Ha senso un museo del fascismo?

Perché l’Italia non può avere un museo o un centro di documentazione sul fascismo?

di Federico Giannini, 4-8-2020, Finestre sull’arte

Adolfo Wildt, Maschera di Mussolini (il Duce) (1924; marmo di Carrara, 60 x 49 x 22 cm; Milano, Galleria d’Arte Moderna)

“Un eventuale museo (o ancora meglio un centro di documentazione) sul fascismo non è incompatibile con i valori dell’Italia odierna. Perché allora tante discussioni? Perché l’Italia non può avere un museo sul fascismo? È un dissidio che la Germania ha risolto, noi cosa aspettiamo?”

È noto che le strumentalizzazioni sfruttino confini molto labili: talvolta, quelli che corrono semplicemente tra due preposizioni articolate. Succede dunque che, a Roma, tre consiglieri comunali della maggioranza pentastellata (Gemma Guerrini, Massimo Simonelli e Andrea Coia) si facciano promotori d’una mozione che impegna la sindaca e la giunta, si legge nell’ordine del giorno per il consiglio del 4 agosto, “a realizzare un ‘Museo sul fascismo’ collegato ad un centro studi che utilizzi anche le nuove tecnologie, aperto ad un vasto pubblico; considerare, per tale Museo, uno dei siti archeologici industriali di Roma”. E succede, di conseguenza, che per gran parte della stampa il “museo sul fascismo” diventi automaticamente un “museo del fascismo”, e che il riferimento al centro studi annesso vada perdendosi per strada, a riprova del fatto che a molti interessa parlare più di politica spiccia e feriale che di storia. Ne sortiscono immediatamente vigorose polemiche, con l’Anpi e il Pd romano alla testa delle proteste. Leggi tutto “Ha senso un museo del fascismo?”