Conseguenze del Covid

Sala della mostra Guggenheim. La Collezione Thannhauser a Milano, Palazzo Reale

Il Covid cambierà profondamente le mostre. Come? Le previsioni dei grandi organizzatori

di Federico Giannini e Ilaria Baratta, Finestre sul’arte, 10-9-2020

Sala della mostra Guggenheim. La Collezione Thannhauser a Milano, Palazzo Reale (17 ottobre 2019 - 1 marzo 2020). Ph. Skira

In che modo la pandemia di Covid-19 cambierà le mostre? Ci saranno ancora i grandi eventi? Quali saranno le tipologie di esposizioni che visiteremo nei prossimi mesi? Lo abbiamo chiesto a tre delle principali aziende organizzatrici: Skira, 24 Ore Cultura ed Electa. Leggi tutto “Conseguenze del Covid”

La scomparsa di Philippe Daverio: un grande divulgatore

L’uomo col papillon. Come Daverio ha cambiato l’arte in televisione

di Federico Giannini, 2-9-2020

Philippe Daverio

Il primo impatto con Philippe Daverio e col suo Passepartout non era, usualmente, dei più felici: anzi, per molti la sua figura era addirittura respingente. Non si può negare che la sua presenza abbia incarnato i classici cliché dello storico dell’arte fissi nell’immaginario comune, ma è altrettanto innegabile che Daverio si sia imposto anche grazie alla sua studiatissima immagine: e lui la vestiva alla perfezione non solo per creare il suo personaggio fuori dalle righe, ma anche perché la sentiva propria. Leggi tutto “La scomparsa di Philippe Daverio: un grande divulgatore”

I signori della moda occupano il museo

Firenze, Palazzo Vecchio regalato a D&G: chiuso 13 giorni con concessione gratuita

di Federico Giannini, 4-9-2020

La passerella per la sfilata nel Salone dei Cinquecento

Succede a Firenze: il Comune chiude il museo di Palazzo Vecchio per tredici giorni per consentire a Dolce e Gabbana di realizzare la loro sfilata-evento. Il tutto dietro concessione gratuita, sconto del 50% sulla tassa di suolo pubblico e altri “benefits”. Leggi tutto “I signori della moda occupano il museo”

Ha senso un museo del fascismo?

Perché l’Italia non può avere un museo o un centro di documentazione sul fascismo?

di Federico Giannini, 4-8-2020, Finestre sull’arte

Adolfo Wildt, Maschera di Mussolini (il Duce) (1924; marmo di Carrara, 60 x 49 x 22 cm; Milano, Galleria d’Arte Moderna)

“Un eventuale museo (o ancora meglio un centro di documentazione) sul fascismo non è incompatibile con i valori dell’Italia odierna. Perché allora tante discussioni? Perché l’Italia non può avere un museo sul fascismo? È un dissidio che la Germania ha risolto, noi cosa aspettiamo?”

È noto che le strumentalizzazioni sfruttino confini molto labili: talvolta, quelli che corrono semplicemente tra due preposizioni articolate. Succede dunque che, a Roma, tre consiglieri comunali della maggioranza pentastellata (Gemma Guerrini, Massimo Simonelli e Andrea Coia) si facciano promotori d’una mozione che impegna la sindaca e la giunta, si legge nell’ordine del giorno per il consiglio del 4 agosto, “a realizzare un ‘Museo sul fascismo’ collegato ad un centro studi che utilizzi anche le nuove tecnologie, aperto ad un vasto pubblico; considerare, per tale Museo, uno dei siti archeologici industriali di Roma”. E succede, di conseguenza, che per gran parte della stampa il “museo sul fascismo” diventi automaticamente un “museo del fascismo”, e che il riferimento al centro studi annesso vada perdendosi per strada, a riprova del fatto che a molti interessa parlare più di politica spiccia e feriale che di storia. Ne sortiscono immediatamente vigorose polemiche, con l’Anpi e il Pd romano alla testa delle proteste. Leggi tutto “Ha senso un museo del fascismo?”

“Alta a coprire tutti i popoli toscani”: la cupola del Brunelleschi a Firenze

La Cupola di Brunelleschi che ha stupito il mondo: storia del capolavoro rinascimentale

La Cupola di Brunelleschi nel panorama di Firenze

Il 7 agosto del 1420 cominciava la costruzione della Cupola del Duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze, lo straordinario capolavoro di Filippo Brunelleschi. Ecco la storia di questa struttura incredibile e che ha stupito il mondo.

Comincia con una colazione a base di pane, melone e vino, il 7 agosto del 1420, la storia di uno dei più grandi capolavori della storia dell’umanità: la Cupola del Duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze, capolavoro di Filippo Brunelleschi (Firenze, 1377 – 1446), il padre del Rinascimento in architettura.

Leggi tutto ““Alta a coprire tutti i popoli toscani”: la cupola del Brunelleschi a Firenze”

Raffaello difensore ante litteram dei Beni Culturali

Raffaello è stato il primo soprintendente della storia. La lettera a Leone X

di Federico Giannini e Ilaria Baratta, Finestre sull’arte 23-7-2020

Raffaello, Autoritratto (1506-1508; olio su tavola di pioppo; Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture). Gabinetto fotografico delle Gallerie degli Uffizi - Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo

Possiamo considerare Raffaello come il primo soprintendente della storia: con lui si produsse una nuova sensibilità nei confronti dei beni culturali, alle origini di quella moderna. Lo scopriamo da un documento fondamentale: la lettera a papa Leone X.

A molti storici dell’arte piace definire il grande Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520) come il primo soprintendente della storia, e non è un azzardo affermare che la sua figura costituisca uno dei fulcri della storia della tutela dei monumenti in Italia. Occorre tornare al 27 agosto del 1515: quel giorno, papa Leone X (Firenze, 1475 – Roma, 1521), il pontefice che sarebbe stato poi eternato dall’urbinate in un magnifico ritratto oggi agli Uffizi, veniva nominato praefectus marmorum et lapidum omnium. Leggi tutto “Raffaello difensore ante litteram dei Beni Culturali”

La mostra di Canova e Thorvaldsen a Milano

Canova e Thorvaldsen, l’eterna sfida da cui è nata la scultura moderna. La mostra a Milano

di Federico Giannini, Finestre sull’arte, 18-6-2020

Sala della mostra Canova Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna. Ph. Credit Flavio Lo Scalzo

ecensione della mostra “Canova – Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna”, a Milano, Gallerie d’Italia di piazza Scala, dal 24 ottobre 2019 al 28 giugno 2020.

Milano dovette contentarsi d’essere irradiata da un riverbero fulmineo della contesa che oppose i due grandi rivali della scultura neoclassica, Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia, 1822) e Bertel Thorvaldsen (Copenaghen, 1770 – 1844): qui, in terra lombarda, la fortuna non arrise al veneto che, tra progetti accantonati, opere mai giunte a destinazione e propositi interrotti, mancò spesso l’occasione d’imporvi il suo genio, pur riuscendo comunque a farne rilucere l’astro: si pensi al bronzo del Napoleone come Marte pacificatore che dal 1859 troneggia sul cortile di Brera, ai calchi in gesso dell’Accademia, al cippo marmoreo a Giuseppe Bossi, eretto all’Ambrosiana dove ancora si trova. Dello scandinavo, invece, la città serba solo il cenotafio della poetessa Anna Maria Porro Lambertenghi, oggi protetto da una vetrata tra i tavolini del bar di Villa Reale: per un confronto più serrato tra i due, occorre semmai recarsi poco lontano dal capoluogo, alla Villa Carlotta di Tremezzo, dove il più fulgido esempio di bassorilievo neoclassico, l’Ingresso di Alessandro in Babilonia, capolavoro del danese, dialoga con alcune tra le migliori opere di Canova che Giovanni Battista Sommariva, grande appassionato dello scultore di Possagno, volle per la propria collezione. Leggi tutto “La mostra di Canova e Thorvaldsen a Milano”

Sulla distruzione dei monumenti scomodi o inaccettabili

Non dobbiamo giustificare gli abbattimenti dei monumenti controversi. Ci sono altre soluzioni

di Federico Giannini, finestre sull’arte, 12-6-2020

L'abbattimento del monumento a Edward Colston: il momento in cui la statua di bronzo viene gettata nelle acque del porto di Bristol

Possiamo comprendere la rabbia di chi abbatte i monumenti, ma non possiamo giustificare questi gesti: ne potrebbero derivare esiti molto pericolosi.

Provo un profondo imbarazzo quando leggo certi giudizî affrettati e superficiali sull’ondata di proteste del movimento Black Lives Matter che ha investito i paesi anglosassoni e, in misura minore, il resto del mondo occidentale. Trovo che sia naturale: dalla nostra posizione di bianchi benestanti (e magari maschi ed eterosessuali) non possiamo immedesimarci nella rabbia di chi sta manifestando o di chi arriva al punto di abbattere i monumenti controversi. Leggi tutto “Sulla distruzione dei monumenti scomodi o inaccettabili”

Propaganda a colpi di santi: la mostra su Simonino da Trento

Simonino da Trento: il “santo abusivo” costruito dalla propaganda di fine ‘400 per aizzare l’odio antisemita

di Federico Giannini, finestre sull’arte, 3-6-2020

Albrecht Kunne, Historie von Simon zu Trient (Geschichte des zu Trient ermordeten Christenkindes) (Trento, 6 settembre 1475; incunabolo; Monaco di Baviera, Bayerische Staatsbibliothek, 2 Inc s. a. 62)

 

Recensione della mostra “L’invenzione del colpevole. Il ‘caso’ di Simonino da Trento, dalla propaganda alla storia”, a Trento, Museo Diocesano Tridentino, fino al 15 settembre 2020.

Si potrebbe avvertire una sorta di sgradevole imbarazzo a sapere che sono occorsi quasi quattrocento anni perché la Chiesa cancellasse un culto che, nei secoli, ha alimentato il pregiudizio antisemita, con l’aggravante d’aver sfruttato il corpo d’un incolpevole bambino morto, non si sa come, nella Pasqua del 1475. Quasi quattrocento anni dalla data della beatificazione del povero Simonino da Trento, ma quattrocentonovanta se si considera che, fin dal ritrovamento del suo corpo, il piccolo fu considerato martire d’una presunta e mai provata barbarie ebraica, ed eletto santo a furor di popolo, benché non sia mai stato canonizzato dalla Chiesa cattolica, malgrado le insistenze di molti: Simone Lomferdorm, figlio d’un conciapelli di Trento, rinvenuto privo di vita in una roggia della città, fu da subito al centro d’una forte e morbosa venerazione popolare, divenne beato nel 1588 e tale rimase fino al 1965, quando le ricerche storiche avviate in quel torno d’anni accertarono che quel culto era fondato sul niente, e la Santa Sede decise pertanto di sopprimerlo.

Leggi tutto “Propaganda a colpi di santi: la mostra su Simonino da Trento”

Gli anziani al Trivulzio nella pittura di Morbelli

Quando Angelo Morbelli dipingeva l’abbandono e la disperazione degli anziani del Pio Albergo Trivulzio

di Federico Giannini, 15-4-2020

Angelo Morbelli (Alessandria, 1853 – Milano, 1919), uno dei grandi artisti del divisionismo, per circa trent’anni dipinse gli anziani del Pio Albergo Trivulzio di Milano, in dipinti intrisi di malinconia, per raccontare tutta la solitudine, la disperazione e l’abbandono della vecchiaia.

Leggi tutto “Gli anziani al Trivulzio nella pittura di Morbelli”