La fantascienza anni Cinquanta si avvera: il percepito nell’uso di robot-killer. Da brivido

Anche in Italia le macchine fanno paura

I sondaggi. Primi rilevamenti: contrari il 68% degli intervistati, i molto favorevoli fermi al 5,2%. Tra i possibilisti ci sono i giovani e gli elettori 5stelle. Più ostili le donne, gli over 65 e l’elettorato di sinistra

La forma che si immagina abbia un drone killer

La forma che si immagina abbia un drone killer

La percezione dei rischi nello sviluppo dei sistemi d’arma autonomi – i cosiddetti Killer robots – comincia a farsi strada, anche se in Italia il primo sondaggio sull’argomento, effettuato dalla società Ipsos per la campagna Stop Killer robots, mostra i giovani meno spaventati dei più anziani.

Sondaggi dello stesso genere condotti già nel 2018 sono stati eseguiti in 26 Paesi e più di tre persone su cinque (il 61%) si sono dette contrarie alla realizzazione di macchine programmate per decidere se e quando colpire un bersaglio senza intervento umano, inclusi Russia, Cina, Stati uniti. La percezione della minaccia sta crescendo: un’analoga ricerca dell’anno precedente indicava una percentuale di favorevoli alla messa al bando ferma al 56% nel mondo.

In Italia l’indagine demoscopica ha evidenziato come la contrarietà alle armi autonome sia addirittura al 68%, mentre chi non ne vede implicazioni dannose rappresenta il 30% del campione e il sottogruppo di chi si dichiara addirittura «molto favorevole» è il 5,2%.

Non è tanto il livello di istruzione-informazione a operare un discrimine tra chi è più favorevolmente o negativamente impressionato dal nuovo scenario di guerra delegata alle macchine, quanto piuttosto l’età e il genere. I giovani tra i 18 e i 34 anni si iscrivono alla parte dei più possibilisti (solo il 52% contrari) – e l’incidenza è più forte tra gli studenti universitari, di tutte le discipline – mentre tre quarti del popolo dei più ostili è composto da donne. Il sondaggio prende in considerazione anche gli orientamenti politici e anche in questa comparazione emergono risultati abbastanza sconvolgenti.

Gli elettori di centrosinistra sono, com’era abbastanza prevedibile, contrari quasi al 90% (87,8) ma tra i votanti per Fratelli d’Italia il tasso di contrarietà raggiunge la notevole soglia del 68,4%, mentre l’elettorato pentastellato si dimostra più «centrista»(al 58% contrario e al 55 lo è Forza Italia) e meno polarizzato, forse perché ponderatamente più rappresentativo delle fasce giovanili.

L’unico partito a maggioranza favorevole, comunque, è la Lega di Matteo Salvini. Sul perché, poi, i giovani siano meno preoccupati e gli anziani di più (gli over 65 lo sono all’81%), le interpretazioni sono molteplici e ancora in fase di elaborazione. I ragazzi hanno sicuramente più dimestichezza con la tecnologia, e forse più influenzabili da un’idea di guerra da videogioco.

Al contrario, le persone più mature hanno un’esperienza, anche indiretta, più vicina agli eventi bellici dell’ultimo conflitto mondiale in Europa. Quanto all’elettorato di Fratelli d’Italia, oltre a questo scarto anagrafico – si tratta di un elettorato per lo più anziano – può giocare anche un’idea supremista o militaresca, contraria alla cessione di potere a macchine da combattimento.

Il coordinatore di Rete Disarmo, Francesco Vignarca, presentando i risultati del sondaggio italiano, ha voluto chiarire che l’opinione contraria a questo tipo di armi autonome sta crescendo del 5% l’anno nei Paesi più interessati a studi in questo campo, ma «non si tratta solo di disarmasti, di pacifisti e non violenti», anche di cittadini che intravedono i problemi di responsabilità giuridica, prima ancora che morale, di una guerra guerreggiata da macchine capaci di prendere decisioni da sole sull’uccisione di singoli e eventualmente sullo sterminio di intere categorie di esseri umani.

Un altro sondaggio, effettuato dalla Doxa in Italia per l’associazione Aidp-Lablaw, mostra come i robot comandati tramite algoritmi emacchine dotate di intelligenza artificiale applicati all’industria civile non spaventano la maggior parte dei lavoratori.

Il 54% degli interpellati si dichiara favorevole al loro utilizzo in azienda – più gli operai, al 78% favorevoli e i manager con considerazioni positive nell’83% dei casi e meno tra i quadri e gli impiegati – così che a essere veramente contrari è solo il 16% del campione. L’87% del campione non crede che le macchine possano sostituire in toto l’uomo nella produzione, ma il 74% dei meno giovani e meno scolarizzati teme di essere soppiantato dal lavoro iper meccanizzato.

Rachele Gonnelli , il manifesto 10-4-2019

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