Il romanzo di un cavaliere sconosciuto

Rembrandt il polacco

Xavier F. Salomon, “Rembrandt’s Polish Rider”, The Frick Collection. La vicenda romanzesca del «Cavaliere polacco» in un gioiellino editoriale del museo di New York firmato dal suo curatore capo

di Giuseppe Frangi, Alias, 14-2-2021

Rembrandt,

Rembrandt, “Il cavaliere polacco”, New York, Frick Collection

Ne ha fatta di strada questo cavaliere polacco, tra paesi e continenti, ma anche tanta strada nell’immaginario delle persone che ne sono rimaste stregate. Il Cavaliere polacco è un capolavoro di Rembrandt, dipinto intorno al 1655, poco prima che la vita del grande artista venisse travolta dalla bancarotta. Dal dicembre 1935, cioè dal giorno della sua apertura al pubblico, il quadro è esposto alla Frick Collection di New York. La stessa Frick ha da poco pubblicato un libro, che è un piccolo e agile gioiello, affidato alla scrittura lucida e tenace di Xavier F. Salomon, curatore capo della collezione stessa.

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Uno sguardo su Milano come “documento ottico”

Creatività come morale, una Milano in stile Cesare Colombo

Una mostra al Castello Sforzesco. Pragmatismo, impegno civico e un costante esercizio di antiretorica: è la Milano piena di pudore e dai colori smorzati «di» Cesare Colombo, il fotografo e animatore culturale cui il Castello Sforzesco dedica una retrospettiva, a cura di Silvia Paoli

di Giuseppe Frangi, Alias, 26-7-2020

Cesare Colombo,  “Gli ultimi fattorini”, via Montenapoleone, 1957, Milano, Civico Archivio Fotografico © Cesare Colombo

Cesare Colombo, “Gli ultimi fattorini”, via Montenapoleone, 1957, Milano, Civico Archivio Fotografico © Cesare Colombo

Una Milano piena di pudore, dall’aria nebbiosa e dai colori smorzati. Una Milano dove le persone non hanno tempo né testa per mettersi in posa, ma camminano rapide su quei selciati perennemente umidi. Comincia così la bella mostra che il Castello Sforzesco ha voluto dedicare a Cesare Colombo, fotografo e testimone devoto e puntuale di un’altra Milano possibile.

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Dürer grande professionista

Dürer, il cantiere di lavoro non conosce malinconia

All’Albertina di Vienna la mostra di Albrecht Dürer, a cura di Christof Metzger. Facendo perno sulla sua ricchissima raccolta di disegni e acquerelli dell’artista di Norimberga, l’istituzione viennese in una mostra che restituisce l’artista quale perfetto imprenditore di se stesso. Ci si è voluti tenere fuori dalla celebre lettura di Panofsky

di Giuseppe Frangi, Alias, 29-12-2019

Albrecht Dürer,
Albrecht Dürer, “Left Wing of a Blue Roller”, ca. 1500, The Albertina MuseumQuando il 6 aprile 1528 Albrecht Dürer morì nella sua Norimberga non lasciò nulla al caso. Nello studio centinaia di disegni e incisioni erano raccolti e schedati meticolosamente, pronti per essere gestiti dalla moglie Agnes Frey, donna spigolosa che era stata a fianco dell’artista per tutta la vita senza riuscire a dargli un erede. Così, intorno al 1550 una parte consistente di quel patrimonio venne acquisito «a pacchetto» da un commerciante della città, Willibald Imhoff.

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Bella monografica per De Pisis a Milano: eccentricità e tenerezza

De Pisis, grandezza di un dio minore

La mostra di Filippo de Pisis a Milano, Museo del Novecento. La facilità (e felicità) delle sue pennellate funziona ogni volta da stupendo inganno ottico. Ma ancora ci si chiede, come trent’anni fa Giuliano Briganti, perché un maestro «totale» quale il marchesino pittore stenti a prendersi la ribalta: una «minorità» che questa mostra non disconferma…

di Giuseppe Frangi, Alias, 3-11-2019

Filippo de Pisis,

Filippo de Pisis, “L’archeologo”, 1928, Genova, Galleria d’Arte Moderna

C’è un enigma che riguarda Filippo de Pisis: com’è possibile che un artista profondo, anticipatore e meraviglioso come lui resti ancora relegato nell’ambito dei maestri «minori». Se lo chiedeva Giuliano Briganti trent’anni fa. «Mi domando», scriveva il critico, «perché de Pisis non goda in campo internazionale di una considerazione pari ai suoi grandissimi meriti». Ce lo si chiede oggi dopo aver visto la mostra al Museo del Novecento di Milano, che verrà poi portata a Roma, a Palazzo Altemps, nel 2020 (a cura di Pier Giovanni Castagnoli, fino all’1 marzo; catalogo Electa). Leggi tutto “Bella monografica per De Pisis a Milano: eccentricità e tenerezza”

Berlino Anni Venti: impietosa analisi del reale

I piani oscuri scolpiti in un cranio

L’immagine del poeta: Grosz/Herrmann-Neisse. George Grosz suggellò l’immagine di Max Herrmann-Neisse, poeta anarchico e infelice negli stregati anni venti berlinesi, oggettivandovi tutta l’inquietudine tedesca prima di Hitler

George Grosz,

George Grosz, “Ritratto di Max Herrmann-Neiße”, 1925, Mannheim, Kunsthalle

Innanzitutto la testa. Anzi il cranio. Un cranio avvolto in una pellicola di pelle tesa e sottile, che lascia trasparire vene e suture tra le ossa. È incassato dentro un corpo sproporzionatamente piccolo e anche per questo ha un che di malinconico e insieme di spietato. Berlino, anno 1925. Leggi tutto “Berlino Anni Venti: impietosa analisi del reale”

Una bella mostra a Rancate firmata da Agosti e Stoppa

Ticino, il Rinascimento torna a casa

Alla Pinacoteca Giovanni Züst di Rancate, “Il Rinascimento nelle terre ticinesi 2. Dal territorio al museo” . Si tratta di un capitolo svizzero di arte lombarda. I curatori Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa mostrano come riconnettere, all’interno del museo, le opere di un territorio sparse per il mondo. L’allestimento, in legno di cedro, è del ticinese Mario Botta

Francesco De Tatti, Santo Stefano in giudizio, 1526 circa, Rancate, Pinacoteca cantonale Giovanni Züst

Francesco De Tatti, Santo Stefano in giudizio, 1526 circa, Rancate, Pinacoteca cantonale Giovanni Züst Leggi tutto “Una bella mostra a Rancate firmata da Agosti e Stoppa”

Modigliani fuor di polemica: è pur sempre un artista

Modigliani provvidenziale a Londra

Amedeo Modigliani alla Tate Modern di Londra. Ci voleva questa mostra, dopo il caso dei falsi sequestrati a Genova: per ristabilire, con sguardo lineare e qualità di prestiti, il canone di un artista che salda Brancusi e affetti della «community» parigina

A priori la mostra organizzata dalla Tate Modern di Londra poteva risultare pleonastica: un’ulteriore rassegna su Modigliani, dal taglio celebrativo e divulgativo. A posteriori, invece, ha assunto un connotato quasi provvidenziale. Infatti è la prima mostra dedicata al grande artista livornese dopo le traumatiche vicende dell’esposizione genovese, chiusa con tre giorni d’anticipo dato che la Procura aveva disposto il sequestro di ben 21 opere (sulle 70 esposte, non solo di Modigliani) in quanto sospettate di essere false.

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