Vediamo come ti calzi: dagli dei ai divi

Dai legionari romani a Charlton Heston

Calzature antiche a Palazzo Pitti, Firenze. Statue, rilievi, vasi dipinti sul tema «calceologia», con i reperti dal fortino di Vindolanda: la mostra Ai piedi degli dei

Pelike con Eros che allaccia il sandalo a una fanciulla, 425-420 a.C., Trieste, Civico Museo d’Antichità

A Socrate che gli chiedeva cosa fosse per lui la scienza (epistéme) il giovane Teeteto, nell’omonimo dialogo platonico, rispose che non solo la geometria o l’aritmetica lo erano, ma anche tutti i saperi artigianali. E fra questi citò per primo quello del calzolaio.

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Intorno alla leonardesca Battaglia di Anghiari rientrata in Italia

La Tavola Doria, la più nota tra le copie della perduta Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci

Francesco Morandini detto il Poppi (?), Tavola Doria (1563?; olio su tavola, 86 x 115 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi)

Il 12 giugno del 2012, il segretario generale del Ministero dei Beni Culturali, Antonia Pasqua Recchia, e il direttore del Tokyo Fuji Art Musueum, Akira Gokita, firmavano un accordo grazie al quale l’Italia rientrava in possesso di un prezioso dipinto cinquecentesco, universalmente noto come la Tavola Doria, testimonianza diretta della perduta Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci (Vinci, 1452 – Amboise, 1519). L’accordo siglato tra i due paesi prevedeva che l’opera sarebbe stata restituita all’Italia, che ne sarebbe divenuta proprietaria esclusiva, e che sarebbe stata esposta alternamente tra i due paesi per ventisei anni (due anni in Italia, quattro in Giappone): terminato questo lungo arco di tempo, la tavola rientrerà definitivamente in Italia. Per comprendere come si sia arrivati all’accordo è necessario ripercorrere la storia recente dell’opera e tornare al 1940, quando a Napoli, a Palazzo d’Angri, viene messa all’asta la collezione del suo proprietario, il principe Marcantonio Doria. Leggi tutto “Intorno alla leonardesca Battaglia di Anghiari rientrata in Italia”

In margine alla mostra di Verrocchio a Firenze: sulla Madonna attribuita a Leonardo

Antonio Rossellino o Leonardo? Sulla statuetta del Victoria and Albert Museum di Londra

Antonio Rossellino/Leonardo, Madonna col Bambino (terracotta, 49 x 27 x 24,5 cm; Londra, Victoria and Albert Museum)
Antonio Rossellino/Leonardo, Madonna col Bambino (terracotta, 49 x 27 x 24,5 cm; Londra, Victoria and Albert Museum)
Un recente intervento di Francesco Caglioti ha richiamato l’attenzione su una piccola scultura conservata in una sede illustre, il Victoria and Albert Museum di Londra. La statuetta, riferita tradizionalmente ad Antonio Rossellino, potrebbe annoverarsi secondo Caglioti fra le opere giovanili di Leonardo realizzate nell’ambito della Bottega di Andrea del Verrocchio. La proposta ha avuto una peculiare risonanza in rapporto al nome dell’artista di cui si celebra il centenario, e merita di essere considerata con attenzione come tutte le ipotesi ben fondate e destinate a promuovere il dibattito, distinguendola dal ciarpame, a volte indecente, che settimanalmente trova spazio sulla stampa.

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Preziose riflessioni di Gigetta Dalli Regoli sulla mostra del Verrocchio a Firenze

Verrocchio, il maestro di Leonardo. Postilla, ovvero considerazioni sulla mostra di Palazzo Strozzi

Il testo che segue è un’anteprima dell’articolo della studiosa Gigetta Dalli Regoli che sarà pubblicato prossimamente sulla rivista scientifica “Critica d’arte”: considerazioni sulla mostra “Verrocchio, il maestro di Leonardo” a Palazzo Strozzi, dal 9 marzo al 14 luglio 2019.

Gigetta Dalli Regoli, 26-4-2019, in Finestre sull’Arte

A sinistra: Verrocchio, Madonna col Bambino benedicente, particolare (Firenze, Museo del Bargello). A destra: Attribuita A Leonardo, Madonna col Bambino ridente, particolare (Londra, Victoria and Alberet Museum)

Il prezioso complesso dei materiali riuniti per la mostra Verrocchio, il maestro di Leonardo ha offerto l’opportunità di riflettere e di proporre ulteriori approfondimenti, come avviene per ogni manifestazione di elevato livello scientifico.

La documentazione relativa alla personalità e all’opera del Verrocchio è piuttosto consistente, anche se discontinua, e il dibattito critico pertinente è stato lungo e vivace. Ho già espresso alcuni apprezzamenti e alcune perplessità sulla mostra, e nondimeno vorrei chiarire meglio le ragioni delle mie riserve: non per elaborare una recensione, che comporterebbe una considerazione di tutte le tematiche affrontate dalla mostra, bensì per segnalare alcuni problemi ancora aperti e qualche lacuna. La rassegna di Palazzo Strozzi mi ha in ogni caso consentito una esperienza unica, e di ciò non posso che essere grata ai curatori e agli organizzatori.

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Ho visitato la mostra di Verrocchio a Firenze: una delle migliori degli ultimi tempi

Verrocchio maestro di Leonardo, la prima monografica sul grande artista tra capolavori e nuove attribuzioni

di Federico Giannini, Finestre sull’arte, 16-3-2019

Una sala della mostra Verrocchio. Il maestro di Leonardo

Malgrado la figura del Verrocchio (Andrea di Michele di Francesco Cioni; Firenze, 1435 circa – Venezia, 1488) sia universalmente ritenuta tra le più significative della storia dell’arte e i suoi conseguimenti siano riconosciuti come base da cui sarebbe scaturito il Rinascimento maturo (ovvero quello che, con definizione vasariana, si è usi denominare “maniera moderna”), poche sono state le occasioni espositive in cui s’è potuto dar conto delle innovazioni introdotte dal grande maestro fiorentino, del primato da lui raggiunto nel contesto della Firenze laurenziana, dell’evoluzioni del gusto da lui determinato, del decisivo ruolo che la sua bottega ricoprì nell’ambito della formazione d’una vasta schiera d’artisti d’importanza tutt’altro che secondaria (basti pensare al solo Leonardo da Vinci).

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Un’altra recensione positiva sulla mostra fiorentina di Verrocchio

Verrocchio, una prima luminosa

A Firenze, Palazzo Strozzi, “Verrocchio. Il maestro di Leonardo”, a cura di Francesco Caglioti e Andrea De Marchi. Ad Andrea del Verrocchio, incredibilmente, non era mai stata dedicata una mostra. I curatori lo fanno mettendo a frutto il meglio della tradizione degli studi. Attraverso l’armamentario sottile dell’artista viene rianimata tutta una scena. Si riabilita in questa occasione l’antica attribuzione a Leonardo della “Madonna con il Bambino” del Victoria & Albert Museum di Londra

Andrea del Verrocchio,
Andrea del Verrocchio, “Dama dal mazzolino”, Firenze, Musei del Bargello

E’ stato abbastanza confortante leggere, nel «Burlington» di dicembre, la recensione di Christiansen alla mostra della National Gallery di Londra su Mantegna e Bellini. Lo studioso americano dichiarava quel che molti di noi hanno pensato aggirandosi per le sale della Sainsbury Wing: come si può affrontare un tema così alto producendo un catalogo senza schede? e sorvolando su questioni che hanno almeno un secolo e mezzo di seria vicenda critica? Con queste recenti esperienze negli occhi, è quindi rigenerante rifugiarsi a Palazzo Strozzi per vedere Verrocchio Il maestro di Leonardo (fino al 14 luglio, a cura di Francesco Caglioti e Andrea De Marchi, catalogo Marsilio, euro 53,00; dal 29 settembre alla National Gallery di Washington). Qui è stato messo a frutto il lavoro di generazioni di storici dell’arte, rimontato da due studiosi di comprovata esperienza sulla materia. Il risultato è una mostra di impareggiabile chiarezza, davvero luminosa.

 

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Verrocchio a Firenze: una mostra di altissima qualità da non perdere assolutamente

Verrocchio, una prima luminosa

A Firenze, Palazzo Strozzi, “Verrocchio. Il maestro di Leonardo”, a cura di Francesco Caglioti e Andrea De Marchi. Ad Andrea del Verrocchio, incredibilmente, non era mai stata dedicata una mostra. I curatori lo fanno mettendo a frutto il meglio della tradizione degli studi. Attraverso l’armamentario sottile dell’artista viene rianimata tutta una scena. Si riabilita in questa occasione l’antica attribuzione a Leonardo della “Madonna con il Bambino” del Victoria & Albert Museum di Londra

di Claudio Gulli , Alias, 31-3-2019

Andrea del Verrocchio,

E’ stato abbastanza confortante leggere, nel «Burlington» di dicembre, la recensione di Christiansen alla mostra della National Gallery di Londra su Mantegna e Bellini. Lo studioso americano dichiarava quel che molti di noi hanno pensato aggirandosi per le sale della Sainsbury Wing: come si può affrontare un tema così alto producendo un catalogo senza schede? e sorvolando su questioni che hanno almeno un secolo e mezzo di seria vicenda critica? Con queste recenti esperienze negli occhi, è quindi rigenerante rifugiarsi a Palazzo Strozzi per vedere Verrocchio Il maestro di Leonardo (fino al 14 luglio, a cura di Francesco Caglioti e Andrea De Marchi, catalogo Marsilio, euro 53,00; dal 29 settembre alla National Gallery di Washington). Qui è stato messo a frutto il lavoro di generazioni di storici dell’arte, rimontato da due studiosi di comprovata esperienza sulla materia. Il risultato è una mostra di impareggiabile chiarezza, davvero luminosa.

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Pessima variante al Regolamento Urbanistico: si favorisce la speculazione e l’interesse privato

 

Ilaria Agostini, Dietro la facciata niente. Firenze dimentica il restauro

 

Tutelare o demolire? Conservare la scena urbana di Firenze, il brand che fa cassa, o favorire la speculazione immobiliare sull’edilizia storica? Un dubbio lacerante, ma la risposta è pronta: scavare case e palazzi, mantenerne le facciate e inserire al loro interno nuove strutture e nuove funzioni. È quanto prevede il documento di avvio di una Variante che introdurrà nel Regolamento Urbanistico fiorentino una pratica di intervento finora impedita dalla cultura del restauro e dal sistema di tutela nazionale.

Un po’ di storia. Nel 2017 i grandi cantieri nella città storica sono congelati in conseguenza di una sentenza della Corte di Cassazione (sez. Terza Penale, n. 6863) che censurava l’impiego della SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) per interventi di frazionamento edilizio e cambio di destinazione d’uso.

Per risolvere la situazione di stallo, il sindaco chiede aiuto a Roma. Roma risponde con la modifica al Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001). La modifica all’art. 3, apportata con un emendamento entrato in extremis nella “mini manovra” finanziaria (L 96/2017), inserisce nella categoria del “restauro” il mutamento della destinazione d’uso, purché compatibile e conforme alle previsioni di piano.

Il Piano Strutturale di Firenze sarebbe sufficientemente lasco per favorire i cambiamenti auspicati, eppure il Comune non si accontenta e rivendica maggior libertà per gli “investitori”. Ricorre dunque alla succitata Variante all’art. 13 delle norme tecniche di attuazione del RU (dicembre 2017), che ha appena avviato il suo iter.

Tentiamo di illustrare la ratio che ispira la Variante. A causa delle modifiche al TUE, il restauro sarebbe divenuto una categoria d’intervento troppo ampia, persino pericolosa per gli edifici storici del «centro Unesco»: per la loro efficace protezione gli uffici devono perciò provvedere ad «aggiornare la definizione dell’intervento massimo ammissibile sul patrimonio» di valore storico. I tecnici zelanti individuano allora la «limitazione massima ammissibile» in una classe d’intervento ancor più “permissiva”: cioè nella ristrutturazione edilizia «“semplice” o “leggera”» prevista da un decreto legge, relativo peraltro esclusivamente a normare procedimenti amministrativi (DL 222/2016, all. A; dal quale allegato si coglie fior da fiore, omettendo tuttavia di assumere che nella ristrutturazione “leggera” possono rientrare i soli interventi che non «comporti[no] mutamento d’uso urbanisticamente rilevante nel centro storico», p. 84).

Insomma, è la tutela all’inverso. È l’abbassare gli argini, affermando di rafforzarli. Un’azione disorientante vòlta ad ampliare le manovre speculative.

Il trucco sta tutto nel porre «limitazioni» alla ristrutturazione edilizia, che, ricordiamo, consente un insieme di opere che «possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente» (lett. d), art. 3, TUE). A Firenze, le limitazioni si “limitano” alla salvaguardia integrale della sagoma e «sostanziale» della facciata. È tutto, o quasi. Si salvano solo «androni, corpi scale» e i solai qualora non siano «privi di interesse» [sic]. Da questo meccanismo sono esclusi gli edifici vincolati, naturalmente finché restano in vita le Soprintendenze.

È urgente dunque ostacolare l’iter della Variante, non ancora adottata. Chiamiamo perciò all’azione residenti e turisti, comitati e associazioni, università e istituzioni culturali, italiane ed estere, affinché questo pericoloso dispositivo possa essere bloccato, in nome della tutela del patrimonio urbano, unico e irripetibile. Patrimonio privato, pubblico, ma innanzitutto comune.