Potenti e terragni frutti del naturalismo caravaggesco in un nuovo libro di Nicola Spinosa

Annunci ai pastori, un caso pittorico ruvido e selvaggio

di Gennaro de Luca, Alias, 12-9-2021

Maestro degli Annunci ai pastori,

Maestro degli Annunci ai pastori, “Annuncio ai pastori”, part., Birmingham, Museum and Art Gallery

Nicola Spinosa, “Il Maestro degli Annunci ai pastori e i pittori dal «tremendo impasto» (Napoli 1625-1650)”. Uno dei più pungenti problemi di area caravaggesca nella storia dell’arte meridionale Leggi tutto “Potenti e terragni frutti del naturalismo caravaggesco in un nuovo libro di Nicola Spinosa”

Il fatidico 1401

Il concorso del 1401 che ha cambiato la storia dell’arte: la sfida tra Ghiberti e Brunelleschi

di Federico Giannini e Ilaria Baratta, Finestre sull’arte 28-8-2021

Lorenzo Ghiberti, Sacrificio di Isacco (1401; bronzo, 45 x 38 cm; Firenze, Museo Nazionale del Bargello)

Per convenzione si fa iniziare il Rinascimento fiorentino con il celeberrimo concorso del 1401, quando due dei più grandi artisti del tempo, Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi, si sfidarono per la Porta Nord del Battistero di Firenze. Ecco come andarono le cose. Leggi tutto “Il fatidico 1401”

Una chimera per la propaganda medicea

Chimera, un auspicio etrusco per i Medici

di Raffaella Viccei, Alias, 27-8-2021

Arezzo, Chimera,  400 a.C. ca., Firenze, Museo Archeologico Nazionale, foto da:  R. Bianchi Bandinelli,  A. Giuliano, Etruschi  e Italici prima  del dominio di Roma, Rizzoli, 1985

Arezzo, Chimera, 400 a.C. ca., Firenze, Museo Archeologico Nazionale

Chimera di Arezzo. 15 novembre 1553, Arezzo: dalla terra rimossa per costruire un nuovo bastione a difesa della città, spuntò uno strano leone di bronzo, finemente eseguito, feroce nell’aspetto. Cosimo I lo volle sùbito a Firenze Leggi tutto “Una chimera per la propaganda medicea”

Il magnifico atleta lisippeo attualmente in America

La composta fierezza dell’efebo disputato del Getty

di Lorenzo Braccesi, Alias, 22-8-2021

L’Atleta vittorioso  del J. Paul Getty Museum di Malibu in una foto tratta da: Carol C. Mattusch,  The Victorious Youth, Getty Museum Studies  on Art, Los Angeles 1997

L’Atleta vittorioso del J. Paul Getty Museum di Malibu

Atleta vittorioso del Getty. Riemersa dal mare tra Numana e Fano nel 1964, la statua lisippea (o di scuola lisippea) era probabilmente diretta a Roma dalla Grecia. Finita sul mercato, l’ha acquistata il Getty: e non la restituisce all’Italia

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Il protervo guerriero di Capestrano

L’anima italica, ibrida e anti-classica, del Guerriero di Capestrano

di Maurizio Harari , Alias, 22-8-2021

Il Guerriero di Capestrano. «Lu mammocce», il ragazzotto di pietra, lo trovò Michele Castagna nel settembre 1934 in località Cinericcio, in uno di quei selvatici borghi abruzzesi arrampicati di roccia in roccia. È esposto a Chieti

Capestrano, L’Aquila, necropoli, statua  di guerriero, VI sec. a.C., Chieti, Museo Nazionale,  foto da:  R. Bianchi Bandinelli,  A. Giuliano, Etruschi  e Italici prima  del dominio di Roma, Rizzoli, 1985
Capestrano, L’Aquila, necropoli, statua di guerriero, VI sec. a.C., Chieti, Museo Nazionale, foto da: R. Bianchi Bandinelli, A. Giuliano, Etruschi e Italici prima del dominio di Roma, Rizzoli, 1985

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Masaccio il grande

La Cappella Brancacci: il nuovo sguardo della pittura

di Francesca Interguglielmi, Finestre sull’arte, 29-7-2021

La parete sinistra

A Firenze, nella zona dell’Oltrarno, tra i tanti magnifici luoghi che si possono visitare, uno venne descritto dal pittore neoclassico Jean-Auguste-Dominique Ingres come “vera culla della pittura”. Si tratta della Cappella Brancacci, che si trova all’interno della chiesa di Santa Maria del Carmine. Questa cappella fu sotto il patronato della famiglia fiorentina dei Brancacci a partire dalla seconda metà del XIV secolo fino al 1780, passando poi ai Riccardi. Leggi tutto “Masaccio il grande”

L’arroganza dei politici cancella un capolavoro settecentesco e insulta ogni principio di tutela e restauro

Le metamorfosi di Calatrava: la chiesa ora è un videogioco

di Tomaso Montanari, Emergenza Cultura, 27-7-2021

Immaginiamo che la direttrice del Bargello chieda a Jeff Koons di reinterpretare il Bacco di Michelangelo: e che quello si metta a dorarne i capelli, colorandogli sul marmo un paio di brache rosse da topolino. O che il direttore delle Gallerie dell’Accademia di Venezia chieda a Damien Hirst di risemantizzare la Tempesta di Giorgione, e che quello la metta in una teca stagna e la cali in una vasca piena di squali vivi. E che entrambi questi interventi vengano decisi appunto dai direttori autonomi, senza consultare i loro stessi consigli scientifici, né le soprintendenze e i comitati tecnico-scientifici ministeriali. E che siano interventi senza una data di conclusione. E, naturalmente, che vengano inaugurati dal ministro per i Beni culturali. Ebbene, è esattamente quello che è successo alla chiesa di San Gennaro (1745-1776) nel Bosco di Capodimonte a Napoli, un’opera di un grandissimo architetto del tardo barocco: Ferdinando Sanfelice. Leggi tutto “L’arroganza dei politici cancella un capolavoro settecentesco e insulta ogni principio di tutela e restauro”

La luce mistica dell’Angelico

L’Annunciazione di Cortona del Beato Angelico: luce divina che si riflette sulla terra

di Federico Giannini, Finestre sull’arte, 25-7-2021

Beato Angelico, Annunciazione (1434-1436 circa; tempera su tavola, 175 x 180 cm; Cortona, Museo Diocesano)

È una delle più belle annunciazioni del Beato Angelico (Giovanni da Fiesole, al secolo Guido di Pietro; Vicchio, 1395 circa – Roma, 1455): l’Annunciazione di Cortona. Osservandola, si comprende la natura dell’arte del grande frate-pittore.

Quale posto occupa il Beato Angelico nello sviluppo dell’arte italiana? Se lo domandava Pavel Pavlovič Muratov nel 1929. Ed è una domanda alla quale tanti studiosi, in maniera più o meno esplicita, han tentato di dare una risposta, cercando di spiegare le ragioni sottese a quell’arte così devota, così religiosamente ispirata, talvolta così visionaria, tanto da essere a lungo bollata, a torto, come una specie d’ultimo bagliore tardogotico. Leggi tutto “La luce mistica dell’Angelico”

Qundo il restauro è corretto: Mantegna al Poldi Pezzoli

Andrea Mantegna, la Madonna col Bambino del Poldi Pezzoli: il racconto di un restauro

Finestre sull’arte, 10-7-2021

Andrea Mantegna, Madonna col Bambino (1490-1499; tempera magra su tela, 35,5 x 45,5 cm; Milano, Museo Poldi Pezzoli). Dopo il restauro

La Madonna col Bambino di Andrea Mantegna del Poldi Pezzoli di Milano era stata pesantemente alterata nell’Ottocento: il restauro condotto tra il 2019 e il 2020 ha permesso di recuperare i suoi valori originali. Ecco come si è svolto l’importante intervento.

Un restauro ottocentesco aveva alterato a tal punto l’aspetto della Madonna col Bambino di Andrea Mantegna (Isola di Carturo, 1431 – Mantova, 1506) conservata al Museo Poldi Pezzoli di Milano da renderla particolarmente difficile da giudicare: autore del restauro è stato uno dei più grandi pittori del primo Ottocento italiano, Giuseppe Molteni (Milano, 1800 – 1867), che però era intervenuto sull’opera in maniera invasiva, tanto che risultava impossibile capire a quale periodo dell’attività di Mantegna risalisse il dipinto. Si tratta di una delle opere più intime dell’artista veneto, parte di una produzione destinata alla devozione privata: la Madonna tiene il Bambino sulle ginocchia, stringendolo delicatamente tra le braccia per non farlo cadere, accarezzandolo e chinando la testa per sfiorare quella del figlio, con lo sguardo che pare quasi perso, malinconico, come se la Vergine stia presagendo il destino del Bambino.

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Pittura al femminile: aspirazioni e limiti della mostra di Milano

Le Signore dell’Arte a Milano: meriti e limiti della mostra sulle artiste di Cinque e Seicento

di Federico Giannini, Finestre sull’arte, 13-7-2021

Sala della mostra

Recensione della mostra “Le Signore dell’Arte. Storie di donne tra ‘500 e ‘600”, a Milano, Palazzo Reale, dal 2 marzo al 25 luglio 2021.

Per una coincidenza fortuita, la ricca mostra Le Signore dell’arte, la rassegna con cui Palazzo Reale a Milano compone una profumatissima antologia di pittura al femminile tra Cinque e Seicento, cade a cinquant’anni esatti di distanza dalla pubblicazione d’un saggio senza il quale forse anche quest’esposizione non sarebbe mai nata: risale al 1971 la pubblicazione di Why Have There Been No Great Women Artists?, lo studio con cui Linda Nochlin dava di fatto avvio alla moderna ricerca storica sulle donne nell’arte, e che avrebbe portato, cinque anni dopo, alla mostra Women Artists: 1550-1950, la prima indagine di vasto respiro sull’argomento, capace di percorrere quattro secoli di storia attraverso l’opera d’ottantatré donne.

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