Feroce ironia di Tiepolo

G.B. Tiepolo e la caricatura

di Francesca Saba Sardi, Ultrafilosofia, 2016

Giovanni Battista Tiepolo | Caricature of a Seated Man with a Book and a  Cane | The Metropolitan Museum of Art

Dalle carte dell’epoca risulterebbe che Giambattista Tiepolo era affettuosamente, e dialettalmente, insignito di due soprannomi: «el Tiepoleto» e «el Tiepolo dei siori».

La desinenza in «eto» la dice lunga: ne fa un giocherellone, un birichino. E infatti, i coevi cronisti trovarono da ridire sui suoi atteggiamenti e qualità. «Non sa fare teste graziose» e ha «una facilità che nuoce alla correttezza» constatava, nel 1774, uno fra i tanti, R. J. Manetti, intendendo che mostrava scarso rispetto per la «verità» delle cose. Insomma, un pittore un po’ indifferente alla prescrittiva aderenza alla «realtà». Leggi tutto “Feroce ironia di Tiepolo”

Grandeur napoleonica e impero romano: una mostra

I francesi eredi dei Romani ai Fori imperiali

di Marcello Barbanera , Alias, 14-3-2021

Età napoleonica. Il Bonaparte intendeva trasformare l’assetto urbanistico di Roma, alla cui storia si ispirava, ma non fece in tempo neppure a metterci piede. Ora una mostra ai Mercati di Traiano racconta quella relazione, ricca di conseguenze

Charles Lock Eastlake, Il Foro di Traiano dopo gli scavi dei Francesi, 1820-1830 ca., Roma, Museo di Roma, foto Alfredo Valeriani

Charles Lock Eastlake, Il Foro di Traiano dopo gli scavi dei Francesi, 1820-1830 ca., Roma, Museo di Roma

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Donatello e Michelozzo a Napoli

Donatello e Michelozzo nella chiesa di Sant’Angelo a Nilo: un brano di rinascimento toscano a Napoli

di Federico Giannini, Finestre sull’arte, 14-6-2016

Michelozzo, Donatello e aiuti, Monumento funebre del cardinale Rainaldo Brancaccio

Nel cuore dell’allegro e suggestivo caos di Spaccanapoli, tra gli invitanti profumi che escono da porte e finestre, il vociare chiassoso dei venditori di strada, le note dei musicisti che spuntano ogni tanto di fronte ai palazzi barocchi e spesso coinvolgono i passanti in danze e balli, si nasconde un inaspettato brano di Rinascimento toscano: è il sepolcro del cardinale Rainaldo Brancaccio, frutto della collaborazione di Michelozzo (Firenze, 1396 – 1472) e Donatello (Firenze, 1386 – 1466). Si trova nella splendida chiesa di Sant’Angelo a Nilo, che occupa quasi per intero un lato di piazzetta Nilo, uno slargo che sorge alla fine di via San Biagio dei Librai: un tempio di origine medievale ampiamente rimaneggiato agli inizi del Settecento onde fargli assumere le forme tardobarocche nelle quali lo vediamo oggigiorno.

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Donetello e Bill Viola: la prova da superare

Sulle proteste contro il nudo di Bill Viola e sulla nostra idea di arte

di Federico Giannini, Finestre sull’arte, 22-3-2017

Ramona's MOMA: Bill Viola, Acceptance, 2008

Mentre nei giorni scorsi l’attenzione di parte del mondo dei beni culturali veniva catalizzata da un inconsistente e vacuo editoriale del presidente d’una nota associazione, a Firenze, tra l’indifferenza dei più, accadeva qualcosa di più preoccupante: un non meglio precisato manipolo di visitatori del Grande Museo del Duomo, turbato dalle nudità della protagonista di Acceptance, opera di Bill Viola in temporanea esposizione nella cappella delle reliquie, induceva il direttore Timothy Verdon a decidere per lo spostamento dell’installazione in un’altra sala. Ora, potremmo decidere di crogiolarci nell’idea di aver a che fare con dei rumorosi talebani “de noantri” per provare un facile senso di superiorità e limitare la nostra azione a un’altrettanto facile indignazione.

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Donatello sulla scena urbana

Il “pulpito meraviglioso” di Donatello e Michelozzo per il Duomo di Prato

di Federico Giannini, Finestre sull’arte, 7-11-2016

Il Duomo di Prato

Lo scorso anno, su queste pagine, avevamo scritto di come la città di Prato sia nota, tra le altre cose, per il culto della Sacra Cintola, ovvero la cintura che la Madonna avrebbe donato a san Tommaso come prova dell’Assunzione al cielo. O almeno così si crede. E avevamo raccontato la storia di questa reliquia, considerata miracolosa, attraverso le opere d’arte che si conservano in città. Non ci eravamo però soffermati sull’originale pulpito che decora l’angolo della facciata del Duomo di Prato: un’opera estrosa e fortemente innovativa, realizzata da Donatello (Firenze, 1386 – 1466) e Michelozzo (Firenze, 1396 – 1472), e pensata appositamente per l’ostensione della Sacra Cintola. Vale la pena parlare in modo un po’ più approfondito di un’opera d’arte tra le più interessanti del Rinascimento.

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Brunelleschi progettista di … destini

La novella del Grasso legnaiuolo

Ritratto di Brunelleschi

Masaccio, Probabile ritratto di Brunelleschi, 1424-28, in La crocefissione di San Pietro, Cappella Brancacci, Santa Maria del Carmine, Firenze

 

Pervenuta a noi attraverso diverse versioni, la Novella del Grasso legnaiuolo è una narrazione di una celebre beffa, realmente avvenuta, ordita da Filippo Brunelleschi ai danni di un ebanista di nome Manetto Ammanatini, detto Il Grasso, nel 1409, a Firenze.

A Firenze si riunisce tutte le sere una allegra brigata. Poiché l’ebanista Manetto detto il grasso non si presenta ad una cena, la compagnia inizia a sentirsi trascurata. Agli ordini del Brunelleschi ordiscono una complicatissima beffa: si fa credere a Manetto di essere un’altra persona, un certo Matteo Mannini, fannullone che vive alle spalle dei parenti. Con la complicità di un gran numero di persone, la beffa riesce al punto di far dubitare alla vittima della propria stessa identità. Alla fine della vicenda, il povero Manetto è costretto a riparare in Ungheria al seguito di Pippo Spano, dove peraltro farà fortuna. Leggi tutto “Brunelleschi progettista di … destini”

L’inverno secondo Bruegel

L’essenza dell’inverno in un dipinto: i Cacciatori nella neve di Pieter Bruegel il Vecchio

di Claudia farini, Finestre sull’arte, 18-2-2021

Pieter Bruegel, Cacciatori nella neve (1565; olio su tavola, 116,5 x 162 cm; Vienna, Kunsthistorisches Museum)

Nel 1565 il pittore olandese Pieter Bruegel (Breda, 1525 circa – Bruxelles, 1569), all’apice della sua carriera, realizzò una serie di dipinti dedicata al tema dei mesi dell’anno, per il facoltoso mercante Niclaes Jonghelinck, che in seguito la dovette cedere alla città di Anversa. Dalla città, anni dopo, le opere furono donate all’arciduca Ernesto d’Austria. Attualmente delle cinque tavole che ci sono giunte tre sono conservate presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna (dove è raccolto il maggior numero di dipinti dell’artista), una a Praga alla Národní Galerie e una al Metropolitan Museum of Art di New York.

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Mosè dallo psicanalista

Quando il Mosè di Michelangelo si raccontò a Freud

Nel 1914, il padre della psicanalisi Sigmund Freud pubblicò un saggio sul Mosè di Michelangelo: un’interessante lettura che riguarda uno dei più grandi capolavori della storia dell’arte.

di Claudia Farini, Finestre sull’arte, 13-4-2020

Michelangelo Buonarroti, Tomba di Giulio II (1505-1545; marmo; Roma, San Pietro in Vincoli). Ph. Credit Andrea Jemolo

Michelangelo Buonarroti, Tomba di Giulio II (1505-1545; marmo; Roma, San Pietro in Vincoli). Ph. Credit Andrea Jemolo

A Roma, all’interno della Basilica di San Pietro in Vincoli, a cui conduce da via Cavour la suggestiva salita dei Borgia, è custodita una delle più note creazioni scultoree di Michelangelo Buonarroti: il Mosè.

L’artista iniziò a lavorare alla statua durante il secondo decennio del Cinquecento per collocarla nel complesso monumentale che doveva ospitare la sepoltura di papa Giulio II, morto nel 1513.

Tuttavia l’intero progetto iniziale per quello che avrebbe dovuto essere un imponente mausoleo ispirato ai grandi edifici sepolcrali romani, ornato da più di quaranta statue, subì continue revisioni nei quattro decenni che Michelangelo impiegò per concludere i lavori, revisioni che sostanzialmente si tradussero nella progressiva riduzione delle dimensioni del monumento. Leggi tutto “Mosè dallo psicanalista”

La cultura classica per chi non si arrende

Ma oggi a quali Greci dobbiamo guardare?

Didattica scolastica. Dal dopoguerra la scuola ha proposto diverse interpretazioni della letteratura greca: Con parole alate, nuovo manuale della Zanichelli, rimette al centro epica, tragedia e filosofia; e i contemporanei…

di Carlo Franco, Alias, 14-2-2021

Franz von Stuck, Der alte Faun, verso il 1910-’13, Monaco di Baviera, Museum Villa Stuck

Franz von Stuck, Der alte Faun, verso il 1910-’13, Monaco di Baviera, Museum Villa Stuck

Secondo un esperto di nuove tecnologie, i testi scolastici «sono morti, senza ancora saperlo» (Massimo Mantellini, Dieci splendidi oggetti morti, Einaudi 2020, p. 72). Fosse vero, la situazione sarebbe quella descritta dal Berni: «E come avvien quand’uno è riscaldato, / Che le ferite per allor non sente, / Così colui, del colpo non accorto, / Andava combattendo ed era morto». Invece, al momento, per la scuola si produono regolarmente molte opere nuove, non solo seduli revamping (che pure non mancano) dei più collaudati strumenti. Leggi tutto “La cultura classica per chi non si arrende”

Il romanzo di un cavaliere sconosciuto

Rembrandt il polacco

Xavier F. Salomon, “Rembrandt’s Polish Rider”, The Frick Collection. La vicenda romanzesca del «Cavaliere polacco» in un gioiellino editoriale del museo di New York firmato dal suo curatore capo

di Giuseppe Frangi, Alias, 14-2-2021

Rembrandt,

Rembrandt, “Il cavaliere polacco”, New York, Frick Collection

Ne ha fatta di strada questo cavaliere polacco, tra paesi e continenti, ma anche tanta strada nell’immaginario delle persone che ne sono rimaste stregate. Il Cavaliere polacco è un capolavoro di Rembrandt, dipinto intorno al 1655, poco prima che la vita del grande artista venisse travolta dalla bancarotta. Dal dicembre 1935, cioè dal giorno della sua apertura al pubblico, il quadro è esposto alla Frick Collection di New York. La stessa Frick ha da poco pubblicato un libro, che è un piccolo e agile gioiello, affidato alla scrittura lucida e tenace di Xavier F. Salomon, curatore capo della collezione stessa.

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