Elegia della biblioteca come cosa viva e necessaria

Una mensola candidata a tenere 35.000 volumi

Passaggi di vita. Lo scrittore argentino affida a un memoir il suo malinconico congedo dalla biblioteca che allestì in un granaio, a sud della Loira: «Vivere con i libri», da Einaudi

E’ senz’altro vero, come scrive Roberto Calasso nel suo Come ordinare la biblioteca che questo «è un tema altamente metafisico». Eppure non vanno trascurati né il dato materico né quello più prettamente sentimentale, veri perni attorno a cui ruota l’organizzazione fisica dei propri libri. Attrezzarsi una biblioteca è un fatto di scatole o cassoni, di piegamenti sulle gambe, di schiene doloranti, di polvere e starnuti. È una faccenda di disagio posturale, di caos prima che bibliografico reale: libri sparsi sopra il pavimento, attraversamento delle stanze con la mossa del cavallo, scotch e pennarelli.
E se estrarre i libri dalle scatole ha qualcosa di monumentale, e va dalla parte della costruzione, riporre nelle casse una biblioteca intera ha qualcosa di fallimentare e malinconico. È togliere la luce, sottrarre alla vita, ricorda la deposizione di un corpo nella bara. Leggi tutto “Elegia della biblioteca come cosa viva e necessaria”

Attualità del concetto di “beni comuni” quando si parla di autonomie regionali

I beni comuni spiegati a chi ne ha paura

di Salvatore Settis, Fatto Quotidiano 28 Marzo 2019

Insieme – L’idea di una proprietà intermedia tra pubblico e privato trova nuovo sostegno perché implica una collettività capace di gestire se stessa, una speranza nella crisi della democrazia rappresentativa Leggi tutto “Attualità del concetto di “beni comuni” quando si parla di autonomie regionali”

Andrea Emiliani, scomparsa di una grande persona

 Addio a Emiliani, una vita spesa per la cultura

di Tomaso Montanari e Salvatore Settis

Andrea Emiliani (1931-2019) è stato “un fedele servitore dello Stato, uno storico dell’arte e un museografo profondamente legato al territorio e al paesaggio”. Così hanno voluto ricordarlo i fratelli Vittorio e Rina: una definizione che contesta l’attuale stato delle cose dei Beni culturali italiani.

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Verrocchio a Firenze: una mostra di altissima qualità da non perdere assolutamente

Verrocchio, una prima luminosa

A Firenze, Palazzo Strozzi, “Verrocchio. Il maestro di Leonardo”, a cura di Francesco Caglioti e Andrea De Marchi. Ad Andrea del Verrocchio, incredibilmente, non era mai stata dedicata una mostra. I curatori lo fanno mettendo a frutto il meglio della tradizione degli studi. Attraverso l’armamentario sottile dell’artista viene rianimata tutta una scena. Si riabilita in questa occasione l’antica attribuzione a Leonardo della “Madonna con il Bambino” del Victoria & Albert Museum di Londra

di Claudio Gulli , Alias, 31-3-2019

Andrea del Verrocchio,

E’ stato abbastanza confortante leggere, nel «Burlington» di dicembre, la recensione di Christiansen alla mostra della National Gallery di Londra su Mantegna e Bellini. Lo studioso americano dichiarava quel che molti di noi hanno pensato aggirandosi per le sale della Sainsbury Wing: come si può affrontare un tema così alto producendo un catalogo senza schede? e sorvolando su questioni che hanno almeno un secolo e mezzo di seria vicenda critica? Con queste recenti esperienze negli occhi, è quindi rigenerante rifugiarsi a Palazzo Strozzi per vedere Verrocchio Il maestro di Leonardo (fino al 14 luglio, a cura di Francesco Caglioti e Andrea De Marchi, catalogo Marsilio, euro 53,00; dal 29 settembre alla National Gallery di Washington). Qui è stato messo a frutto il lavoro di generazioni di storici dell’arte, rimontato da due studiosi di comprovata esperienza sulla materia. Il risultato è una mostra di impareggiabile chiarezza, davvero luminosa.

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Quando il fascismo tentò di esportare la sua estetica negli USA

Il lancio estetico del fascismo nell’America del New Deal

Sergio Cortesini, “One day we must meet. Le sfide dell’arte e dell’architettura italiane in America (1933-1941)”, Johan & Levi. Il saggio illustra il tentativo del fascismo di esportare in U.S.A il proprio modello estetico modernista. A rappresentare l’arte italiana, Vittorio Mussolini e Margherita Sarfatti. Ma il bilancio fu abbastanza fallimentare, con un paradosso: più che la retorica monumentale si fece strada il realismo intimista

 Corrado Cagli,

Corrado Cagli, “Giocatori di carte”, 1937, Piacenza, collezione privata, presentato nella sede newyorkese della galleria La Cometa nel 1937

E’ l’autunno del 1937 quando Vittorio Mussolini, figlio del duce, incontra il presidente degli Stati Uniti d’America Roosvelt nel corso di un suo soggiorno volto alla scoperta di Hollywood e del cinema americano. Alla fine di quel colloquio, il presidente lo avrebbe congedato indirizzando un messaggio all’autorevole genitore, che Sergio Cortesini ha usato come titolo del suo densissimo libro edito da Johan & Levi: One day we must meet (pp. 325, 70 illustrazioni b/n, euro 28,00). Era la consacrazione di un’apertura al dialogo fra i due paesi che già informava, come recita il sottotitolo del volume, Le sfide dell’arte e dell’architettura italiane in America (1933-1941).

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Il “coraggio degli accostamenti”: banalità e vuoto di troppe mostre

Bill Viola e Michelangelo, duo improbabile

A Londra, Royal Academy, “Bill Viola Michelangelo: Life, Death, Rebirth, a cura di Carmody Groarke. Nelle solenni sale dell’istituzione londinese, il confronto tra Bill Viola e Michelangelo stabilito in nome di Vita, Morte, Rinascita, «degli stessi soggetti universali con lavori di trascendente bellezza». E del fund raising…

Un’immagine che pubblicizza la mostra

Davanti al sentimento di indignato sconforto provato nel visitare una delle più acclamate esposizioni londinesi, ho deciso di reagire attaccando innanzitutto me stesso. Chi sono io, per giudicare una mostra? Fanatico di quel principio di competenza secondo cui chiunque dovrebbe limitarsi al proprio specifico campo, come oso intromettermi ora in questioni d’arte? La domanda consente un chiarimento su temi di scottante, direi anzi ulcerante attualità. Infatti vedremo come, in questo caso, non occorre essere uno specialista della materia, per gridare allo scandalo. Ma andiamo con ordine.

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Irrequieto e affascinante: Romanino, uno degli artisti che più amiamo

La Loggia del Romanino nel Castello del Buonconsiglio di Trento: storia e significato di un capolavoro del Cinquecento

da Finestre sull’arte, 14-3-2019

Loggia del Romanino, dettaglio: assassinio di Virginia. Ph. Credit Francesco Bini

La Loggia Grande del Magno Palazzo nel Castello del Buonconsiglio a Trento fu affrescata, tra il 1531 e il 1532, da Girolamo Romani, detto il Romanino: è uno dei grandi capolavori del Cinquecento.

“Una specie di volta della Farnesina, per quanto riguarda i compiti illustrativi e la ripartizione formale”: così, nel 1930, lo storico dell’arte Antonio Morassi definiva la Loggia Grande del Castello del Buonconsiglio a Trento, uno degli ambienti affrescati tra i più sontuosi e magnifici dell’intero Trentino. A decorarla fu, tra il 1531 e il 1532, uno dei più grandi artisti del tempo: Girolamo Romani, detto il Romanino (Brescia, 1485 – 1566).

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I grandi musei crescono, gli altri deperiscono. Così rischiano di divenire rami secchi…

Musei, la realtà dietro gli annunci: aumenta il gap tra grandi e piccoli, crescono poco i paganti, biglietti mai così cari

Galleria degli Uffizi, la coda per entrare nella sala di Botticelli

Un’analisi dei risultati dei visitatori e degli incassi dei musei nel 2018: record in entrambi i casi, ma la realtà nasconde anche record negativi.

Il 2018 è stato l’anno che ha fatto siglare i record di visitatori e d’incassi per i nostri musei statali (mai infatti erano stati registrati numeri così alti: 55 milioni di persone che hanno affollato i luoghi della cultura e 229 milioni di euro d’introiti), ma volendo analizzare i dati in profondità, non si potrà far a meno di notare come lo scorso anno siano stati toccati anche alcuni primati negativi: ora, non s’intende togliere alcunché ai buoni risultati ottenuti, ma per comprenderli a fondo e per capire verso quale direzione stanno andando i nostri musei, risulta doveroso e necessario esaminare con la dovuta attenzione i modi in cui tali numeri sono stati raggiunti. Siamo ben lieti del fatto che sempre più persone decidano di visitare i nostri musei, e con lo stesso favore accogliamo la notizia degl’incassi che, per la prima volta, superano i 200 milioni di euro: questi dati nascondono però una realtà con la quale è necessario e urgente misurarsi per correggere tendenze pericolose che, sul lungo termine, potrebbero danneggiare i nostri musei.

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Le idee del Ministro dei Beni Culturali

Musei, intervista al ministro Bonisoli. “Risolveremo il problema del volontariato scriteriato. E aumenteremo ancora le gratuità”

Il ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli
Come stanno i musei italiani? Qual è il futuro del piano delle gratuità recentemente introdotto? Quali sono i principali problemi su cui interverrà la prossima riforma del Ministero dei Beni Culturali? Sul problema del volontariato utilizzato come surrogato del lavoro quali misure sono allo studio? In quest’intervista, il ministro Alberto Bonisoli ci parla del futuro prossimo dei musei italiani, illustrando alcune delle azioni che il Ministero desidera intraprendere per risolvere le urgenze. Intervista a cura di Federico Giannini, direttore responsabile di Finestre sull’Arte.

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Una mostra di qualità su Caravaggio e Genova

L’Ecce Homo di Genova è veramente un’opera di Caravaggio? La risposta alla mostra di Palazzo della Meridiana

Recensione della mostra “Caravaggio e i Genovesi. Committenti, collezionisti, pittori”, a Genova, Palazzo della Meridiana, dal 14 febbraio al 24 giugno 2019

Caravaggio, Ecce Homo (1605-1610 circa; olio su tela, 128 x 103 cm; Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco)

Caravaggio, Ecce Homo (1605-1610 circa; olio su tela, 128 x 103 cm; Genova, Musei di Strada Nuova – Palazzo Bianco)

Solo nell’ultimo anno si sono registrate almeno un paio d’interessanti opportunità che, sebbene slegate tra loro, hanno offerto a pubblico e studiosi molto materiale per aprire un’approfondita discussione sugli sviluppi del caravaggismo a Genova. Nel primo caso s’è trattato della mostra milanese L’ultimo Caravaggio: a dispetto della titolazione altisonante ed escogitata ammiccando al richiamo che il nome di Caravaggio (Michelangelo Merisi, Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610) esercita sul pubblico, la rassegna delle Gallerie d’Italia s’è configurata come una proposta d’elevatissimo valore scientifico che, partendo dalle vicende collezionistiche di Marco Antonio Doria (Genova, 1572 – 1651) e mossa dall’assunto secondo cui Genova avrebbe recepito in maniera quanto meno fredda la lezione del Merisi, giungeva a concludere che l’arte del grande lombardo, malgrado avesse affascinato diversi artisti genovesi, non ebbe modo d’incidere in maniera determinante sul capoluogo ligure.

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