Il “valorizzatore” di Pompei condannato a pagare lo scempio. I frutti avariati della riforma Franceschini

La Corte dei Conti condanna la “valorizzazione” di Pompei

di Tomaso Montanari, Fatto Quotidiano, 13-5-2019

Il Teatro Grande deturpato nel 2010 – Il commissario Fiori dovrà versare allo Stato 400 mila euro per le colate di cemento sul monumento 
Francamente non ho mai esultato per una condanna, e anche stavolta non provo nessun particolare piacere al pensiero che Marcello Fiori, già potentissimo commissario berlusconiano di Pompei, dovrà versare allo Stato 400.000 euro.

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Una mostra per Claudio, imperatore zoppo e star insolita

Claudio, l’intrigante complessità dell’imperatore per caso

Una mostra al Museo dell’Ara Pacis, Roma. Balbuziente, zoppo, pavido, irresoluto? La mostra Claudio imperatore non si adagia sui cliché. Con 170 pezzi esposti, documenti audiovisivi e catalogo, ne ridiscute atti pubblici, personalità e fortuna (da Graves a Laughton)

Charles Lebayle, Claudio è nominato imperatore, 1886, Parigi, École Nationale Supérieure des Beaux-Arts

Charles Lebayle, Claudio è nominato imperatore, 1886, Parigi, École Nationale Supérieure des Beaux-Arts

Non si può dire che Tiberio Claudio Druso, quarto imperatore romano, abbia goduto di grande considerazione presso i suoi contemporanei. Perfino sua madre, Antonia minore, se voleva offendere qualcuno diceva che «era più stupido di suo figlio Claudio»; e quella malalingua di Seneca – se è veramente suo il libello noto come Apocolocyntosis – ridicolizzò la decisione del senato di concedergli la divinizzazione post mortem: al massimo, secondo lui, poteva aspirare alla ‘zucchificazione’ (questo significa il titolo in greco dell’operetta), essendo la sua testa vuota come una cucurbitacea essiccata

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Viaggio in Tunisia con Adenium 15-22 marzo 2019

Di nuovo in Tunisia
15/22 marzo 2019
Un viaggio guidato da Luca Mozzati

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Passate le turbolente primavere arabe e dopo gli atti di terrore del 2015 al Bardo di Tunisi e Sousse, il Paese sta ritornando ad una sorta di normalità grazie all’unanime volontà di superare la difficile situazione economica in cui versa: le autorità locali sono impegnate in ogni direzione per sorvegliare ed assicurare il regolare svolgimento della vita quotidiana e garantire sicurezza alla popolazione ed ai visitatori stranieri che sono ben accolti. E’ per questo che vogliamo riproporre l’itinerario archeologico in Tunisia potendo approfondire, grazie alla competenza di Luca Mozzati, la conoscenza della civiltà cartaginese, visitare con cura importanti resti dell’epoca romana e bizantina, passeggiare nell’atmosfera intatta delle architetture islamiche di Kairouan e in quelle mediterranee di Sidi Bou Said ed in conclusione
ammirare i preziosi mosaici custoditi nel Museo del Bardo di Tunisi.

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Grecia antica e bizantina: un viaggio affascinante con Italia Nostra 16-22 aprile

SALONICCO E LE METEORE

da martedì 16 a lunedì 22 aprile 2019
Guida culturale: Luca Mozzati Organizzatrice: Lidia Annunziata

Un viaggio insolito nelle regioni settentrionali dell’antica Grecia, di grande suggestione sotto il profilo storico, artistico, archeologico, ambientale e religioso. Salonicco è l’Antica Tessalonica, che durante il tardo impero romano conobbe un periodo di straordinario splendore, secondo solo a quello di Bisanzio. Nel Museo Archeologico di Vergina si conservano gli incredibili ori delle tombe macedoni. La leggendaria Filippi, dove le armate di Ottaviano sbaragliarono i cesaricidi, l’isola di Thassos, con suggestive rovine archeologiche e antiche cave di marmo. Infine le Meteore, incredibili pinnacoli rocciosi dove si arroccano monasteri bizantini dipinti, felice e armonica fusione di natura e architettura

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salonicco e meteore IN 2019

In Sicilia con Italia Nostra 5-10 maggio 2019

Una Sicilia diversa, viaggio con Italia Nostra

Un itinerario che ci consentirà di scoprire una Sicilia diversa, lungo le coste del Tirreno sino alle isole Eolie, nonché l’interno misterioso, culla di civiltà affascinanti. La spettacolarità dei centri archeologici con testimonianze di antiche civiltà a Patti, Tindari, Lipari, Morgantina, i mosaici pavimentali della villa romana del Casale, i meravigliosi castelli di Sperlinga e Enna. Visiteremo inoltre le più antiche chiese normanne di Sicilia che si trovano lungo la costa orientale, perdute in valli secondarie e poco frequentate dai turisti. In primavera, quando la Sicilia è ancora un giardino fiorito con prati verde smeraldo.

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una sicilia diversa IN 2019

 

Il capolavoro di Lisippo, trovato 51 anni fa al largo di Fano, potrebbe tornare in Italia!

 “Il Lisippo è dell’Italia”, la Cassazione rigetta il ricorso del museo Getty: “Confisca contraria a diritto internazionale”

Martina Milone

La storia lunga più di 50 anni potrebbe essere vicina alla fine. Dopo il massimo grado di giudizio raggiunto in Italia, ora la parola passa agli Stati Uniti ai quali l’autorità giudiziaria della penisola invierà una rogatoria internazionale. Il museo californiano: “Continueremo a difendere il nostro diritto legale ad avere l’opera”
Il Lisippo è dell’Italia. Con una sentenza della Cassazione l’affaire sulla ‘nazionalità’ della statua di bronzo contesa tra il nostro paese e gli Stati Uniti, potrebbe essere (quasi) definitivamente chiuso. I giudici della III sessione penale hanno infatti confermato la decisione del giudice di Pesaro Giacomo Gasparini, che a giugno aveva disposto il sequestro dell’opera “ovunque si trovi”, respingendo così il ricorso del museo che attualmente la ospita, il Getty Villa di Malibù. Attribuita allo scultore greco, famoso per essere stato il ritrattista ufficiale di Alessandro Magno, l’opera,  ritrovata a largo della costa marchigiana nel 1967 e chiamata per questo l’Atleta di Fano, è infatti conservata dal 1977 nel museo californiano. Ora, dopo “l’ultima parola della giustizia italiana”, come ha sottolineato il pm che da anni segue la battaglia, Silvia Cecchi, la palla passa agli Usa ai quali l’Italia si rivolgerà con una rogatoria internazionale ovvero una richiesta di assistenza giudiziaria.

Intanto però, il museo della West Coast, tramite un comunicato stampa, ha fatto sapere che non intende restituire la statua. “Riteniamo che qualsiasi ordine di confisca sia contrario al diritto americano e internazionale”, si legge nella nota che sottolinea comunque la cooperazione in ambito culturale tra i due paesi. “Difenderemo il nostro diritto legale ad avere l’opera”, continua il documento scritto dalla responsabile comunicazione della compagnia filantropica J. Paul Getty Trust, che ripercorre la storia dal punto di vista Usa. Secondo gli americani, infatti, il bronzo sarebbe stato pescato in acque internazionali, senza alcuna evidenza che “questo appartiene all’Italia”. In ogni caso, secondo le leggi del tempo, l’esportazione dell’opera sarebbe stata illegale, sia che questa fosse stata ritrovata in acque nazionali che internazionali, perché comunque ripescata da un’imbarcazione battente bandiera italiana.

Dal ritrovamento all’ultima sentenza: una storia lunga 51 anni – Nel 1964 il peschereccio “Ferruccio Ferri” di Romeo Pirani, pescatore fanese morto nel 2004, trova la statua. Il luogo della scoperta è tutt’ora incerto, ma secondo il racconto dell’equipaggio, la scultura si trovava sul fondale di una zona al largo del Monte Conero, chiamata “Scogli di Pedaso”. Dopo aver issato l’opera sull’imbarcazione, Pirani sotterra il bronzo in un campo di cavoli, mette in circolazione la fotografia e vende la statua. I racconti sono imprecisi e, soprattutto, senza nomi, ma parlano di una vendita di 3 milioni e 500mila lire. Da qui i contorni della storia si fanno meno nitidi.

La statua viene cercata e per la sua sparizione vanno a processo quattro persone, tre commercianti di Gubbio Pietro, Fabio e Giacomo Barbetti e don Giovanni Nagni. Dopo quattro anni di udienze gli imputati vengono assolti in secondo grado a Roma il 18 novembre 1970. Impossibile, secondo i giudici, accertare l’interesse artistico, storico e archeologico della statua, nel frattemposcomparsa. Nel 1974 l’opera riappare al Museo Getty che l’ha pagata 3,9 milioni di dollari. Come questa sia arrivata negli Stati Uniti entrando a far parte della collezione, però, resta un mistero. Secondo lo storico fanese Alberto Berardi l’Atleta lascia Gubbio con una spedizione di forniture mediche inviate in Brasile ad un missionario parente dei Barbetti e acquistata alla morte di Paul Getty dopo essere restaurata al Dorner Institut di Monaco.

Le indagini comunque si interrompono per anni, fino al 1990, quando il ministero dei Beni culturali italiano segnala a quello degli Esteri che un nuovo frammento del Lisippo è stato dissotterrato dal campo di cavoli di Carrara di Fano. La battaglia Italia – Usa, però, si riapre solo con il ministro Rocco Buttiglione. Una prima conquista avviene nel 2006, quando il vice premier Francesco Rutelli vince un braccio di ferro con il Getty, ottenendo la restituzione di 39 opere esportate illegalmente, fra cui la Venere di Morgantina. L’Atleta di Fano, chiamato “Victorius Youth” dagli americani, viene però trattenuto. La città di Fano e la regione Marche non accettano la mancata restituzione e nel 2007, l’associazione culturale Le Cento Città presenta un esposto alla procura di Pesaro per violazione delle norme doganali e contrabbando.

Il procedimento giudiziario prosegue per anni, fino a quando il gip Lorenza Mussoni nel 2009 dichiara il bronzo “patrimonio indisponibile dello Stato” e nel 2010 dispone il sequestro dell’opera. Inutili le battaglie e i ricorsi del museo statunitense, oggi nuovamente invitato alla restituzione della statua di Lisippo.

 

FQ, 4.12.2018

Benvenuto al nuovo museo ravennate

A Ravenna apre un nuovo Museo d’arte, storia e archeologia.

A Ravenna apre un nuovo Museo d'arte, storia e archeologia. Le foto

Apre a Ravenna, il primo dicembre 2018, il nuovo Museo della Città e del Territorio, che prenderà il nome di Classis Ravenna: il nuovo istituto avrà sede nell’ex Zuccherificio di Classe e sarà il punto culturale di riferimento per chiunque voglia conoscere compiutamente la storia di Ravenna, dai primi insediamenti alla civiltà etrusca, poi al ruolo importante della città in epoca romana quindi a Ravenna Capitale dell’Esarcato Bizantino.

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Una buona notizia ma anche una ipocrisia

Riapre il museo di Damasco, ma la memoria è inquinata dalla guerra

Archeologia. L’atto culturale e la bellezza dei reperti non può far dimenticare la realtà di un paese distrutto, dove moltissimi bambini non vanno a scuola e la gran parte della popolazione non ha accesso alle risorse vitali

Domenica 28 ottobre – sotto l’alto patronato del ministro della cultura Mohammed Al-Ahmad – le porte del Museo Nazionale di Damasco si sono riaperte dopo sei anni di chiusura. In rete sono disponibili foto e video della cerimonia di inaugurazione, salutata sui media italiani come un «segnale importante di avvio della riconciliazione nazionale» (Paolo Matthiae, La Repubblica) e un «altro passo verso il ritorno a una vita normale» (Elena Panarella e Rossella Fabiani, Il Messaggero).

Tomba di Yarhai

SE DA UNA PARTE le immagini degli straordinari reperti provenienti da siti quali Ugarit, Mari, Palmira, Apamea e Dura Europos (il museo venne fondato negli anni Trenta del Novecento per ospitare le scoperte delle spedizioni straniere nei territori dell’Antico Oriente) possono apparire di conforto rispetto alla violenza delle distruzioni operate dallo Stato Islamico e ben note al pubblico per via della massiccia propaganda sul web, dall’altra quelle stesse immagini di ovattata bellezza stridono con la realtà di una guerra ancora in corso.
Ci si chiede, infatti, come il «risorto» museo di Damasco – istituzione nata per conservare e trasmettere l’eredità culturale del popolo siriano – possa fungere da «via maestra verso la pace» accogliendo pochi privilegiati visitatori. Occorre inoltre ricordare agli studiosi che attribuiscono unicamente all’Isis la responsabilità dei danni subiti dai siti archeologici siriani, che fin dal 2012 (quando il Califfo Al-Baghdadi non aveva ancora proclamato il sedicente Stato Islamico) l’Apsa, Association for the Protection of Syrian Archaeology ha documentato l’indegno disinteresse del governo di Bashar al-Assad per la protezione di rovine secolari e identitarie.

NEL DOCUMENTARIO Les derniers remparts du patrimoine, Cheikhmous Ali – tra i fondatori di Apsa e attualmente ricercatore all’Università di Strasburgo – mostra alla telecamera di Jean-Luc Raynaud le immagini girate sul terreno da archeologi militanti, che rivelano i danni irreversibili arrecati dall’esercito regolare siriano ad Apamea, Bosra e Palmira, solo alcuni fra i siti vittime del conflitto e pedine di un complesso scacchiere politico.

«L’ARCHEOLOGIA è un elemento di pacificazione passivo, l’archeologo non fa la pace ma dimostra la pace», dichiara l’assiriologo Franco D’Agostino che, con la sua équipe dell’università La Sapienza, ha deciso di riprendere gli scavi nel sito iracheno di Abu Tbeira solo quando l’Italia è uscita dalla coalizione di guerra e i fondi per l’attività militare sono stati dirottati nella ricostruzione del paese. A D’Agostino fa eco Giovanna Biga – anch’essa storica del Vicino Oriente alla Sapienza – per la quale è inammissibile considerare un atto culturale la riapertura di un museo di un paese distrutto, inquinato, dove moltissimi bambini non vanno a scuola e la gran parte della popolazione non ha accesso alle risorse vitali.

«TRADIZIONI POPOLARI, artigianato e intelligenze – continua Biga – sono stati seppelliti assieme a mezzo milione di civili. Come possiamo ignorare, poi, profughi ed esiliati, fra cui si contano numerosi studenti giunti negli atenei italiani e a cui il ritorno a Damasco è interdetto?». «In un clima del genere, ben lontano da una normalizzazione – rilancia D’Agostino – non si può pensare di rappresentare la pace promuovendo le iniziative di una sola delle parti in conflitto».

Povera Regina Viarum, scampata ai Benetton e ora abbandonata

Tomaso Montanari, Appia scordata e senza fondi. La Grande Bellezza è perduta

18 settembre 2018

Le meraviglie abbandonate – Per la Regina Viarum si è passati dall’idea (sbagliata) Benetton al totale nulla. Però c’è chi combatte  

“O via Appia, consacrata da Cesare venerato sotto l’effigie di Ercole, tu che superi in celebrità

tutte le italiche vie …”: l’invocazione di Marziale risuona oggi come una disperata richiesta di aiuto. Sembra quasi che all’Appia Antica si voglia far pagare il no di quattro anni fa alla Società Autostrade. Pochi oggi lo ricordano, ma nell’estate del 2014 divampò furiosa una battaglia di opinione intorno al tentativo di aggiungere la Regina Viarum al vasto regno dei Benetton.

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