Un libro sull’ultimo imperatore pagano

Giuliano, da Apostata a idealtipo dell’imperatore illuminato

Storiografia antica. Restauratore anacronistico o riformista? Autocrate o modello di modernità? Una biografia (con novità) fa luce sulla controversa figura di Giuliano: Arnaldo Marcone, Salerno Editrice

Doppia maiorina di Antiochia, Giuliano imperatore (360-363), busto diademato, drappeggiato e corazzato

Probabilmente nessun personaggio antico custodisce il proprio segreto più caparbiamente dell’imperatore Giuliano: rampollo della dinastia cristiana dei Costantinidi eppure estremo, fervente cultore degli dèi pagani, spirito contemplativo e al contempo coraggioso combattente, filosofo votato all’ascetismo ma spesso preda di impulsività e superstizione, l’imperatore morto poco più che trentenne nel 363 d.C. ha rappresentato un enigma per i contemporanei così come per i posteri, da sempre vittime del suo fascino. Leggi tutto “Un libro sull’ultimo imperatore pagano”

Ingres a Palazzo Reale: una recensione che invita a vedere gli aspetti positivi di una mostra un po’ deludente

Ingres a Palazzo Reale, una mostra che sottolinea la modernità del neoclassicismo francese

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Il sogno di Ossian (1813; olio su tela, 348 x 275 cm; Montauban, Musée Ingres)
Si presenta con una spinta innovativa, fin dalla sua prima sala, l’esposizione dedicata a Jean-Auguste-Dominique Ingres (Montauban, 1780 – Parigi, 1867), allestita a Milano, a Palazzo Reale, e visitabile fino al 23 giugno 2019. Intenzione della mostra, come dichiarato nel catalogo della stessa e nel primo pannello esplicativo del percorso espositivo, è “rendere alla pittura e alla scultura degli anni 1780 – 1820 la sua forza innovativa, e volendo osare il suo romanticismo precursore” e presentare per la prima volta al pubblico italiano la produzione artistica di Ingres, artista tra i maggiori esponenti della pittura neoclassica, “superando definitivamente una visione corrente e peggiorativa del Neoclassicismo”.

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Sopravvissuto e invecchiato nella felicità travolgente del colore: mostra su David Hockney

Hockney, lo Yorkshire sotto il sole di Arles

A Amsterdam, Museo van Gogh, la mostra “Hockney/van Gogh”. L’intenso omaggio dell’artista inglese al pittore di Zundert, modello nella ricerca della campitura cromatica pura e abbacinante. Ma mentre in Vincent van Gogh il colore si associa a una vertigine drammatica, in Hockney è fonte di una felicità a pieni polmoni, ancora di più in vecchiaia

David Hockney,

David Hockney, “More Felled Trees on Woldgate”, 2008

Per un pittore ammiratore incondizionato di Van Gogh come l’inglese David Hockney (1937), poter allestire una propria personale al Van Gogh Museum di Amsterdam è certamente la realizzazione del sogno di una vita. E nessuno, del resto, dubitava che tale privilegio se lo fosse meritato, vista la caratura dell’artista e il legame tutt’altro che tangenziale tra i rispettivi esiti pittorici e l’urgenza espressiva di entrambi. Hockney non ha mancato di esplicitare in più occasioni il proprio amore incondizionato per il pittore olandese e una particolare consonanza. Del resto, come lui stesso ricorda, anche la sua produzione deve molto a un trasferimento: dalla luce brumosa e filtrata del freddo paese d’origine, Bradford nello Yorkshire, a quella abbacinante di una città calda d’elezione: Los Angeles, in California. Un mutamento di luci e scenari dirimente, che ne accese la pittura, esattamente come era avvenuto per Van Gogh all’arrivo ad Arles.

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In margine alla mostra di Verrocchio a Firenze: sulla Madonna attribuita a Leonardo

Antonio Rossellino o Leonardo? Sulla statuetta del Victoria and Albert Museum di Londra

Antonio Rossellino/Leonardo, Madonna col Bambino (terracotta, 49 x 27 x 24,5 cm; Londra, Victoria and Albert Museum)
Antonio Rossellino/Leonardo, Madonna col Bambino (terracotta, 49 x 27 x 24,5 cm; Londra, Victoria and Albert Museum)
Un recente intervento di Francesco Caglioti ha richiamato l’attenzione su una piccola scultura conservata in una sede illustre, il Victoria and Albert Museum di Londra. La statuetta, riferita tradizionalmente ad Antonio Rossellino, potrebbe annoverarsi secondo Caglioti fra le opere giovanili di Leonardo realizzate nell’ambito della Bottega di Andrea del Verrocchio. La proposta ha avuto una peculiare risonanza in rapporto al nome dell’artista di cui si celebra il centenario, e merita di essere considerata con attenzione come tutte le ipotesi ben fondate e destinate a promuovere il dibattito, distinguendola dal ciarpame, a volte indecente, che settimanalmente trova spazio sulla stampa.

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Cosa vediamo quando visitiamo un monumento? Il caso Notre Dame

Notre-Dame un falso storico? Discutiamone

Eugène-Emmanuel Viollet-le-Duc e la questione dell’autenticità. Siccome la Storia è scritta nell’entità materiale di un edificio, l’incendio di Notre-Dame ha distrutto un pezzo cospicuo della sua storia: nella quale primeggia il ruolo dell’architetto ottocentesco

La cattedrale di Notre-Dame in una foto di Édouard Baldus, anni sessanta dell’Ottocento. Dentro il testo, Eugène Viollet-le-Duc fotografato in tre pose diverse da Félix Nadar, 1878

La cattedrale di Notre-Dame in una foto di Édouard Baldus, anni sessanta dell’Ottocento

Gli edifici come la cattedrale di Parigi sono parte di quanto viene definito patrimonio culturale tangibile; ma hanno anche una portata culturale ben più ampia. L’edificio di fatto costituisce un’entità materiale, di cui avremmo voluto conservare tutti i singoli elementi che hanno fatto sì che fosse riconosciuto e percepito come tale, cioè un edificio denso di stratificazioni e un bene universale.

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Le appassionanti vicende suscitate dal nome di Leonardo: il mercato condiziona tutto

 

Che fine ha fatto il Salvator mundi attribuito a Leonardo?

Il Salvator mundi prima di essere messo all’asta da Christie’s a New York, ottobre 2017. (Carl Court, Getty Images)
Il 5 marzo 2008, il giorno del suo compleanno, Martin Kemp, professore di storia dell’arte all’università di Oxford vicino alla pensione, riceve una email. Kemp, uno dei massimi esperti di Leonardo da Vinci, è un garbato signore con capelli nero pece molto curati, che ama vestire con una certa eleganza. Abituato ad essere bombardato ogni giorno da decine di messaggi sul tema a cui ha dedicato la sua vita accademica, è solito rispondere con una fredda cortesia che lascia intendere che non ci saranno altre risposte.

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Preziose riflessioni di Gigetta Dalli Regoli sulla mostra del Verrocchio a Firenze

Verrocchio, il maestro di Leonardo. Postilla, ovvero considerazioni sulla mostra di Palazzo Strozzi

Il testo che segue è un’anteprima dell’articolo della studiosa Gigetta Dalli Regoli che sarà pubblicato prossimamente sulla rivista scientifica “Critica d’arte”: considerazioni sulla mostra “Verrocchio, il maestro di Leonardo” a Palazzo Strozzi, dal 9 marzo al 14 luglio 2019.

Gigetta Dalli Regoli, 26-4-2019, in Finestre sull’Arte

A sinistra: Verrocchio, Madonna col Bambino benedicente, particolare (Firenze, Museo del Bargello). A destra: Attribuita A Leonardo, Madonna col Bambino ridente, particolare (Londra, Victoria and Alberet Museum)

Il prezioso complesso dei materiali riuniti per la mostra Verrocchio, il maestro di Leonardo ha offerto l’opportunità di riflettere e di proporre ulteriori approfondimenti, come avviene per ogni manifestazione di elevato livello scientifico.

La documentazione relativa alla personalità e all’opera del Verrocchio è piuttosto consistente, anche se discontinua, e il dibattito critico pertinente è stato lungo e vivace. Ho già espresso alcuni apprezzamenti e alcune perplessità sulla mostra, e nondimeno vorrei chiarire meglio le ragioni delle mie riserve: non per elaborare una recensione, che comporterebbe una considerazione di tutte le tematiche affrontate dalla mostra, bensì per segnalare alcuni problemi ancora aperti e qualche lacuna. La rassegna di Palazzo Strozzi mi ha in ogni caso consentito una esperienza unica, e di ciò non posso che essere grata ai curatori e agli organizzatori.

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Ho visitato la mostra di Verrocchio a Firenze: una delle migliori degli ultimi tempi

Verrocchio maestro di Leonardo, la prima monografica sul grande artista tra capolavori e nuove attribuzioni

di Federico Giannini, Finestre sull’arte, 16-3-2019

Una sala della mostra Verrocchio. Il maestro di Leonardo

Malgrado la figura del Verrocchio (Andrea di Michele di Francesco Cioni; Firenze, 1435 circa – Venezia, 1488) sia universalmente ritenuta tra le più significative della storia dell’arte e i suoi conseguimenti siano riconosciuti come base da cui sarebbe scaturito il Rinascimento maturo (ovvero quello che, con definizione vasariana, si è usi denominare “maniera moderna”), poche sono state le occasioni espositive in cui s’è potuto dar conto delle innovazioni introdotte dal grande maestro fiorentino, del primato da lui raggiunto nel contesto della Firenze laurenziana, dell’evoluzioni del gusto da lui determinato, del decisivo ruolo che la sua bottega ricoprì nell’ambito della formazione d’una vasta schiera d’artisti d’importanza tutt’altro che secondaria (basti pensare al solo Leonardo da Vinci).

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Esporre capolavori non basta a giustificare una mostra: Antonello a Milano

Antonello da Messina a Milano: una mostra inutile, imbarazzante e agiografica

Pubblico alla mostra Antonello da Messina a Milano, Palazzo Reale
Pubblico alla mostra Antonello da Messina a Milano, Palazzo Reale

Uno dei primi contributi in cui ci s’imbatte scorrendo il catalogo della mostra Antonello da Messina, in corso al Palazzo Reale di Milano fino al prossimo 2 giugno, è uno scritto di Roberto Alajmo, che com’è risaputo di mestiere fa lo scrittore e il drammaturgo, ma che per l’occasione ha deciso di vestire i panni dell’iconologo per avventurarsi in un’analisi dell’iconografia dell’Ecce Homo nella produzione di Antonello da Messina (Messina, 1430 circa – 1479). Già il fatto di trovare, nel catalogo d’una mostra d’arte del Quattrocento, un testo redatto da chi per professione s’occupa di libri e di teatri e non di quadri antichi, potrebbe portare i più a manifestare qualche primo cenno di disappunto.

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Ancora un libro, interessante, su Francesco

Francesco, identikit mobile tra storia, arte e mito

22 saggi sulla fortuna di San Francesco. Un volume di Carocci rivisita la figura di Francesco da Assisi dai romanzi ai libri per ragazzi, dal cinema ai santini, dalla teologia all’iconografia: lo curano Marina Benedetti e Tomaso Subini

Pedro de Mena y Medrano (1628-1688),  San Francesco, part., 1663, Toledo, Cattedrale
Pedro de Mena y Medrano (1628-1688), San Francesco, part., 1663, Toledo, Cattedrale

“Uomo di grande eloquenza, lieto in volto, di sguardo benigno, immune da indolenza, privo di arroganza. Di statura media tendente al basso, testa media e rotonda, viso allungato e sporgente, fronte piatta e piccola, occhi di media grandezza, neri e semplici, capelli scuri, sopraccigli diritti, naso regolare, sottile e diritto, orecchie accostate ma piccole, tempie piane, lingua pacifica, infuocata e tagliente, voce vigorosa, dolce, chiara e sonora, denti uniti, bianchi e regolari, labbra non grandi e sottili, barba nera e rada, collo sottile, spalle diritte, braccia corte, mani esili, dita lunghe, unghie sporgenti, gambe sottili, piedi piccoli, pelle delicata, poca carne, abito ruvido, sonno brevissimo, mano grandissima». Così è ritratto Francesco di Assisi nella prima Vita di Tommaso da Celano.

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