Pasolini-Wahrol: un confronto mancato e una affascinante opportunità di riflessione

Pasolini / Warhol, il caso drag queen

Alessandro Del Puppo, “Pasolini Warhol 1975”, Mimesis. Il libro ricostruisce i moventi ideologici di un controverso incontro. Occasione, una mostra al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Nella serie warholiana «Ladies and Gentlemen» Pasolini vide non l’affermarsi di nuove soggettività, ma una sola Persona: omologazione vs liberazione

di Manuel Barrese, alias 26-7-2020

Andy Warhol,

Andy Warhol, “Ladies and Gentlemen (Iris, E.M., Broadway and Kim)”, 1974, polaroid

Le vicende prese in esame da Alessandro Del Puppo nel libro Pasolini Warhol 1975 (Mimesis, pp. 162, euro 10,00) sono tutte comprese tra il 1975 e il 1980 circa, un segmento temporale breve ma cruciale per la storia d’Italia. È proprio in quel ristretto arco cronologico percorso da stragi, attacchi al cuore dello Stato, ubriacature ideologiche che – come lascia intendere Del Puppo – affondano le problematiche e le categorie estetico-critiche della postmodernità. Leggi tutto “Pasolini-Wahrol: un confronto mancato e una affascinante opportunità di riflessione”

Asta record per Hockney, raffinato e “facile” poeta pop dell’immersione nel colore

Perché “Ritratto di un artista” di David Hockney è così importante

Venduto da Christie’s per 90 milioni dollari, il quadro più costoso di un artista vivente racchiude in un’immagine sola una serie di simboli.

di Clara Mazzoleni

La sera di giovedì 15 novembre la casa d’aste Christie’s New York ha venduto una grande tela di David Hockney datata 1972, “Portrait of an Artist (Pool with Two Figures)”. Il quadro è stato acquistato da un compratore misterioso per 90,3 milioni di dollari (79,5 milioni di euro), diventando l’opera più pagata di sempre di un artista vivente e battendo il record di Jeff Koons, “Balloon Dog (Orange)”, che nel 2013, sempre da Christie’s New York, raggiunse 58,4 milioni di dollari (46 milioni di euro all’epoca).

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Sopravvissuto e invecchiato nella felicità travolgente del colore: mostra su David Hockney

Hockney, lo Yorkshire sotto il sole di Arles

A Amsterdam, Museo van Gogh, la mostra “Hockney/van Gogh”. L’intenso omaggio dell’artista inglese al pittore di Zundert, modello nella ricerca della campitura cromatica pura e abbacinante. Ma mentre in Vincent van Gogh il colore si associa a una vertigine drammatica, in Hockney è fonte di una felicità a pieni polmoni, ancora di più in vecchiaia

David Hockney,

David Hockney, “More Felled Trees on Woldgate”, 2008

Per un pittore ammiratore incondizionato di Van Gogh come l’inglese David Hockney (1937), poter allestire una propria personale al Van Gogh Museum di Amsterdam è certamente la realizzazione del sogno di una vita. E nessuno, del resto, dubitava che tale privilegio se lo fosse meritato, vista la caratura dell’artista e il legame tutt’altro che tangenziale tra i rispettivi esiti pittorici e l’urgenza espressiva di entrambi. Hockney non ha mancato di esplicitare in più occasioni il proprio amore incondizionato per il pittore olandese e una particolare consonanza. Del resto, come lui stesso ricorda, anche la sua produzione deve molto a un trasferimento: dalla luce brumosa e filtrata del freddo paese d’origine, Bradford nello Yorkshire, a quella abbacinante di una città calda d’elezione: Los Angeles, in California. Un mutamento di luci e scenari dirimente, che ne accese la pittura, esattamente come era avvenuto per Van Gogh all’arrivo ad Arles.

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