancio della sua produzione critica bisognerebbe intrecciarla con quella legata all’attività di art dealer che l’ha visto coinvolto in scoperte e vendite ai principali musei del mondo. Tra poco ci soffermeremo su uno dei suoi ritrovamenti più straordinari, non prima di aver accennato al fatto che il legame con Friedländer si sarebbe rinsaldato proprio grazie a un acquisto messo a segno da quest’ultimo per conto della Gemäldegalerie di Berlino nel 1931: un’opera eccentrica di Pieter Bruegel il vecchio (due scimmie incatenate in una nicchia voltata aperta sulla vista del porto di Anversa), rintracciata da Bloch.
Solo un paio di anni dopo il nostro personaggio era già sulle tracce di un altro capolavoro, questa volta privo di firma e data (diversamente dal fortunato caso di Bruegel), ma infinitamente più importante nel panorama della pittura europea. Presso villa Garzoni a Ponte Casale (nei pressi di Padova), all’epoca di proprietà Donà dalle Rose, era venuto alla luce un formidabile paesaggio «puro». Lo stato di conservazione non aiutava in nessun modo la comprensione delle sue qualità stilistiche. Buchi, rattoppi e scrostature del colore, avrebbero portato fuori strada chiunque. Perciò dobbiamo giudicare con particolare indulgenza il parere espresso da Giulio Lorenzetti (all’epoca direttore del Museo Correr a Venezia) e poi quello della commissione che ne ha decretato l’esportazione, costituito da figure di prima grandezza del tempo: Gino Fogolari, Ettore Modigliani e Carlo Gamba. Quest’ultimo, a distanza di molti anni, avrebbe ricordato che la delicata decisione venne presa solo dopo un confronto diretto con la Tempesta di Giorgione, di fronte alla quale il nostro paesaggio «appariva opaco e senza prospettiva cromatica, quale opera d’imitazione o di copia».
A questo punto Bloch si è affidato a Roberto Longhi che, oltre ad attribuirlo direttamente a Giorgione, l’avrebbe battezzato col nome con cui lo chiamiamo ancora oggi: Il Tramonto (The Sunset). Siamo nel 1934 (all’altezza dell’Officina Ferrarese) e i due decisero di far sovrintendere il restauro a Mauro Pellicioli. L’esecutore materiale sarà però Theodor Dumler, che sfrutterà un’area particolarmente compromessa della tela (un buco rappezzato) per fornire una chiave di lettura al quadro. Fino ad allora era infatti ancora piuttosto oscuro il soggetto. Grazie a questo intervento falsificatorio si poteva almeno contare sulla presenza del San Giorgio e il drago che Dumler aveva inventato di sana pianta. Le manipolazioni del restauratore hanno riguardato anche l’aggiunta dell’eremita che si intravede all’interno di un anfratto roccioso, all’estremità destra della tela, identificato in Sant’Antonio abate.
La prima fotografia del dipinto è stata pubblicata sempre da Longhi nel Viatico del 1946. Assieme ai Tre Filosofi di Vienna egli considerava Il Tramonto l’espressione «del classicismo cromatico che spiegherà poco dopo Tiziano». Sulla base della stessa immagine anche Berenson aveva dichiarato – in una lettera indirizzata nel 1953 a Cecil Gould della National Gallery di Londra – che il dipinto era «the most convincing of all attributions to Giorgione».
La prima apparizione pubblica del dipinto risale al 1955, quando è esposto alla mostra veneziana di Giorgione e i giorgioneschi. In quella sede i principali studiosi italiani di arte veneta si erano convinti dell’attribuzione al maestro di Castelfranco Veneto (Luigi Coletti, Vittorio Moschini, Antonio Morassi, Rodolfo Pallucchini, Lionello Venturi, Pietro Zampetti). Bloch ci era arrivato, chissà se da solo (qualcuno ha scritto che il dipinto era stato acquistato in società con Longhi), vent’anni prima. A questo punto era iniziata una lunga trattativa con la National Gallery di Londra, felicemente conclusa con l’acquisto nel 1961. D’ora in avanti i dubbi sul nome di Giorgione si sarebbero ridotti a voci isolate, marginali e sporadiche. Negli studi successivi è stato ipotizzato che l’opera fosse appartenuta al celebre conoscitore veneziano Marcantonio Michiel (1484-1552). Dal 1594 (e fino agli inizi del XX secolo) la villa Garzoni era infatti abitata dagli eredi Michiel e in un inventario della collezione di Marcantonio (successivo al 1552) risulta registrato «Un quadro in un paese con doi figurini cornisado d’oro schietto».
Non saprei dire se Bloch ammirasse maggiormente Longhi o Friedländer. Era amico sodale di entrambi e tutti e due erano le stelle fisse del suo firmamento. Nel necrologio del primo si era sentito in dovere di sottolineare l’importanza delle Proposte per una critica d’arte, confrontandole, guarda caso, al Conoscitore d’arte di Friedländer, definito un testo «folgorante». Di quest’ultimo ammirava la precisione chirurgica, fredda e oggettiva, ma anche la calorosa partecipazione ai fatti moderni: «E per i raffinati, diciamo pure, per gli snob avvezzi a sorridere di una Madonna di Gerard David o di Quentin Matsys come di una cosa superata, aggiungiamo che fin dal 1888 Friedländer aveva riconosciuto la vitalità della nuova pittura francese». Con queste parole Bloch introduceva la traduzione italiana del Conoscitore d’arte, pubblicata per i tipi Einaudi nel 1955. Come a dire: l’unica possibilità di stare al passo con l’arte antica è conoscere l’arte contemporanea, e viceversa. Un assunto su cui i suoi maestri d’elezione si sarebbero sicuramente trovati d’accordo. Certo con Il Tramonto di Giorgione aveva funzionato.

 

 

Ci vediamo all’Inferno, qui, oggi

Inferno alle Scuderie del Quirinale, forse la mostra più potente e visionaria degli ultimi anni

di Federico Giannini, Finestre sull’arte 12-11-2021

Herbert List, Orco nel giardino di Palazzo Orsini a Bomarzo (1949; Stampa ai sali d’argento, 32 x 23 cm; Amburgo, Herbert List Estate, M-IT-BOM 001)

Recensione della mostra “Inferno” alle Scuderie del Quirinale di Roma, dal 15 ottobre 2021 al 9 gennaio 2022.

In uno dei suoi libri più recenti, L’hiver de la culture, Jean Clair ricordava una visita alla chiesa di Saint-Germain-des-Prés, a Parigi, in compagnia d’un giovane storico dell’arte canadese, conservatore d’un museo, che attraversava l’Atlantico per la prima volta: in quel tempio così antico, era rimasto sbalordito dalla messa che il sarcedote stava officiando. Per il giovane studioso, che arrivava dalle lande ghiacciate del Saskatchewan e che considerava antico un edificio tirato su cinquant’anni prima, era non soltanto un fatto meraviglioso la possibilità d’ammirare per la prima volta un monumento in piedi da secoli, ma era quasi inconcepibile vedere che quel tempio era ancora destinato alla funzione per cui era nato. Leggi tutto “Ci vediamo all’Inferno, qui, oggi”

Condanna e celebrazione di Dante a Firenze

Ecco come Dante venne prima condannato e poi riabilitato. La mostra del Museo del Bargello

di Federico Giannini, Finestre sull’arte 26-5-2021

Giotto e scuola giottesca, Ritratto di Dante (1334-1337; affresco; Firenze, Museo del Bargello, Cappella del Podestà)

Recensione della mostra “Onorevole e antico cittadino di Firenze. Il Bargello per Dante” (a Firenze, Museo Nazionale del Bargello, dall’11 maggio all’8 agosto 2021)

Una mostra che si ponga l’obiettivo di riannodare i fili tra Dante Alighieri e Firenze, ricostruendo il processo di riappropriazione cui il poeta fu sottoposto negli anni successivi alla sua scomparsa, e seguendo la diffusione dei suoi scritti, non può ch’essere una rassegna eminentemente politica: percorrere le sale del Museo Nazionale del Bargello di Firenze dov’è stata allestita la mostra Onorevole e antico cittadino di Firenze. Il Bargello per Dante significa, pertanto, leggere le trame d’un racconto ch’è anzitutto politico. Leggi tutto “Condanna e celebrazione di Dante a Firenze”

Le letture di Dante in mostra a Roma

Le letture di Dante, una passeggiata fra i codici

Sara de Simone, Alias, 7-11-2021

Guillaume de Lorris,  Jean de Meung,

Guillaume de Lorris, Jean de Meung, “Roman de la Rose”, part., Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana

A Roma, Palazzo Corsini,”La biblioteca di Dante”, a cura di Roberto Antonelli, Ebe Antetomaso, Marco Guardo, Lorenzo Mainini. Più di settanta manoscritti miniati provenienti da tutta Europa: un vertiginoso teatro della memoria, dai Salmi, sui quali da piccolo imparò la «gramatica», ai testi di scienza e teologia letti negli ultimi anni Leggi tutto “Le letture di Dante in mostra a Roma”

Una mostra infernale

Jean Clair nell’Inferno dell’animale mondano

di Giorgio Villani, Alias, 7-11-2021

Anonimo, Demonio, 1701-1800, legno policromo, Valladolid, Museo Nacional de Escultura

A Roma, Scuderie del Quirinale, “Inferno”, a cura di Jean Clair. Davvero la mostra di un autore: che proietta nella prima Cantica uno stato umano sopravvissuto al crollo delle antiche fedi, e lo illustra con sorprendenti combinazioni. Fini simmetrie, contrasti vibranti, anche fra opere di caratura molto diversa, guidano la messinscena: i piccoli demonietti di Huys accanto al grande, protervo Lucifero di Lawrence… Leggi tutto “Una mostra infernale”

Botticelli e Dante

Un incredibile mondo visionario: le illustrazioni di Botticelli per la Divina Commedia

Sandro Botticelli, Paradiso IX (1481-1495; punta d'argento, inchiostro e penna su pergamena, 322 x 470 mm; Berlino, Kupferstichkabinett)

Sul finire del Quattrocento, Sandro Botticelli realizzò diversi disegni per illustrare la Divina Commedia di Dante. Sono tra le opere meno note del grande artista fiorentino ma ci restituiscono tutta la sua potenza visionaria.

Tra il Kupferstichkabinett di Berlino e la Biblioteca Apostolica Vaticana si conservano 92 disegni che illustrano un testo manoscritto della Commedia di Dante Alighieri (Firenze, 1265 – Ravenna, 1321). Questi disegni furono commissionati a Sandro Botticelli (Firenze, 1445 – 1510) da Lorenzo di Pier Francesco de’ Medici (Firenze, 1463 – 1503), cugino di Lorenzo il Magnifico. A questo membro della famiglia Medici viene ricondotta anche la proprietà di alcune tra le opere più conosciute del pittore fiorentino: la Primavera, la Nascita di Venere e Pallade e il Centauro. Rispetto alle opere a tema mitologico appena citate, diventate tra i simboli universali della pittura rinascimentale italiana, i disegni della Commedia sono rimasti spesso nell’ombra all’interno della produzione botticelliana. Leggi tutto “Botticelli e Dante”

Programma conferenze online novembre 2021

Dante per immagini

Illustrare la Commedia è sempre stata un’impresa figurativa ambiziosa e spesso ardua e non esiste opera letteraria che possa vantarne altrettanti approcci illustrativi, dagli esegeti trecenteschi ai contemporanei, dagli affreschi alle miniature, dai quadri alle incisioni e perfino ai fumetti Questo ciclo di conversazioni si propone di accompagnare alla comprensione di come le immagini hanno cercato di dare corpo all’alta fantasia del poeta e di portarci al suo fianco, e di chi lo ha interpretato, in un vero e proprio viaggio con Dante attraverso le visioni dell’aldilà.

Il genio di William Blake, da Dante a Alan Moore | minima&moralia

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