Un libro importante sul Pordenone

Pordenone come il vento

Alessandro Ballarin, “Pordenone ma anche Correggio e Michelangelo”, Officina libraria-Edizioni dell’Aurora . Un estenuante esercizio di lettura per inseguire l’artista friulano: che rappresenta, insieme a Lotto, l’opzione «alternativa» nel ricco quadro del Rinascimento padano

di Sergio Momesso, Alias, 17-5-2020

Giovanni Antonio Sacchi, il Pordenone,

Giovanni Antonio Sacchi, il Pordenone, “Pala della Misericordia, particolare, Pordenone, Duomo

Non è certo un instant book il nuovo libro di Alessandro Ballarin: Pordenone ma anche Correggio e Michelangelo, Officina libraria-Edizioni dell’Aurora (pp. 614, 500 ill. a colori e b/n, euro 45,00) Anche se vederlo uscire giusto in tempo per la recente mostra Il Rinascimento di Pordenone poteva farlo pensare. Un’opera che sfida il tempo e l’intelligenza del lettore come tutti i volumi di Ballarin, stampati prima con Bertoncello, poi con Grafiche Aurora. Non è il solito lussuoso tomo di grande formato, ma un ben più accessibile volume in-ottavo, che non rinuncia alla composizione in Bembo e alla solita partizione di testo e tavole su carte diverse (purtroppo i numeri non sono più maiuscoletti). Leggi tutto “Un libro importante sul Pordenone”

Tra artificio e natura: Bomarzo

Il Sacro Bosco di Bomarzo, un viaggio iniziatico tra le meraviglie del parco dei “mostri”

di Ilaria Baratta, Finestre sull’arte 31-5-2020

Proteo-Glauco

A Bomarzo, nella metà del Cinquecento, un nobile, Pier Francesco Orsini, decise di dar forma a un incredibile viaggio iniziatico tra bizzarre meraviglie: è il Sacro Bosco di Bomarzo, uno dei luoghi più straordinari del nostro paese.

“Tu ch’entri qua pon mente parte a parte e dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte”, sentenzia una sfinge, e l’altra: “Chi con ciglia inarcate et labra strette non va per questo loco manco ammira le famose del mondo moli sette”, ovvero le sette meraviglie del mondo. Entrambe accolgono con queste parole chiunque entri e inizi a percorrere uno dei parchi più suggestivi d’Italia, il Sacro Bosco di Bomarzo, poiché qui s’incontrano natura e arte, o meglio, meraviglie che incantano il visitatore in un’escalation di figure strane e maestose. Leggi tutto “Tra artificio e natura: Bomarzo”

Indecifrabile Giorgione: un nuovo libro sulla Tempesta

Giorgione. La tempesta – di Maria Daniela Lunghi

Di Federico Giannini, 11-4-2015

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Recensione del libro Giorgione. La tempesta di Maria Daniela Lunghi, un nuovo interessante contributo sugli studi attorno a questo celebre capolavoro.

Sulla Tempesta di Giorgione è stato scritto di tutto, ma è sempre ben accetto ogni nuovo contributo che possa aiutare, in modo serio, a far luce sul grande mistero che da secoli pone interrogativi a tutti coloro che lo osservano. Perché, com’è risaputo, il significato dell’opera è tutt’altro che noto: Giorgione, autore fondamentale per l’arte occidentale, ma di cui si sa pochissimo, era abituato a lavorare per dei committenti molto sofisticati, che condividevano un proprio linguaggio, indispensabile per una sorta di “isolamento dorato” dal resto del mondo. Leggi tutto “Indecifrabile Giorgione: un nuovo libro sulla Tempesta”

Approfondimenti su Bellini: l’Allegoria sacra

L’Allegoria di Giovanni Bellini: un enigma irrisolto

di Federico Giannini, 30-12-2015

Giovanni Bellini, Allegoria sacra

Giovanni Bellini, Allegoria sacra (variamente datata tra il 1487 e il 1504; olio su tavola, 73 x 119 cm; Firenze, Uffizi

“È difficile scoprire il significato dell’allegoria che Bellini ha dipinto. La Vergine, seduta su una terrazza che su affaccia su un lago, riceve l’omaggio di una donna che s’inginocchia, accompagnata a destra e a sinistra da figure in piedi la cui identità non è stata accertata. Dietro una balaustra aperta, due uomini apparentemente rappresentano san Giuseppe e san Paolo. Un melo in un vaso è scosso da un ragazzino nudo, e alcuni bambini raccolgono la frutta. Nelle colline dietro al lago, un asino rumina e un pastore si occupa del suo gregge; vediamo poi un centauro e un eremita che riposa in una caverna. La perfetta composizione della scena è davvero gradevole, così come la purezza e la scelta delle forme, la grazia dei movimenti e la delicatezza dei volti. I colori sono dolci, si mescolano e galleggiano nella soleggiata foschia di mezzogiorno”. Leggi tutto “Approfondimenti su Bellini: l’Allegoria sacra”

Blockbuster ma di qualità: la mostra di Leonardo al Louvre

Dentro la selva di tutte le cose apparite: Leonardo al Louvre

A Parigi, Louvre, “Léonard de Vinci”, a cura di Vincent Delieuvin e Louis Frank . Non era scontato che la pressione del marketing risparmiasse gli indici di qualità della mostra: la quale “tiene”, con una narrazione fluida e un bel po’ di capolavori. La temperatura aumenta nel rovello grafico, che indica la “difficoltà” di Leonardo nel fissare le pulsioni del mondo in forme perfette

Massimo Romeri, alias, 15-12-2019

Parigi, Louvre, davanti alla

Leonardo è morto ad Amboise cinquecento anni fa. Oggi il suo nome è un marchio, la sua figura, tra mito e marketing, l’incarnazione del genio umano. È perciò piuttosto scontato che una grande mostra come quella del Louvre (Léonard de Vinci, fino al 24 febbraio 2020, a cura di Vincent Delieuvin e Louis Frank) richiami le folle; non è invece pacifico che un’esposizione con un così forte impatto popolare rispetti le simmetrie tra attesa e ricaduta qualitativa. Eppure al Louvre si è riusciti ad allestire una rassegna che tiene, una narrazione fluida e ininterrotta con un numero importante di capolavori, senza i tonfi, le farse, le pezze che spesso rendono questi eventi più nocivi che utili.

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Il sesso nell’espressione artistica d’autore del Cinquecento: maschi focosi e femmine passive

Com’era il sesso nel Cinquecento? Fatto di orge, dildo e copule acrobatiche: chiedere a Giulio Romano e colleghi

Bottega di Raffaello, Giovane figura femminile di profilo, verso (1517 circa?; sanguigna, 362 x 256 mm; Parigi, Musée du Louvre, Cabinet des dessins)
Recensione della mostra “Giulio Romano. Arte e desiderio” a Mantova, Palazzo Te, dal 6 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020.

“Il petrarchismo è una malattia cronica della letteratura italiana”, scriveva Arturo Graf al principio d’un suo memorabile saggio del 1888: e il Cinquecento è “il secolo in cui il petrarchismo galla, lussureggia, trionfa e strabocca”. Difficile, tuttavia, ragionare sul perché, proprio nel XVI secolo, si diffuse un così vasto, pervasivo e capillare interesse per la poesia di Petrarca: c’è stato chi, ritenendo il sentimento dell’amore l’unico sul quale si poteva liberamente poetare in un’epoca in cui rigido era il controllo della Chiesa sulla produzione culturale, sosteneva che Petrarca fosse una scelta sostanzialmente obbligata.

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Una piccola mostra esemplare: il lato misterioso della pittura della Controriforma

Michelangiolismo a passo ridotto, nella solitudine

A Roma, Palazzo Barberini, “Michelangelo a colori”, a cura di Francesca Parrilla e Massimo Pirondini. Il mistico Marco Pino, il fiabesco Lelio Orsi, Jacopino del Conte horror, la malinconia di Marcello Venusti: rileggere “Pittura e Controriforma”, il più bel libro di Federico Zeri, in occasione di una mostra minima, ma speciale, sulle opere a colori derivate da disegni e «cartonetti» del Buonarroti

Marcello Venusti,

Marcello Venusti, “L’Orazione nell’orto”, Roma, Gallerie Nazionali d’Arte Antica, Palazzo Barberini

Bagliori improvvisi, fiammate lievissime di impalpabile nebbia fosforescente, misteriosi accordi rivelati dal subitaneo schiudersi di una ignorata pupilla, finora cieca, che rivela il mondo di tutti i giorni secondo un volto così inusitato da trasformare gli incontri più abituali in tenerissime agnizioni». I vecchi e malinconici ricordi della lettura di Pittura e Controriforma, il più bel libro di Federico Zeri, vengono ridestati da un’occasione, piccola ma speciale, alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini: la mostra Michelangelo a colori, pensata intelligentemente da Yuri Primarosa e curata da Francesca Parrilla e Massimo Pirondini (fino al 6 gennaio, catalogo De Luca, e 32,00).

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L’austero Moroni a New York

Moroni, anomalie nella chiarezza

La mostra di Giovan Battista Moroni a New York, Frick Collection. I curatori (Simone Facchinetti, Arturo Galansino, Aimee Ng) mettono a fuoco deroghe significanti nell’‘œuvre’ sobria e pia del pittore bergamasco del Cinquecento

di Tommaso Mozzati, Alias, 21-4-2019

Alla Frick Collection di New York il
Alla Frick Collection di New York il “Ritratto di Alessandro Vittoria” di Giovan Battista Moroni, del Kunsthistorisches Museum di Vienna, confrontato con un pezzo del II secolo d. C., del Detroit Institute of Arts

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Irrequieto e affascinante: Romanino, uno degli artisti che più amiamo

La Loggia del Romanino nel Castello del Buonconsiglio di Trento: storia e significato di un capolavoro del Cinquecento

da Finestre sull’arte, 14-3-2019

Loggia del Romanino, dettaglio: assassinio di Virginia. Ph. Credit Francesco Bini

La Loggia Grande del Magno Palazzo nel Castello del Buonconsiglio a Trento fu affrescata, tra il 1531 e il 1532, da Girolamo Romani, detto il Romanino: è uno dei grandi capolavori del Cinquecento.

“Una specie di volta della Farnesina, per quanto riguarda i compiti illustrativi e la ripartizione formale”: così, nel 1930, lo storico dell’arte Antonio Morassi definiva la Loggia Grande del Castello del Buonconsiglio a Trento, uno degli ambienti affrescati tra i più sontuosi e magnifici dell’intero Trentino. A decorarla fu, tra il 1531 e il 1532, uno dei più grandi artisti del tempo: Girolamo Romani, detto il Romanino (Brescia, 1485 – 1566).

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