La cultura come inclusione e conoscenza: il Museo Egizio e il suo direttore contro l’arroganza

La memoria universale è di casa all’Egizio

Archeologia in polemica. Il direttore Christian Greco non solo ha risposto a Giorgia Meloni sfoderando la cultura al posto dell’arroganza, ma sta traghettando il museo verso una vera democrazia della conoscenza.

Non si placano le polemiche che hanno travolto il Museo Egizio di Torino dopo il recente lancio della promozione «Fortunato chi parla arabo», volta a offrire – fino al 31 marzo – un biglietto omaggio per ogni coppia di visitatori di lingua araba. All’indomani della manifestazione organizzata da Giorgia Meloni davanti alla prestigiosa istituzione, Fratelli d’Italia annuncia che in caso di vittoria elettorale caccerà il direttore del museo, Christian Greco, colpevole di un’«iniziativa ideologica e anti-italiana».

EPPURE GRECO, sceso in strada venerdì scorso per incontrare Meloni, aveva risposto con ammirevole aplomb alle accuse surreali di razzismo. A niente è valso ricordare alla leader di FdI che il museo torinese ha l’onore e l’onere di custodire la più grande collezione di antichità egizie al mondo, dopo quella del Cairo. Reperti giunti in Italia in seguito agli scavi della missione archeologica attiva tra fine Ottocento e inizi Novecento ma culturalmente e sentimentalmente appartenenti al paese d’origine, che – peraltro – non ne ha mai chiesto la restituzione. Ed è proprio ai circa 33mila cittadini arabi (fra cui più di 4mila egiziani) residenti nella provincia di Torino che si rivolge la campagna pubblicitaria già sperimentata con successo nel 2016.

D’ALTRA PARTE, fin dalla riapertura del museo nella primavera del 2015, uno degli obiettivi di Christian Greco – entrato in carica proprio in occasione degli importanti lavori di riallestimento – è stato quello di rendere accessibili le collezioni ai cittadini arabofoni. Per questo, tutto ciò che concerne la didattica, dai pannelli alle video-guide, è realizzata anche in arabo. Disponibili inoltre, da gennaio, visite guidate in lingua araba gratuite a cura delle donne che hanno partecipato a Il mio Museo Egizio, un progetto di mediazione culturale promosso dalla Onlus Mondi in Città e finalizzato a raccontare le collezioni museali attraverso le voci femminili della comunità nordafricana. Non si tratta, come hanno affermato con arroganza Meloni e, prima di lei, Andrea Crippa – il capo dei Giovani Padani che ha simulato una telefonata al museo diffondendo la ridicola messa in scena su Facebook – di una discriminazione su base etnica e religiosa, ma di una delle tante attività di inclusione sociale che s’inscrivono nel programma Il Museo fuori dal Museo e nell’ambito del quale lo staff del Nuovo Egizio (direttore compreso) fanno conoscere un patrimonio che è di tutti a coloro – malati oncologici e detenuti – che non possono recarsi nelle sale museali.

Come dichiarato dalla Presidente della Fondazione museo delle antichità egizie di Torino, Evelina Christillin, spetta al solo Consiglio di amministrazione nominare e revocare il direttore. Ma per capire da che parte stare, basterebbe sottolineare il gesto di Greco che, prima di abbandonare un drappello di persone incapaci di dialogare, ha donato a Meloni due volumi (catalogo e storia del museo), dimostrando che l’unica risposta all’arroganza è quell’universalità della cultura a cui si è più volte appellato. Talmente universale da comprendere anche chi – in nome di una bieca strumentalizzazione politica – non vuol sentir ragioni.

Valentina Porcheddu, ilmanifesto, 13-2-2018

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.