Il terremoto copme “opportunità” per “affermare una cultura architettonica della ricostruzione”? Ma scherziamo?

Prima il sisma, poi il ministero. Così si distrugge una chiesa

di Tomaso Montanari, Fatto Quotidiano, 27-1-2020

C’è qualcosa di avvoltoiesco, di sciacallesco, nel salutare come un’«occasione» la distruzione di una chiesa storica ad opera di un terremoto che fece in tutto ventisette vittime. Leggi tutto “Il terremoto copme “opportunità” per “affermare una cultura architettonica della ricostruzione”? Ma scherziamo?”

Cosa si cela spesso dietro il mecenatismo disinteressato

Venezia. Ai Giardini Reali i mecenati di se stessi raccolgono i frutti dell’art bonus

di Paolo Somma, Emergenza cultura

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Il 17 dicembre si è svolta, alla presenza del ministro Dario Franceschini, la cerimonia di “restituzione alla città” dei Giardini Reali.

Voluti da Napoleone e completati durante la dominazione austriaca, i giardini passarono poi al regno d’Italia (nel 1918 la regina vi si intratteneva con i mutilati di guerra) e il 23 dicembre 1923 furono dal demanio dello stato assegnati  “in uso all’ente locale affinché fossero aperti al pubblico”. Leggi tutto “Cosa si cela spesso dietro il mecenatismo disinteressato”

Il “valorizzatore” di Pompei condannato a pagare lo scempio. I frutti avariati della riforma Franceschini

La Corte dei Conti condanna la “valorizzazione” di Pompei

di Tomaso Montanari, Fatto Quotidiano, 13-5-2019

Il Teatro Grande deturpato nel 2010 – Il commissario Fiori dovrà versare allo Stato 400 mila euro per le colate di cemento sul monumento 
Francamente non ho mai esultato per una condanna, e anche stavolta non provo nessun particolare piacere al pensiero che Marcello Fiori, già potentissimo commissario berlusconiano di Pompei, dovrà versare allo Stato 400.000 euro.

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Cosa vediamo quando visitiamo un monumento? Il caso Notre Dame

Notre-Dame un falso storico? Discutiamone

Eugène-Emmanuel Viollet-le-Duc e la questione dell’autenticità. Siccome la Storia è scritta nell’entità materiale di un edificio, l’incendio di Notre-Dame ha distrutto un pezzo cospicuo della sua storia: nella quale primeggia il ruolo dell’architetto ottocentesco

La cattedrale di Notre-Dame in una foto di Édouard Baldus, anni sessanta dell’Ottocento. Dentro il testo, Eugène Viollet-le-Duc fotografato in tre pose diverse da Félix Nadar, 1878

La cattedrale di Notre-Dame in una foto di Édouard Baldus, anni sessanta dell’Ottocento

Gli edifici come la cattedrale di Parigi sono parte di quanto viene definito patrimonio culturale tangibile; ma hanno anche una portata culturale ben più ampia. L’edificio di fatto costituisce un’entità materiale, di cui avremmo voluto conservare tutti i singoli elementi che hanno fatto sì che fosse riconosciuto e percepito come tale, cioè un edificio denso di stratificazioni e un bene universale.

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Le appassionanti vicende suscitate dal nome di Leonardo: il mercato condiziona tutto

 

Che fine ha fatto il Salvator mundi attribuito a Leonardo?

Il Salvator mundi prima di essere messo all’asta da Christie’s a New York, ottobre 2017. (Carl Court, Getty Images)
Il 5 marzo 2008, il giorno del suo compleanno, Martin Kemp, professore di storia dell’arte all’università di Oxford vicino alla pensione, riceve una email. Kemp, uno dei massimi esperti di Leonardo da Vinci, è un garbato signore con capelli nero pece molto curati, che ama vestire con una certa eleganza. Abituato ad essere bombardato ogni giorno da decine di messaggi sul tema a cui ha dedicato la sua vita accademica, è solito rispondere con una fredda cortesia che lascia intendere che non ci saranno altre risposte.

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Ancora sui validi restauri a Palermo

Il Soffitto dello Steri di Palermo, per la rinascita

Il restauro del soffitto ligneo decorato di Palazzo Chiaromonte-Steri. Realizzato dall’Università di Palermo, un complesso intervento sul gioiello della Sala Magna, che rappresenta il meglio della cultura feudale siciliana nell’autunno del Medioevo. Studiato da Ferdinando Bologna in un felice libro del 1975, costituisce il fuoco ideale di un assetto urbanistico «a venire» della Kalsa

Claudio Gulli, Alias, 10-2-2019

Amanti in un dettaglio del soffitto ligneo di Palazzo Chiaromonte-Steri decorato nel 1377-’80

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In previsione di un viaggetto autunnale a Venezia …+

La “Vecchia” di Giorgione prima e dopo. Tutto sul restauro del capolavoro di Venezia

Giorgione, La Vecchia, prima e dopo il restauro. Archivio fotografico GAve - su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Museo Nazionale Gallerie dell’Accademia di Venezia. Ph. Matteo De Fina

Giorgione, La Vecchia, prima e dopo il restauro.

È terminato il restauro della Vecchia, capolavoro del Giorgione (Castelfranco Veneto, 1478 – Venezia, 1510). L’opera, conservata alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, rimane per qualche giorno ammirabile dal pubblico veneziano, per poi partire alla volta degli Stati Uniti: sarà in Ohio, al Cincinnati Art Museum, dal 15 febbraio al 5 maggio, e poi in Connecticut, al Wadsworth Atheneum di Hartford, dal 15 maggio al 4 agosto. Il restauro dell’opera è stato condotto da Giulio Bono con la collaborazione di Silvia Bonifacio, sotto la direzione di Giulio Manieri Elia e Maria Chiara Maida e, per le indagini scientifiche, di Ornella Salvadori. Le operazioni sono state finanziate dalla Foundation for Italian Art & Culture, nel quadro di un accordo sottoscritto con il museo, volto ad accrescere la visibilità delle Gallerie dell’Accademia nel mondo. Quella che segue è la nota tecnica ufficiale del restauro, che presentiamo in versione integrale data la complessità del restauro e l’importanza del capolavoro.

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Io metterei in programma un giretto primaverile. Che ne dite?

Duomo di Siena, termina il restauro del pulpito di Nicola Pisano: è una delle più importanti opere della storia dell’arte

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Si è concluso il restauro del Pulpito di Nicola Pisano nel Duomo di Siena, il grande e celeberrimo capolavoro duecentesco realizzato, tra il 1265 e il 1268, dall’artista di origini pugliesi che lo concluse grazie anche all’aiuto del figlio Giovanni e degli allievi Arnolfo di Cambio e Lapo.

Il pulpito monumentale, interamente coperto di altorilievi scolpiti, fu sistemato nella zona destra dello spazio sottostante la cupola e qui rimase fino al 1506, quando fu totalmente smontato e rimase in attesa della collocazione attuale. Nonostante alcune diminuzioni avvenute col rimontaggio cinquecentesco e a causa dell’invecchiamento secolare, il pulpito è sostanzialmente ben conservato.

Durante il complicato restauro sono state recuperate, sotto la polvere e gli annerimenti dovuti al fumo delle candele votive, tanto la patina generale quanto i resti delle colorazioni e delle dorature, che davano alle animate figurazioni una gradevole apparenza naturalistica. “Le più cospicue testimonianze di queste indispensabili finiture cromatiche”, si legge infatti nella presentazione del restauro, “si trovano nei sottosquadri delle figure scolpite e negli anfratti più profondi degli altorilievi, dove non ha potuto agire la lenta ma inesorabile consunzione dovuta a poco accorte manutenzioni”.

Nel corso dell’intervento di restauro si è ricorso sia a tecniche tradizionali che a ritrovati all’avanguardia, fra cui la ricostruzione del complesso in 3D. Il resaturo è avvenuto con la collaborazione del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Siena e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Siena, Grosseto e Arezzo ha svolto l’alta sorveglianza sull’intervento, mentre l’Opera della Metropolitana di Siena ha finanziato il restauro col contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

Gian Franco Indrizzi, rettore dell’Opera della Metropolitana, presenterà i frutti del restauro venerdì 15 giugno 2018.

Dipingo quello che so che esiste, non quello che vedo. Il Polittico dell’Agnello Mistico.

Il Polittico dell’Agnello Mistico: il capolavoro di Hubert e Jan van Eyck nella Cattedrale di Gent

Jan van Eyck e Hubert van Eyck, Polittico dell'Agnello Mistico (datato 1432; olio su tavola, 350 x 470 cm aperto, 350 x 223 cm chiuso; Gent, Cattedrale di San Bavone). Ph. Credit KIK-IRPA

Jan van Eyck e Hubert van Eyck, Polittico dell’Agnello Mistico (datato 1432; olio su tavola, 350 x 470 cm aperto, 350 x 223 cm chiuso; Gent, Cattedrale di San Bavone). Ph. Credit KIK-IRPA

Era il 1823 quando, a Berlino, un restauratore al lavoro sul Polittico dell’Agnello mistico, uno dei più grandi capolavori della storia dell’arte mondiale, rimosse alcune ridipinture scoprendo un’iscrizione illuminante, che recitava: “Pictor Hubertus eeyck. maior quo nemo repertus / Incepit. pondus. que Johannes arte secundus / [Frater] perfecit. Judoci Vijd prece fretus / VersU seXta MaI. Vos CoLLocat aCta tUerI [1432]” (“Il pittore Hubert van Eyck, il più grande di sempre, ha iniziato questo gravoso lavoro, che suo fratello Jan, secondo in arte, ha portato a compimento, su commissione di Joos Vijd. Con questo verso, il 6 maggio del 1432, colloca ciò che è stato fatto sotto la vostra protezione”). La quartina aveva permesso di far luce sui nomi dei due autori della spettacolare opera conservata nella cattedrale di San Bavone a Gent, nel cuore delle Fiandre: Jan van Eyck (Maaseik, 1390 circa – Bruges, 1441) e suo fratello maggiore, Hubert van Eyck (? – Gent, 1426). E proprio da qui è possibile dare avvio a un appassionante viaggio dentro una delle opere più note, ma al contempo più enigmatiche, dell’intera storia dell’arte. Non sappiamo come i due fratelli si spartirono i compiti, e l’operazione è resa difficile anche dal fatto che non conosciamo opere certe di Hubert van Eyck, quindi non sappiamo come dipingesse. Inoltre, rimangono da chiarire alcuni aspetti del significato complessivo, sul quale peraltro non vige concordanza unanime. E ancora, date le traversie che l’opera ha subito nel corso dei secoli, non possiamo stabilire con certezza dove si trovasse in origine. Occorre dunque andare per gradi.

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