Una bella lettura del capolavoro scomparso di Caravaggio.

In attesa del viaggio a Palermo un bello spunto di lettura su un’opera che non vedremo …

La Natività di Caravaggio: il capolavoro dipinto a Roma, inviato a Palermo, e rubato nel 1969. Con un parere inedito

Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969, la Natività con i santi Lorenzo e Francesco di Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610), uno tra i più celebrati capolavori del pittore lombardo, veniva trafugata dal luogo in cui era collocata, l’oratorio di San Lorenzo a Palermo, e da allora non è mai più stata ritrovata. Sul clamoroso furto, attribuito alla mafia, si sono rincorse varie voci (tra le quali quelle più terribili che vogliono il dipinto andato distrutto), ma l’unica certezza è che, purtroppo, al momento non abbiamo piste sicure da seguire, e le speranze di ritrovare l’opera sono pressoché nulle. Malgrado le tristi circostanze, gli studi attorno al dipinto non sono certo cessati: tutt’altro.

Caravaggio, Natività con i santi Lorenzo e Francesco
Caravaggio, Natività con i santi Lorenzo e Francesco (1600; olio su tela, 268 x 197 cm; Palermo, già nell’oratorio di San Lorenzo, trafugata nel 1969)

 

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Intorno alla mostra “L’ultimo Caravaggio” delle Gallerie d’Italia

“Può esistere una storia dell’arte del Seicento senza Caravaggio”. Parla Alessandro Morandotti

Caravaggio, Martirio di sant'Orsola
Caravaggio, Martirio di sant’Orsola (1610; olio su tela, 143 x 180 cm; Napoli, Gallerie d’Italia, Palazzo Zevallos Stigliano)
Gallerie d’Italia di Milano presenta L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri. Napoli, Genova e Milano (nelle prossime ore verrà pubblicata la recensione di Finestre sull’Arte. Tre città a confronto per inquadrare e illustrare le vicende artistiche sviluppatesi nei tre decenni (1610-1640) successivi alla scomparsa di Michelangelo Merisi, cominciando proprio dall’estremo atto di Caravaggio: il Martirio di Sant’Orsola del 1610. Da qui, un confronto con gli artisti del tempo attraverso una cinquantina di opere, lungo un periodo storico-artistico diviso tra il naturalismo caravaggesco e l’esplosione trionfante del Barocco. Tra fascinazione e resistenza al nuovo e rivoluzionario linguaggio. Perché resistenza e indipendenza all’eredità meravigliosamente ingombrante (e feconda) di Caravaggio ci fu, come spiega la mostra. Quindi, tema cardine dell’esposizione: una storia dell’arte nell’Italia seicentesca senza Caravaggio può essere ed esistere. Parola al curatore, Alessandro Morandotti.

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Nulla di nuovo ma una lettura interessante di Modigliani in una mostra onesta e chiara.

Modigliani provvidenziale a Londra

Amedeo Modigliani alla Tate Modern di Londra. Ci voleva questa mostra, dopo il caso dei falsi sequestrati a Genova: per ristabilire, con sguardo lineare e qualità di prestiti, il canone di un artista che salda Brancusi e affetti della «community» parigina.

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La bella lettera degli archeologi al presidente del Fai

Lettera aperta ad Andrea Carandini

Ripubblichiamo la lettera che il Presidente Ass.ne Naz.le Archeologi scrisse circa un anno fa al Presidente del FAI

Al Professor Andrea Carandini

Caro Collega,

ho letto con attenzione il suo editoriale “Principi e Belle Addormentate”, apparso un paio di giorni fa sulla pubblicazione del FAI, prima che si sollevassero le proteste da parte delle Guide Turistiche professionali.

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La presunzione e le menzogne del FAI

Per il FAI nei Beni Culturali i volontari sono meglio dei professionistie Franceschini, ministro ancora per poco speriamo, plaude.

Leggete qui sotto l’articolo da lui pubblicato. Da professionista dei Beni Culturali e da cittadino mi associo a chi chiede le pubbliche scuse del FAI. Duole conoscereda parte di un’associazione senza dubbio benemerita una così squallida considerazione delle guide turistiche professionali. Se siete soci protestate!

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Scuola: importa come insegnare o cosa insegnare?

Salvatore Settis, Scuola, la catena del sapere spezzata

I professori. Negli ultimi decenni è passato il principio in base al quale si può insegnare solo a patto di sapere come, non che cosa. Così i contenuti si perdono, l’insegnamento diventa un rituale burocratico. Fra i tanti vaccini in giro, manca proprio quello oggi più urgente: il vaccino contro la politica personalistica, una peste berluscon-renziana. Se lo avessimo (e in dosi massicce) potremmo salvarci, tra l’altro, dal frivolo gioco di società detto “toto-ministri”. Quasi che, trovato il ministro, si risolvessero d’incanto i problemi dell’economia, della cultura, dell’ambiente, della sanità.

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Uno smacco a Parigi per Bernini e l’arte italiana

Il cavalier Bernini va a parigi

di STEFANO MALATESTA, La Repubblica,

NEL maggio del 1665 il sessantasettenne Gian Lorenzo Bernini, che fino ad allora non si era quasi mai mosso da Roma, arrivò in Francia accolto con onori simili a quelli che si rendevano ai principi del sangue. La sua scorta, pagata da Luigi XIV, era composta dal secondogenito dei suoi undici figli, dal suo disegnatore capo, da un aiutoscultore, da un cuoco, tre domestici, un corriere e il signor Mancini, corriere del Gabinetto reale.

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Ma i grandi musei sono in attivo? E il museo deve guadagnare? Come si mantengono Met e Louvre.

Nessun grande museo è “una macchina da soldi”. Tanto più se vuol fare soprattutto cultura.

Vittorio Emiliani in Articolo 21, 13 gennaio 2015

 

Uno degli slogan oggi più in voga per i nostri musei è questo: vanno sprovincializzati, vanno gestiti da manager, vanno resi redditizi, “macchine da soldi” più brutalmente (come disse tempo fa Matteo Renzi per gli Uffizi). Soldi, soldi, soldi, come in un famoso musical di Garinei e Giovannini, nel quale si citavano anche i romaneschi “papabraschi”, cioè i pagamenti a pronta cassa, fra Sette e Ottocento, della famiglia di papa Pio VI Braschi, promotore fra l’altro di Palazzo Braschi e del Museo Pio Clementino, i futuri Musei Vaticani.

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