Il rogo dei simboli: Notre Dame

Tra il Medioevo vero e quello visionario di Viollet-le-Duc

La guglia di Notre Dame bucava le nuvole e svettava oltre i tetti, raccordando le diverse epoche di Parigi, cucendo insieme i frames di celebri film, le atmosfere brumose dei dipinti dell’800 (e scapigliate di Matisse), le pagine d’amore e disperazione di Hugo, il Medioevo vero e quello inventato dI Viollet-le-Duc: fu lui a restaurare per vent’anni, inseguendo un sogno romantico, la cattedrale che, dopo la Rivoluzione francese, era stata spogliata di tutto e cadeva in rovina.

 

Ma da ieri, nel tardo pomeriggio, lo skyline della città non sarà più lo stesso perché quella guglia (che si era arrampicata verso le stelle per la prima volta nel 1250, smontata alla fine del ’700 e che, infine, Viollet-le-Duc rivolle altissima) si è accartocciata, crollando come fosse di cartapesta, mentre il fuoco continuava a divorare il simbolo dell’architettura gotica – e della fede cristiana – nel cuore dell’Europa.

È dovuto accadere nel 2019, con tutti i mezzi tecnologici a disposizione che se da un lato si tentava di mettere in protezione una parte della cattedrale, dall’altro, un incendio furioso ne incenerisse il resto. Ciò che secoli e secoli di intemperie, atti vandalici e guerre non erano riusciti a fare, è accaduto davanti a una platea mondiale incredula: la distruzione di un luogo che è patrimonio dell’umanità.

La storia di Notre Dame è costitutiva non solo di Parigi ma anche dell’Europa stessa. La sua costruzione fu avviata nel 1163, per volere del vescovo della città, Maurice de Sully. I lavori cominciarono dal coro e proseguirono con la navata. Gli equilibri del Romanico rimasero leggibili nella facciata e in una ricerca di proporzioni quasi terrene, che poi il Gotico via via condurrà vertiginosamente verso il cielo. Già dal 1250, la cattedrale (terminata) divenne oggetto di modifiche. E le sue metamorfosi continuarono nei secoli, testimoniando che Notre Dame era un corpo vivo, altamente iconico per una civiltà. Dopo i disastri della Rivoluzione, fu anche grazie a Victor Hugo e al suo romanzo (uscì nel 1831) che il governo ufficializzò il restauro definitivo. Entrò in scena il giovane Viollet-le-Duc e il nostro immaginario si aggancia qui.

Arianna di Genova, il manifesto, 16-4-2019

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