Conversazione su Rubens, Bernini e gli inizi del Barocco

Conversazione: La Galleria Farnese dei Carracci e gli esordi di Bernini

La travolgente Galleria Farnese segna l’apogeo della riforma carraccesca della pittura e apre le porte dell’estetica barocca. Negli stessi anni il giovane Rubens, mettendo a punto elementi carracceschi e caravaggeschi, inserisce in pittura una tenerezza mai vista prima. E poco dopo esordisce, ancora quasi bambino, il travolgente talento di Gianlorenzo Bernini, il massimo creatore del Seicento.

Data: giovedì 25 gennaio
ora: 14,45
luogo: via terraggio 1
quota di partecipazione: euro 13, studenti euro 5
E’ possibile acquistare i cd con le precedenti lezioni: 15 € completo, 5 € solo immagini

 

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Consigli di lettura sul barocco: un saggio chiave e un’agile introduzione

Arte e architettura in Italia 1600-1750

Rudolf Wittkower

Editore:Einaudi
Anno edizione:2005 (1 ed 1957)

Formato:Tascabile

EAN: 9788806177089

€ 23

“Arte e architettura in Italia”, la cui ultima revisione risale a più di quarant’anni fa, poco prima della morte del suo autore, resta un’opera inattaccabile al passare del tempo, che per fortuna Einaudi continua a ristampare. E’ la migliore sintesi del periodo barocco-rococò dell’arte italiana, con straordinari singoli capitoli densi ma ottimamente leggibili su Bernini (Wittkower ne è considerato tuttora il massimo studioso del ‘900), Borromini, Pietro da Cortona, disquisizioni più sintetiche (ma approfondite nelle note!) degli altri artisti e una visione eccellente della multiculturalità del barocco italiano (dal Trentino alla Sicilia, per intendersi). L’autore fu un grande protagonista di quella riscoperta del Barocco italiano che, tra gli strali degli alfieri del Rinascimento come Berenson, ebbe alfieri i grandi studiosi del mondo germanico emigrati in Inghilterra e in America per le persecuzioni razziali (Wittkower stesso, Otto Kurz, Ernst Gombrich…) e soprattutto lo straordinario Warburg Institute, trapiantato a Londra dalla natia Amburgo negli anni ’30 per lo stesso motivo.

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Ancora 8 giorni per vedere una mostra interessante

‘Giuseppe Diotti. Un protagonista dell’Ottocento in Lombardia’ a Casalmaggiore, Museo Diotti, fino al 28 gennaio 2018

Giuseppe Diotti, “primo pittore lombardo” tra neoclassico e romantico in mostra nella sua casa-museo

, in Finestre sull’Arte

Una sala della mostra "Giuseppe Diotti. Un protagonista dell

Non è facile trovare una mostra allestita nello stesso luogo in cui l’artista visse e realizzò parte delle sue opere: è questo un punto di forza per la rassegna che Casalmaggiore, piccolo comune poco distante da Cremona, dedica fino al 28 gennaio a uno dei suoi figli più illustri, Giuseppe Diotti (Casalmaggiore, 1779 – 1846). Artista glorificato nella sua epoca, tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, tanto da meritarsi gli onori di Defendente Sacchi, tra i più importanti e autorevoli critici d’arte a lui contemporanei, che nel 1832 scrisse: “Diotti è il migliore pittore lombardo e alcuni credono anche il migliore che dipinga in Lombardia: la moda dà la palma ad Hayez e a Pelagi, forse il tempo la darà a Diotti…”: tuttavia, dopo la sua scomparsa fu trascurato dalla critica e oggi, purtroppo, pochi lo ricordano.

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Una interessante riflessione sui presunti successi della riforma dei musei

Per una lettura ponderata dei 50 milioni di visitatori nei musei: ecco i veri effetti della riforma

in Finestre sull’arte

Nei giorni scorsi, il ministro Dario Franceschini ha sciorinato, con toni decisamente enfatici, i dati relativi agli afflussi nei musei italiani nel 2017: si parla d’un primato di 50 milioni di visitatori che, lo scorso anno, si sono recati nei nostri istituti statali, garantendo incassi che hanno superato i 193 milioni di euro. Cifre che mai s’erano toccate prima: pertanto, non si vuol negare al ministro la constatazione d’aver fatto siglare un record di visitatori e d’introiti mai toccato da quando sono cominciati i rilevamenti statistici del Ministero dei Beni Culturali (e del quale siamo tutti contenti). Tuttavia, al di là dei semplici trionfalismi, che non ci appartengono, è quanto mai doveroso contestualizzare i dati per fornire una lettura che sia la più possibile imparziale e oggettiva, che non si limiti a riportare in modo acritico i grafici che giungono dall’ufficio statistiche del ministero e, viceversa, cerchi d’interpretarli onde verificare se davvero i risultati sono merito, come il ministro ha dichiarato in avvio del comunicato stampa, della riforma Renzi-Franceschini, oppure in quali modi la riforma abbia effettivamente condizionato i flussi dei visitatori.

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Incontro giovedì 18 gennaio: Annibale Carracci e le origini del Barocco

Realtà e finzione, conoscenza e commozione.

Un incontro che, partendo da Caravaggio e dal suo “antagonista” Annibale Carracci, sonda l’humus culturale e artistico da cui si sviluppò il grandioso fenomeno che fu definito Barocco. Non un incontro monografico dedicato al bolognese, ma una discussione di più ampio respiro.

Luogo: Via Terraggio 1

Orario: giovedì 18 gennaio ore 14,45

Quota di partecipazione: 13 euro, studenti 5 euro.

Vedi il programma completo delle iniziative qui

La mostra di Bernini alla Galleria Borghese: una buona mostra ma in un luogo non idoneo

La mostra di Bernini alla Galleria Borghese di Roma, tra alti e bassi

dal 1° novembre 2017 al 20 febbraio 2018.

Sono passati quattrocento anni esatti da quando un appena diciannovenne Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 1598 – Roma, 1680) consegnò, al cardinal Maffeo Barberini, il futuro papa Urbano VIII, il San Sebastiano oggi al Thyssen-Bornemisza di Madrid: tanto giovane era l’artista, che fu il padre a dover riscuotere il pagamento. “A dì 29 dicembre scudi cinquanta moneta buoni al sudetto [Pietro Bernini] pagati per prezzo di una statua di marmo bianco di un san Bastiano”: così recita, in maniera inequivocabile, il documento rinvenuto nel 1998 che ha permesso di datare l’opera in seguito finita in Spagna, nonché di confermarne senza dubbio alcuno la committenza barberiniana. È invece trascorso un ventennio dal giorno d’inizio estate in cui il luogo che accoglie la più alta e densa concentrazione mondiale d’opere berniniane, ovvero la Galleria Borghese di Roma, riaprì i battenti dopo un lungo restauro che per sedici anni l’aveva tenuto chiuso. Naturale, dunque, attendersi che questo doppio anniversario venisse celebrato nella maniera più acconcia: una grande mostra su Bernini, che giunge nelle sale della Galleria Borghese vent’anni dopo la mostra sul Bernini giovane allora organizzata al fine di festeggiare la riapertura di quella che fu un tempo la residenza del cardinal Scipione Borghese.

Puoi il seguito dell’interessante articolo, con immagini delle opere esposte e una valida disamina critica dei pro e dei contro della mostra stessa cliccando qui

Pietro e Gian Lorenzo Bernini, Fauno molestato da putti

 

 

Musei anno record: come leggere i dati

Il record dei musei e quello del giornalismo

Rispondo con molto piacere all’esemplare giornalista Marco Frittella, che ritwitta questo cinguettio del Mibact: «Il bilancio della riforma dei #museitaliani è eccezionale: in 4 anni +12 mln di visitatori (+31%) e +70 mln di euro di incassi (+53%). Risorse preziose per la tutela che tornano ai musei con un sistema che premia le migliori gestioni e garantisce le piccole realtà”», chiosandolo così: «Non ditelo a @tomasomontanari, gli dareste un dolore». E lo tranquillizzo: caro Frittella, grazie del pensiero. Ma, davvero, ho avuto dolori peggiori. Per esempio mi addolora che tanti giornalisti italiani preferiscano servire come ufficio stampa del potere invece che provare ad esercitare un minimo di senso critico.

Nel caso specifico di fronte alla grancassa di Dario Franceschini un quarto potere degno di questo nome potrebbe farsi come minimo tre domande.

La prima, per chi amasse ancora un po’ il giornalismo di inchiesta: come sono raccolti questi dati? Quanto sono attendibili quelli, per esempio, delle domeniche gratuite? Quanto sono verificabili i dati differenziali di siti senza uno storico di accessi degli anni precedenti? Quanto ci si può fidare dei concessionari titolari delle biglietterie. Assicuro che le sorprese non mancherebbero.

La seconda, per un giornalismo culturale ancora degno di questo nome. Qual è il senso di questo trionfalismo in un Paese che non riesce ancora a tirar su le macerie del patrimonio culturale del cratere del sisma dell’Italia centrale? Nel Paese in cui una città come Napoli ha oltre duecento chiese monumentali chiuse? Nel Paese con un’enorme fuga di cervelli di archeologi e storici dell’arte e in cui il Mibact ricorre su larga scala allo schiavismo mascherato da volontariato? Nel Paese in cui quegli stessi musei sono scatole vuote, incapaci di fare ricerca e di produrre conoscenza. Non sarebbe forse il caso di allargare la focale e rimettere in contesto l’autoelogio di Franceschini?

E poi la terza. La più semplice, la più centrale. Ammettiamo che tutti i dati siano veri e che siano degni di tanta lode: siamo però sicuri che il destinatario degli elogi dovrebbe essere colui che oggi chiama così fragorosamente gli applausi?

E cioè: qual è il nesso tra il record dei musei e la riforma dei musei? I dati presenti sulla pagina delle statistche Mibact certificano ciò che tutti gli addetti al lavoro sanno: il trend dei visitatori dei musei italiani è in crescita costante dal 2000 ad oggi, senza interruzioni e senza impennate. E nessuno dei visitatori attuali va al Colosseo o agli Uffizi perché c’è stata la riforma Franceschini. Se avessero avuto un ufficio stampa altrettanto buono, anche Sandro Bondi o Giancarlo Galan avrebbero potuto rivendicare la loro fetta di incremento (del tutto indipendente dal loro discutibile operato, ovviamente). La controprova? Lo stesso trend di aumento riguarda i Musei Vaticani: sui quali non credo che la riforma Franceschini possa granché (Deo gratias). Sarebbe possibile (e interessante) ricostruire la storia degli accordi sindacali che hanno permesso di prolungare gli orari di apertura dei vari monumenti e musei: gli unici interventi dei vari ministri che abbiano davvero inciso su numeri altrimenti dettati dai flussi internazionali del turismo. A proposito dei quali, forse sarebbe il caso di domandarsi se la crisi del turismo in Francia, Spagna e Nordafrica legata al terrorismo internazionale e il conseguente boom del turismo italiano non abbiano contato appena più della riforma Franceschini nell’aumentare gli ingressi degli ultimi mesi nei musei italiani.

Ma mi rendo conto che un giornalismo che si facesse e facesse tutte queste domande rischierebbe di dare un dolore al ministro Franceschini. È forse per questo che si leggono davvero pochissime analisi critiche come questa, assai equilibrata e seria, di Gregorio Botta.

Molto meglio ritwittare i cinguettii del signor ministro, e prendersela con quei pochi gufi disfattisti che proprio non vogliono capire che viviamo sotto il migliore dei governi possibili.

Tomaso Montanari, blog Articolo 9, La Repubblica, 6 grnnaio 2018