Una grande e ottima mostra su Mattia Preti a Roma

Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti, l’eccellente mostra di Palazzo Barberini a Roma

Recensione della mostra “Il trionfo dei sensi. Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti” a Roma, Palazzo Barberini, dal 22 febbraio al 16 giugno 2019.

Immagine dalla mostra Il trionfo dei sensi. Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti. Ph. Credit Finestre sull'Arte

“Mi disse suo fratello Gregorio che per tirarlo avanti e mantenerlo alla pittura esso si mise a lavorar per bottegari, che allora erano ricchi e facevano lavorare, onde lavorò per il coloraro Nasini alla Sapienza; che per altro le cose della prima maniera erano belle e sode ma ce ne sono poche”. L’autore del passo appena riportata è il collezionista Sebastiano Resta (Milano, 1635 – Roma, 1714), il protagonista del racconto è Gregorio Preti (Taverna, 1603 – Roma, 1672), e il ragazzo che viene avviato da quest’ultimo alla pittura è suo fratello Mattia (Taverna, 1613 – La Valletta, 1699), destinato a divenire uno dei più grandi artisti del Seicento.

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La speranza di rinascere di un faraone in una mega mostra a Parigi

Tutankhamon, oggetti funerari in parata per attraversare l’aldilà

A Parigi, la Villette. Le Trésor du Pharaon è la prima tappa di una tournée mondiale: 150 reperti, riemersi quasi un secolo fa nella Valle dei Re (Carter), investiti dall’illuminazione selettiva: che ne esalta il potere magico

Una sala della mostra parigina

Nel 1967, la nave che trasportava abitualmente la posta dall’isola della Riunione, depose a Marsiglia un carico colossale: si trattava di alcuni capolavori appartenenti al tesoro di Tutankhamon e destinati al Petit Palais di Parigi per l’esposizione Toutânkhamon et son temps, voluta dal ministro della cultura André Malraux e condotta al successo dalla scrittrice ed egittologa Christiane Desroches-Noblecourt.

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Fantasia corrosiva di Giandomenico Tiepolo

Tiepolo jr. incontra Palladio: sprezzatura

Al Palladio Museum di Vicenza la mostra “Tiepolo segreto”, a cura di Guido Beltramini e Fabrizio Magani. Riuniti gli affreschi che Giandomenico Tiepolo fece per il palazzo Valmarana-Franco e strappati, nel 1944, per difenderli dai bombardamenti alleati

Giandomenico Tiepolo,

Giandomenico Tiepolo, “Satiro con vaso e satiressa con tamburello”, affresco strappato, Vicenza, Palladio Museum

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Rembrandt, la retina picchiettata di verità

Rembrandt van Rijn,

A Amsterdam, Rijksmuseum, la mostra per i 350 anni dalla morte. il pregio dell’iniziativa è, soprattutto, presentare una notevole selezione di disegni e incisioni, dall’imponente raccolta del museo. Le placche telluriche di colore della produzione finale sono meglio decifrabili se lette accanto alla grafica

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Ingres a Palazzo Reale: una recensione che invita a vedere gli aspetti positivi di una mostra un po’ deludente

Ingres a Palazzo Reale, una mostra che sottolinea la modernità del neoclassicismo francese

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Il sogno di Ossian (1813; olio su tela, 348 x 275 cm; Montauban, Musée Ingres)
Si presenta con una spinta innovativa, fin dalla sua prima sala, l’esposizione dedicata a Jean-Auguste-Dominique Ingres (Montauban, 1780 – Parigi, 1867), allestita a Milano, a Palazzo Reale, e visitabile fino al 23 giugno 2019. Intenzione della mostra, come dichiarato nel catalogo della stessa e nel primo pannello esplicativo del percorso espositivo, è “rendere alla pittura e alla scultura degli anni 1780 – 1820 la sua forza innovativa, e volendo osare il suo romanticismo precursore” e presentare per la prima volta al pubblico italiano la produzione artistica di Ingres, artista tra i maggiori esponenti della pittura neoclassica, “superando definitivamente una visione corrente e peggiorativa del Neoclassicismo”.

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Sopravvissuto e invecchiato nella felicità travolgente del colore: mostra su David Hockney

Hockney, lo Yorkshire sotto il sole di Arles

A Amsterdam, Museo van Gogh, la mostra “Hockney/van Gogh”. L’intenso omaggio dell’artista inglese al pittore di Zundert, modello nella ricerca della campitura cromatica pura e abbacinante. Ma mentre in Vincent van Gogh il colore si associa a una vertigine drammatica, in Hockney è fonte di una felicità a pieni polmoni, ancora di più in vecchiaia

David Hockney,

David Hockney, “More Felled Trees on Woldgate”, 2008

Per un pittore ammiratore incondizionato di Van Gogh come l’inglese David Hockney (1937), poter allestire una propria personale al Van Gogh Museum di Amsterdam è certamente la realizzazione del sogno di una vita. E nessuno, del resto, dubitava che tale privilegio se lo fosse meritato, vista la caratura dell’artista e il legame tutt’altro che tangenziale tra i rispettivi esiti pittorici e l’urgenza espressiva di entrambi. Hockney non ha mancato di esplicitare in più occasioni il proprio amore incondizionato per il pittore olandese e una particolare consonanza. Del resto, come lui stesso ricorda, anche la sua produzione deve molto a un trasferimento: dalla luce brumosa e filtrata del freddo paese d’origine, Bradford nello Yorkshire, a quella abbacinante di una città calda d’elezione: Los Angeles, in California. Un mutamento di luci e scenari dirimente, che ne accese la pittura, esattamente come era avvenuto per Van Gogh all’arrivo ad Arles.

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Una mostra per Claudio, imperatore zoppo e star insolita

Claudio, l’intrigante complessità dell’imperatore per caso

Una mostra al Museo dell’Ara Pacis, Roma. Balbuziente, zoppo, pavido, irresoluto? La mostra Claudio imperatore non si adagia sui cliché. Con 170 pezzi esposti, documenti audiovisivi e catalogo, ne ridiscute atti pubblici, personalità e fortuna (da Graves a Laughton)

Charles Lebayle, Claudio è nominato imperatore, 1886, Parigi, École Nationale Supérieure des Beaux-Arts

Charles Lebayle, Claudio è nominato imperatore, 1886, Parigi, École Nationale Supérieure des Beaux-Arts

Non si può dire che Tiberio Claudio Druso, quarto imperatore romano, abbia goduto di grande considerazione presso i suoi contemporanei. Perfino sua madre, Antonia minore, se voleva offendere qualcuno diceva che «era più stupido di suo figlio Claudio»; e quella malalingua di Seneca – se è veramente suo il libello noto come Apocolocyntosis – ridicolizzò la decisione del senato di concedergli la divinizzazione post mortem: al massimo, secondo lui, poteva aspirare alla ‘zucchificazione’ (questo significa il titolo in greco dell’operetta), essendo la sua testa vuota come una cucurbitacea essiccata

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In margine alla mostra di Verrocchio a Firenze: sulla Madonna attribuita a Leonardo

Antonio Rossellino o Leonardo? Sulla statuetta del Victoria and Albert Museum di Londra

Antonio Rossellino/Leonardo, Madonna col Bambino (terracotta, 49 x 27 x 24,5 cm; Londra, Victoria and Albert Museum)
Antonio Rossellino/Leonardo, Madonna col Bambino (terracotta, 49 x 27 x 24,5 cm; Londra, Victoria and Albert Museum)
Un recente intervento di Francesco Caglioti ha richiamato l’attenzione su una piccola scultura conservata in una sede illustre, il Victoria and Albert Museum di Londra. La statuetta, riferita tradizionalmente ad Antonio Rossellino, potrebbe annoverarsi secondo Caglioti fra le opere giovanili di Leonardo realizzate nell’ambito della Bottega di Andrea del Verrocchio. La proposta ha avuto una peculiare risonanza in rapporto al nome dell’artista di cui si celebra il centenario, e merita di essere considerata con attenzione come tutte le ipotesi ben fondate e destinate a promuovere il dibattito, distinguendola dal ciarpame, a volte indecente, che settimanalmente trova spazio sulla stampa.

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Le appassionanti vicende suscitate dal nome di Leonardo: il mercato condiziona tutto

 

Che fine ha fatto il Salvator mundi attribuito a Leonardo?

Il Salvator mundi prima di essere messo all’asta da Christie’s a New York, ottobre 2017. (Carl Court, Getty Images)
Il 5 marzo 2008, il giorno del suo compleanno, Martin Kemp, professore di storia dell’arte all’università di Oxford vicino alla pensione, riceve una email. Kemp, uno dei massimi esperti di Leonardo da Vinci, è un garbato signore con capelli nero pece molto curati, che ama vestire con una certa eleganza. Abituato ad essere bombardato ogni giorno da decine di messaggi sul tema a cui ha dedicato la sua vita accademica, è solito rispondere con una fredda cortesia che lascia intendere che non ci saranno altre risposte.

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Preziose riflessioni di Gigetta Dalli Regoli sulla mostra del Verrocchio a Firenze

Verrocchio, il maestro di Leonardo. Postilla, ovvero considerazioni sulla mostra di Palazzo Strozzi

Il testo che segue è un’anteprima dell’articolo della studiosa Gigetta Dalli Regoli che sarà pubblicato prossimamente sulla rivista scientifica “Critica d’arte”: considerazioni sulla mostra “Verrocchio, il maestro di Leonardo” a Palazzo Strozzi, dal 9 marzo al 14 luglio 2019.

Gigetta Dalli Regoli, 26-4-2019, in Finestre sull’Arte

A sinistra: Verrocchio, Madonna col Bambino benedicente, particolare (Firenze, Museo del Bargello). A destra: Attribuita A Leonardo, Madonna col Bambino ridente, particolare (Londra, Victoria and Alberet Museum)

Il prezioso complesso dei materiali riuniti per la mostra Verrocchio, il maestro di Leonardo ha offerto l’opportunità di riflettere e di proporre ulteriori approfondimenti, come avviene per ogni manifestazione di elevato livello scientifico.

La documentazione relativa alla personalità e all’opera del Verrocchio è piuttosto consistente, anche se discontinua, e il dibattito critico pertinente è stato lungo e vivace. Ho già espresso alcuni apprezzamenti e alcune perplessità sulla mostra, e nondimeno vorrei chiarire meglio le ragioni delle mie riserve: non per elaborare una recensione, che comporterebbe una considerazione di tutte le tematiche affrontate dalla mostra, bensì per segnalare alcuni problemi ancora aperti e qualche lacuna. La rassegna di Palazzo Strozzi mi ha in ogni caso consentito una esperienza unica, e di ciò non posso che essere grata ai curatori e agli organizzatori.

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