Un bel libro su Luca Giordano

Luca Giordano, intelligenza con i maestri

Giuseppe Scavizzi, “Luca Giordano La vita e le opere”, Arte’m . Dopo una vita trascorsa sul pittore barocco napoletano, Giuseppe Scavizzi offre un saggio, corposo ma agile, di preciso riepilogo. La «frettolosità» del maestro vista come cifra stilistica che accorda una galassia mutevole di riferimenti

Gennaro De Luca, Alias, 6-1-2019

Luca Giordano,

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Il barocco dipinto di un alternativo a Bernini in mostra a Genova

Maragliano, sculture variopinte per il gusto di oggi

A Genova, Palazzo Reale, la mostra “Maragliano 1664-1739”, a cura di Daniele Sanguineti. Come mai Bernini si è “fermato” nel dare pittoricità alle statue? e il colore? insinuò sarcastico Jacob Burckhardt. Ecco allora la plastica policroma in legno, fra “tableau vivant” e perizia tecnica, di Anton Maria Maragliano…

Dalla mostra “Maragliano 1664-1739” a Genova, Palazzo Reale

«Che ne sarebbe di questa idea, di dare del colore alle statue di tipo berniniano? Sarebbe una prova: forse ci guadagnerebbero». Con pungente sarcasmo, Jacob Burckhardt tirava le somme nel suo Cicerone (1855) sulla scultura italiana del Sei-Settecento, chiamata per la prima volta (in un’accezione per la verità tutt’altro che positiva) «barocca».

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Ecco il programma del viaggio a Palermo del 5-9 marzo 2019

Palermo

La città dell’illusione

5-9 marzo 2019

viaggio a cura di Luca Mozzati – organizzazione tecnica Adenium

Viaggio confermato, ultimi posti disponibili su richiesta

Goethe la vide dal mare, mentre, splendente sotto al riverbero del sole meridionale “tutte le facciate in ombra delle case ci apparivano chiare”. E in queste parole c’è tutta la magia di che permea ancora oggi Palermo, con le tremende ombre che contrastano con squarci di luce straordinari. Dalle possenti e preziose costruzioni normanne, il Duomo, Monreale, Cefalù, la Zisa, così debitrici dei Fatimidi d’Africa, alla strabordante esuberanza della stagione barocca, esemplata dalla Chiesa di Casa Professa e dalle ville di Bagheria, dove il virtuosismo tecnico sembra celebrare una società che ha eletto l’effimero e l’apparente a sua ragione di essere. E infine gli stucchi del Serpotta e le bizzarre statue di Villa Palagonia coronano in modo  onirico questo itinerario in una città che sembra quasi un’illusione.

 La storia dell’arte libera la mente

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Palermo 2019 programma

Letture per l’estate: il “principe dei musici” contemporaneo di Caravaggio

Carlo Gesualdo da Venosa

Libri. La biografia del “principe dei musici” vissuto tra il 1566 e il 1613, dello storico Annibale Cogliano,con un cd e libretto d’opera a cura di Dinko Fabris

Il finale simbolico di un pappagallo bianco resistente nei secoli resterà nei nostri desideri inesauditi di vedere un film atteso per anni ma che il suo autore (Bernardo Bertolucci) non ha potuto iniziare anche se «Paradiso e Inferno» (questo il titolo scelto) si annunciava già come la grande biografia filmica su Carlo Gesualdo. Circola invece da un po’ di tempo un ricchissimo libro che occorre al più presto liberare dalla nicchia degli studiosi e degli eruditi e portare all’attenzione di un pubblico più vasto.
«La più accurata biografia mai prodotta sulla figura di Carlo Gesualdo da Venosa, uomo e musicista». Così Glenn Watkins, studioso emerito del musicista madrigalista ritenuto da tanti precursore della musica moderna, nell’introduzione al poderoso ed elegante volume dello storico Annibale Cogliano che al «princeps musicae» ha dedicato lo studio storico-critico più analitico e minuzioso. «Carlo Gesualdo da Venosa. Per una biografia» è un libro di pagine 468, con ricco corredo di stampe d’epoca più cd musicale (Giuseppe Barile Editore, euro 60). Il cd + il “libretto d’opera» è curato da Dinko Fabris, altro studioso di Gesualdo. E si può dire che, in attesa del film che Bertolucci un giorno farà su questo musicista che ha intrigato tanti artisti (Igor Stravinkij andò in pellegrinaggio al suo castello ben due volte negli anni 50 e gli dedicherà l’opera «Monumentum pro Gesualdo» nel 1960), questo volume ha il sapore della magniloquenza filmica del kolossal, dell’intreccio tra storia, cronaca, delitti (Carlo Gesualdo fu il mandante dell’uccisione della consorte e del suo amante), tentativi di redenzione (forse), in un approccio alle questioni musicali che si fa prima storia del personaggio e del suo tempo, poi rapporto ambiguo dell’eroe con il mistero attraverso streghe e malefici, quindi abbandono spesso doloroso all’arte della musica. Carlo Gesualdo, vissuto tra il 1566 e il 1613, è l’autore di un corpus musicale di «Responsori», «Sacre Cantiones», «Mottetti», «Madrigali». Ma qui non è solo l’analisi della musica ad essere attraversata dal senso della storia ma il rapporto tra nord e sud d’Italia visto con gli occhi di un approccio alla medicina (e alla contraddizione uomo-donna) del tutto diverso: si leggano le belle pagine sulla malattia di Eleonora d’Este seconda moglie di Gesualdo. Questo libro è una costruzione dove micro e macro storia si intrecciano, in modo spesso mirabile, con l’irrazionalità dell’arte per produrre scintille in un viaggio che appassiona.
E naturalmente non può mancare l’analisi sull’influenza preponderante della chiesa cattolica contro riformatrice: «Nei paesi dell’Europa mediterranea, il Seicento barocco della Chiesa, diversamente dal Nord Europa, investe la cultura più profonda, quella dell’anima intesa come mondo psichico conflittuale, di eros e thanatos, luogo di contraddizioni, di visione del mondo, di elaborazioni faticose e sofferte, le cui ferite e aperture di salvezza, fisica e psichica, si giocano in un delicato processo di controllo sociale e spirituale che ha ad oggetto tanto la coscienza delle masse, che l’anima di un principe. E Carlo Gesualdo in particolare – pronipote di un papa, nipote di un santo e nipote del potente arcivescovo napoletano – è una terra di conquista, una preda spirituale ancora più agognata, quanto maggiore è il suo peso politico e simbolico nell’aristocrazia del Regno».
E se interessanti restano le pagine sui malefici, stregonerie, con l’assoluta umiliazione e subordinazione del mondo femminile, la ricca analisi sulla musica di questo artista lascia aperti spazi per ulteriori contaminazioni e apporti critici. Perché se è vero che questo volume ha lo spessore della «summa» dove sembra non ci sia più nient’altro da aggiungere, in realtà ridà l’avvio a una nuova, possibile stagione gesualdina in campo critico. Intanto, per dare un’idea della ricchezza critica, si legga questo parallelismo tra Gesualdo e Caravaggio che Annibale Cogliano mette in pagina così: «Se ossessione in Carlo c’è, è proprio nel tentativo di conferire all’arte sacra la funzione di eternizzare gli attimi unici e irripetibili del dolore e della morte della vita, propria della condizione umana. Allo stesso modo, Caravaggio, nel Golia dalla testa mozzata (ma è solo uno dei tanti esempi delle sue creazioni), fa il ritratto di se stesso, fuggiasco nello spasimo degli ultimi istanti della morte che lo sovrasta e lo insegue”

in Alias, 7-7-2018

 

Viaggio in Campania 9-14 ottobre 2018

Caserta e la costiera

9-13 ottobre 2018
viaggio a cura di Luca Mozzati – organizzazione tecnica Adenium

Viaggio confermato. Per ulteriori iscrizioni fare richiesta.

Il viaggio si bilancia tra due poli, entrambi di interesse straordinario, tra il mare e l’interno: la Reggia di Caserta, una delle strutture più rappresentative del Settecento italiano, col relativo magnifico Parco, e la Costiera Amalfitana, coi suoi scorci giustamente celebri e le straordinarie realizzazioni di sapore arabo-normanno.
In mezzo esplora le sconosciute e bellissime ville romane emerse dagli scavi di Stabia; la basilica di Sant’Angelo in Formis, con l’eccezionale ciclo di affreschi dell’XI secolo appena restaurati; il complesso monumentale del Belvedere di San Leucio, col villaggio operaio del XVIII secolo all’avanguardia in Europa; il Museo Campano di Capua, con le suggestive sculture delle Antiche madri, il duomo di Caserta Vecchia e un’intera giornata dedicata al centro storico di Napoli, per scoprire quanto non visto nel precedente viaggio.

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Caserta e la costiera 2018 programma nuovo

 

Ripassiamo l’estasi di swanta Tersa di Bernini che abbiamo appena visto a Roma

La santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini: il capolavoro in Santa Maria della Vittoria a Roma

Gian Lorenzo Bernini, Estasi di santa Teresa

Se dovessimo scegliere un gruppo scultoreo che meglio d’ogni altro possa rappresentare il Seicento e il Barocco, molto probabilmente indicheremmo l’Estasi di santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 1598 – Roma, 1680):

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Il ritorno di Rubens ad Anversa: rivediamo queste opere cruciali

Rubens nelle Fiandre, i quattro grandi capolavori della Cattedrale di Anversa

Pieter Paul Rubens, Deposizione

Quando il grande scrittore scozzese Walter Scott (Edimburgo, 1771 – Abbotsford House, 1832) visitò la città di Anversa, nel 1815, subito dopo la disfatta di Napoleone nella battaglia di Waterloo, trovò la Cattedrale di Nostra Signora ancora spoglia dei suoi capolavori. L’autore dell’Ivanohe lamentò, in particolare, l’assenza delle splendide opere di Pieter Paul Rubens (Siegen, 1577 – Anversa, 1640) che pochi anni prima erano state razziate dagli occupanti francesi e condotte a Parigi, ma al contempo confidava nelle capacità diplomatiche del re Guglielmo I d’Olanda per far tornare le opere alla loro sede: “egli ha ultimamente promesso di usare tutta la sua influenza per recuperare i quadri che sono stati tolti dalle diverse chiese dei Paesi Bassi, e specialmente da Bruxelles e da Anversa”. La speranza era ben riposta, perché già nel 1816 tutti i capolavori di Rubens della Cattedrale di Anversa avevano fatto ritorno. Da allora, le opere del grande artista fiammingo non si sono più mosse.

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