La Madonna del Cardellino: approfondimento delle nostre conferenze on-line

Cosa c’è dietro alla Madonna del Cardellino di Raffaello

di Federico Giannini, da Finestre sull’Arte 18-1-2017

Raffaello, Madonna del Cardellino

Gombrich diceva che quando osserviamo un dipinto (o un’opera d’arte in generale), spesso non pensiamo agli enormi sforzi, ai sacrifici, alle notti insonni che un artista ha passato per studiare un particolare, per scegliere la giusta nuance di colore per un dettaglio, per elaborare una posa soddisfacente, per rendere al meglio l’espressione di un personaggio. Quello che noi vediamo è il dipinto finito, ovvero un risultato, che è però frutto di un processo lungo e laborioso: e questo vale sia per i dipinti più grandi, magniloquenti e ricchi di dettagli, sia per le opere d’arte contemporanea che sembrano invece così semplici e immediate. E quando ci troviamo di fronte al risultato finito, diceva sempre Gombrich, talvolta non ci rendiamo conto che i particolari di un dipinto che più ammiriamo, quelli che meglio destano la nostra risposta emotiva di fronte all’opera o che stimolano le discussioni attorno al capolavoro che stiamo osservando, non sono quelli che rappresentarono i problemi più difficili per l’artista. Leggi tutto “La Madonna del Cardellino: approfondimento delle nostre conferenze on-line”

Due capolavori del giovanissimo Michelangelo: in nuce il futuro dell’arte

I capolavori giovanili di Michelangelo: la Madonna della Scala e la Battaglia dei Centauri

di Federico Giannini e Ilaria Baratta, Finestre sull’Arte, 20-10-2020

Michelangelo, Madonna della Scala (1490 circa; marmo, 56,7 x 40,1 cm; Firenze, Casa Buonarroti, inv. 190)

La Madonna della Scala e la Battaglia dei Centauri sono i capolavori del Michelangelo adolescente, realizzati quando l’artista aveva appena 15 anni o poco più. Ma già da questi lavori emerge la personalità di un genio indipendente.

Leggi tutto “Due capolavori del giovanissimo Michelangelo: in nuce il futuro dell’arte”

El Greco, il visionario fanatico che voleva cancellare Michelangelo

El Greco, l’intemperante anti-vasariano

A Parigi, Grand Palais, “Greco”, a cura di Guillaume Kientz. Una meteora in cromie mordenti da Candia a Toledo: con un soggiorno nella Roma farnesiana, che segna la sua insofferenza verso Michelangelo

di Massimo Romeri, Alias, 22-12-2019

El Greco,

Alcune associazioni tra opere contemporanee e opere del passato sono diventate luoghi comuni della storiografia artistica: sono paragoni più o meno originali che dimostrano quanto sia stratificata la memoria figurativa. In questo senso, la parabola critica di Domínikos Theotokópoulos (1541-1614) è esemplare. El Greco, pressappoco dimenticato fino alla seconda metà dell’Ottocento, diventa un beniamino delle avanguardie di primo Novecento: «un pittore veneziano, che però è cubista nella costruzione», disse Picasso. Leggi tutto “El Greco, il visionario fanatico che voleva cancellare Michelangelo”

Il sesso nell’espressione artistica d’autore del Cinquecento: maschi focosi e femmine passive

Com’era il sesso nel Cinquecento? Fatto di orge, dildo e copule acrobatiche: chiedere a Giulio Romano e colleghi

Bottega di Raffaello, Giovane figura femminile di profilo, verso (1517 circa?; sanguigna, 362 x 256 mm; Parigi, Musée du Louvre, Cabinet des dessins)
Recensione della mostra “Giulio Romano. Arte e desiderio” a Mantova, Palazzo Te, dal 6 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020.

“Il petrarchismo è una malattia cronica della letteratura italiana”, scriveva Arturo Graf al principio d’un suo memorabile saggio del 1888: e il Cinquecento è “il secolo in cui il petrarchismo galla, lussureggia, trionfa e strabocca”. Difficile, tuttavia, ragionare sul perché, proprio nel XVI secolo, si diffuse un così vasto, pervasivo e capillare interesse per la poesia di Petrarca: c’è stato chi, ritenendo il sentimento dell’amore l’unico sul quale si poteva liberamente poetare in un’epoca in cui rigido era il controllo della Chiesa sulla produzione culturale, sosteneva che Petrarca fosse una scelta sostanzialmente obbligata.

Leggi tutto “Il sesso nell’espressione artistica d’autore del Cinquecento: maschi focosi e femmine passive”

Una piccola mostra esemplare: il lato misterioso della pittura della Controriforma

Michelangiolismo a passo ridotto, nella solitudine

A Roma, Palazzo Barberini, “Michelangelo a colori”, a cura di Francesca Parrilla e Massimo Pirondini. Il mistico Marco Pino, il fiabesco Lelio Orsi, Jacopino del Conte horror, la malinconia di Marcello Venusti: rileggere “Pittura e Controriforma”, il più bel libro di Federico Zeri, in occasione di una mostra minima, ma speciale, sulle opere a colori derivate da disegni e «cartonetti» del Buonarroti

Marcello Venusti,

Marcello Venusti, “L’Orazione nell’orto”, Roma, Gallerie Nazionali d’Arte Antica, Palazzo Barberini

Bagliori improvvisi, fiammate lievissime di impalpabile nebbia fosforescente, misteriosi accordi rivelati dal subitaneo schiudersi di una ignorata pupilla, finora cieca, che rivela il mondo di tutti i giorni secondo un volto così inusitato da trasformare gli incontri più abituali in tenerissime agnizioni». I vecchi e malinconici ricordi della lettura di Pittura e Controriforma, il più bel libro di Federico Zeri, vengono ridestati da un’occasione, piccola ma speciale, alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini: la mostra Michelangelo a colori, pensata intelligentemente da Yuri Primarosa e curata da Francesca Parrilla e Massimo Pirondini (fino al 6 gennaio, catalogo De Luca, e 32,00).

Leggi tutto “Una piccola mostra esemplare: il lato misterioso della pittura della Controriforma”

Il crocifisso strapagato: un impietoso spaccato del rapporto tra istituzioni e affari

A cosa serve Michelangelo? – di Tomaso Montanari

Recensione del libro A cosa serve Michelangelo di Tomaso Montanari, un libro molto utile per conoscere come funziona oggi il sistema della storia dell’arte in Italia

di Federico Giannini, Finestre sull’arte 18-10-2012

Risultati immagini per montanari a cosa serve michelangelo

Questo che vi presento oggi è uno di quei libri che, una volta letti, non vi stancherete mai di rileggere e di apprezzare: io stesso l’ho letto tre volte. Stiamo parlando di A cosa serve Michelangelo? di Tomaso Montanari, storico dell’arte fiorentino, docente di storia dell’arte moderna all’Università Federico II di Napoli e da qualche tempo anche blogger per Il Fatto Quotidiano. Perché è un libro che non può mancare nella vostra collezione e perché ve lo consiglio così caldamente? Andiamo con ordine. Leggi tutto “Il crocifisso strapagato: un impietoso spaccato del rapporto tra istituzioni e affari”

Il “coraggio degli accostamenti”: banalità e vuoto di troppe mostre

Bill Viola e Michelangelo, duo improbabile

A Londra, Royal Academy, “Bill Viola Michelangelo: Life, Death, Rebirth, a cura di Carmody Groarke. Nelle solenni sale dell’istituzione londinese, il confronto tra Bill Viola e Michelangelo stabilito in nome di Vita, Morte, Rinascita, «degli stessi soggetti universali con lavori di trascendente bellezza». E del fund raising…

Un’immagine che pubblicizza la mostra

Davanti al sentimento di indignato sconforto provato nel visitare una delle più acclamate esposizioni londinesi, ho deciso di reagire attaccando innanzitutto me stesso. Chi sono io, per giudicare una mostra? Fanatico di quel principio di competenza secondo cui chiunque dovrebbe limitarsi al proprio specifico campo, come oso intromettermi ora in questioni d’arte? La domanda consente un chiarimento su temi di scottante, direi anzi ulcerante attualità. Infatti vedremo come, in questo caso, non occorre essere uno specialista della materia, per gridare allo scandalo. Ma andiamo con ordine.

Leggi tutto “Il “coraggio degli accostamenti”: banalità e vuoto di troppe mostre”

Dies irae: giovedì 31 l’implacabile conclusione. Si salvi chi può

Dies irae dies illa, decimo capitolo

Salve a tutte e tutti, la tremenda saga del Dies irae sprofonda nelle visioni di Bosch per concludersi drammaticamente con la sconvolgente opera di Michelangelo.Nulla sarà più come prima…

Per conoscere il nuovo episodio vieni giovedì in via terraggio 1 alle 14,45.

Risultati immagini per michelangelo giudizio universale

Leggi tutto “Dies irae: giovedì 31 l’implacabile conclusione. Si salvi chi può”

Fendi: il paradigma del mecenatismo interessato e falso della modernità

 Il Rinoceronte di Alda Fendi per far cassa con l’arte di tutti

Tomaso Montanari

Mecenati dei giorni nostri – Oggi è finita la falsa contrapposizione fra interessi pubblico e privato, annullando il primo nel secondo 

“All’arrivo nella vostra sistemazione troverete un cesto di frutta, una bottiglia di champagne e bibite analcoliche in omaggio, e durante il soggiorno al Rooms of Rome potrete partecipare a visite private gratuite della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti e beneficiare della prenotazione prioritaria presso ristoranti convenzionati” (booking.com). E chi l’ha detto che con la cultura non si mangia?

Leggi tutto “Fendi: il paradigma del mecenatismo interessato e falso della modernità”

Il nuovo allestimento degli Uffizi: si può pensare di aggiungere valore a Michelangelo?Tondo Doni

E’ presuntuoso credere di accrescere il valore di un’opera come il Tondo Doni.

Il Direttore degli Uffizi Eike Scmidt davanti al Tondo Doni. Ph. Turismo Italia News

Il Direttore degli Uffizi Eike Schmidt davanti al Tondo Doni. Ph. Turismo Italia News

 

Uffizi, il Tondo Doni nel vecchio allestimento

Uffizi, il Tondo Doni nel vecchio allestimento

Infuriano le polemiche e le discussioni sul nuovo allestimento del Tondo Doni agli Uffizi

Sparite le pareti rosso cardinale che ospitavano il Tondo, la stanza trova una sua cifra minimale anche dal punto di vista dei colori e dei supporti. Il doppio Ritratto di Agnolo Doni e Maddalena Strozzi, ad esempio, è sospeso (o intrappolato?) tra cliniche lastre di vetro (dal sapore un po’ didattico, in verità), mentre altri dipinti sono inserite in nicchie rettangolari, che un chiaro gusto per la “confezione” ha ritagliato in mega pannelli laterali, asettici anch’essi, ancorché molto presenti.
Ripensato anche il colore. Muri reinventati radicalmente da un grigio chiaro, morbidamente steso per aumentare la luce e archiviare la patina classica delle tipiche raccolte museali storiche. Spazio freddo, neutrale, contemporaneo.
Infine, con un colpo d’occhio che ha scatenato polemiche, lo strepitoso Tondo Doni si ritrova incastonato in una nicchia circolare profonda, grigia anch’essa, imponente come un occhio piazzato in mezzo a un tempio. Impossibile non azionare l’immaginazione. L’oblò di una lavatrice, un possente subwoofer, un’opera di Anish Kapoor, un tiro al bersaglio, l’espositore di un negozio di cosmetici super chic o di una gioielleria, la finestra di una casa futuristica in un film di fantascienza Anni Settanta. Insomma, nulla che rimandi a un museo, a una collezione cinquecentesca, a certe architetture aristocratiche o religiose. (Helga Marsala in Art Tribune, 6-6-2018)

Perchè così non si poteva leggere e rileggere come era prima? Non dico che non bisogni mai cambiare la posizione delle opere e l’allestimento delle sale, ma la spettacolarizzazione proposta a volte mi sembra gratuita e fatta giusto per far parlare di sé e dell’allestimento invece che per fornire ai visitatori uno strumento in più per comprendere il silenzioso, anzi silenziosissimo, linguaggio delle opere. Interessanti quindi gli accostamenti con la testa di Alessandro e le opere di Raffaello, storicamente e criticamente assai pertinenti (confronti analoghi e altrettanto seducenti erano d’altronde presenti nel precedente allestimento).

Ma forse che Michelangelo necessitava di una nuova cornice, che tra l’altro svilisce la sua autentica e bellissima, per essere letto? Per essere capito? per essere apprezzato???? Che l’essere inserito in quel contenitore ne aumenti il valore e la leggibilità? A me sembra che si sposti in tal modo l’attenzione, soprattutto agli occhi del visitatore, che spesso è “sprovveduto” , dal quadro alla cornice, capovolgendo e magari annichilendo o smorzando la capacità di trasmettere senso dell’opera stessa. Quindi, in definitiva, si diseduca a leggere l’opera, cioè il contenuto, fissando l’attenzione sulla cornice, il contenitore. Se il contenitore fa aggio sul contenuto si rischia di smarrire il messaggio dell’opera, la sua formidabile potenza evocativa ed educativa. Rimane quasi solo la possibilità di interpretare criticamente il contenitore, esercizio che stiamo facendo, ma che è povera cosa rispetto alla riflessione su Michelangelo. In pratica oggi vediamo più Eike Schmidt che il fiorentino, e tutto sommato Eike Schmidt non ha minimamente lo stesso interesse. Più che aiutarci a interpretare la storia finisce per manipolarla. Il che può essere corretto in un museo d’arte contemporanea, ma non nei confronti di un’opera del passato, dove la riflassione storico-critica ha una funzione ineludibile.

Michelangelo non ha bisogno di orpelli, ma solo di una corretta esposizione. La sua forza centrifuga è tutta nell’opera, e innesta un moto perpetuo che innerverà la pittura per ceninaia di anni. Nessun elemento esterno può aumentare questa forza dirompente.

Così trattata una delle opere più sconvolgenti della storia della pittura è giustamente ridotta al rango di oggetto di irrisione sui social forum. A ogni direttore il suo pubblico. Peccato che chi ci rimette sia la collettività, che vede svilita una delle più preziose opere che il direttore (qui grazie alla riforma franceschini) ha trattato come se fosse un gadget di lusso da mettere in vetrina. Inammissibile.

Un meme che prende in giro il nuovo allestimento pensato per il Tondo Doni agli Uffizi