La luce, magia di Canaletto e Guardi

Canaletto e Guardi forever

di Fabrizio Magani, Finestre sull’arte, 18-6-2022

Canaletto, Chiesa del Redentore (1746 circa; olio su tela, 47,4 x 77,3 cm; Londra, Moretti Fine Art)

Il vedutismo settecentesco conobbe due grandi protagonisti: il Canaletto e Francesco Guardi. Canaletto ebbe una fortuna continua, mentre Guardi fu riscoperto solo agli inizî del Novecento. Due pittori così vicini, ma che intesero la veduta in maniera profondamente diversa.

Che colpo per il vecchio Luca Carlevarijs questa storia. Era a Venezia da diverso tempo dedito al paesaggismo pittoresco e perciò era anche il principale specialista nella veduta topografica, genere che coltivò col merito dello studio tecnico-scientifico riconosciutogli da più parti. Sembra essere, nella parte finale del Seicento, il più dotato dal punto di vista della preparazione, tanto da far pensare che fosse motivato sui problemi della meccanica della composizione richiesta dalla ricognizione topografica dei luoghi. Difatti, il ritratto dell’artista maturo fattogli da Bartolomeo Nazzari (Oxford, Ashmolean Museum) mostra la strumentazione di cui si circondava abitualmente, mappamondo, compasso, misuratori, testi scientifici e, solo più defilata, la tavolozza. Leggi tutto “La luce, magia di Canaletto e Guardi”

Ascesa e declino di un’Architettura razionalista: il ‘caso’ di Sabaudia

Sabaudia, un paesaggio italiano

di Francesco Montuori, aboutartonline, 2018

A pochi mesi dall’inaugurazione della nuova città di Sabaudia, il 15 aprile del 1934 dopo 233 giorni di lavori, Marcello Piacentini le dedica, nel giugno di quello stesso anno, un numero della rivista Architettura. L’introduzione di Piacentini è sorprendente per acutezza ed attualità.

Piacentini coglie il valore permanente, quanto ancor oggi noi tutti apprezziamo della nuova città:

Sabaudia ha avuto il merito di rispecchiare in pieno uno dei caratteri più tipici e significativi della formazione architettonica moderna … considerando prima della tipologia degli edifici, la connessione con l’ambiente”. E aggiunge: “ L’insieme edilizio  è inserito nella natura circostante; le masse sono abilmente composte, così che per le ampie fratture penetri ovunque il paesaggio … come quello del Circeo e del lago di Paola.”

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Pontormo: l’insostenibile leggerezza dell’essere

La Deposizione del Pontormo, un capolavoro anticonformista che rompe con la tradizione

La “Deposizione” del Pontormo, conservata nella chiesa di Santa Felicita a Firenze, è considerata uno dei capolavori fondanti del Manierismo. È di sicuro un’opera anticonformista che segna un netto distacco dalla tradizione.

È ormai riconosciuto il ruolo della Deposizione del Pontormo (Jacopo Carucci; Pontorme di Empoli, 1494 – Firenze, 1557) come capolavoro fondante di quel periodo storico che nella manualistica è detto “Manierismo”, malgrado l’opera possa esser letta anche (e forse soprattutto) come un capitolo a sé, come frutto dell’ingegno di un artista che, pur essendo figlio del suo tempo, non è incasellabile ed è oltremodo difficile da categorizzare. Il dipinto, commissionato allo stravagante artista empolese nel 1525 dal banchiere Ludovico Capponi per la cappella di famiglia, appena acquistata, nella chiesa di Santa Felicita a Firenze, era pronto nel 1528, quando raggiunse la cappella Capponi che fu ulteriormente decorata dall’artista con un Dio Padre nella cupoletta (oggi perduto), e con i tondi dei quattro evangelisti, realizzati assieme al Bronzino, nei pennacchi (per quanto possiamo ricostruire su basi stilistiche, il Pontormo si occupò del San Giovanni e lasciò gli altri al giovanissimo allievo). Leggi tutto “Pontormo: l’insostenibile leggerezza dell’essere”

Donatello a Firenze

Donatello, confronti e ricezione per il grande proteiforme

di Daniele Rivoletti, Alias, 22-5-2022

A Firenze, Palazzo Strozzi e Museo del Bargello, “Donatello. Il Rinascimento”, a cura di Francesco Caglioti, con Laura Cavazzini, Aldo Galli, Neville Rowley. La mostra offre un esempio di metodo nel delucidare l’ardore sperimentale dello scultore in relazione ai contemporanei e ai posteri. Da Masaccio a Paolo Uccello a Mantegna, a Michelangelo, la dovizia degli accostamenti in linea con la migliore tradizione (Luciano Bellosi) Leggi tutto “Donatello a Firenze”

Quando le opere d’arte dovrebbero essere restituite

Prestiti di opere d’arte, la Sicilia dà lezioni: generosa con la Grecia, succube con il Met

di Silvia Mazza, Finestre sull’arte, 10-1-2022

Gli Argenti di Morgantina

Ha fatto molto rumore la notizia della restituzione temporanea del frammento di Palermo alla Grecia da parte della Sicilia. Ma al contempo la regione rinuncia, per 4 anni ogni 40 anni, al Tesoro di Morgantina.

L’accordo tra la Sicilia e la Grecia sul prestito temporaneo finalizzato alla definitiva restituzione del frammento di una lastra appartenente al fregio orientale del Partenopee, il cosiddetto “Reperto Fagan”, attualmente custodito al museo Salinas di Palermo, è un chiaro esempio di strabismo in politica culturale internazionale della Regione, che applica in modo creativo l’articolo 67 del Codice dei Beni culturali con i fratelli ellenici e lo disattende a proprio svantaggio (!) con gli americani del Met, dovendo rinunciare, ogni 4 anni e per 40 anni, ai preziosi Argenti di Morgantina, costretti ad essere sottoposti a un pendolarismo che ne mette a rischio la conservazione. Oltretutto la Sicilia, in forza di una norma regionale, è l’unica regione in Italia in cui a decidere dei prestiti extra territoriali non sono i tecnici, ma la giunta di governo, assessori come quelli alla Salute, alla Famiglia, all’Agricoltura. Un assurdo sancito per legge. Leggi tutto “Quando le opere d’arte dovrebbero essere restituite”

Lorenzetti a Siena: non solo in Palazzo Pubblico

Uno straordinario episodio d’arte francescana a Siena: il ciclo di Pietro e Ambrogio Lorenzetti

di Francesca Interguglielmi, Finestre sull’arte, 12-11-2020

Ambrogio Lorenzetti, Martirio dei francescani, dettaglio

Scoperti alla metà del XIX secolo, gli affreschi di Pietro e Ambrogio Lorenzetti nella basilica di San Francesco a Siena sono un singolare episodio di arte francescana in città, descritto secondo una particolare iconografia.

All’interno della Basilica di San Francesco a Siena, in due cappelle laterali del transetto sinistro, si trovano tre grandi dipinti murali che, insieme ad alcuni altri frammenti attualmente musealizzati, sono la preziosa testimonianza di quanto rimane del ciclo realizzato da Pietro e Ambrogio Lorenzetti nella sala capitolare dell’attiguo convento francescano. Vennero scoperti fortuitamente sotto uno strato di scialbo poco dopo la metà del XIX secolo, in un ambiente che in quel momento era adibito a officina di fabbro, e furono da subito giudicate di grande pregio e interesse. L’ex convento francescano stava per essere trasformato nel nuovo seminario vescovile (in particolare, l’antica sala capitolare sarebbe diventata il nuovo refettorio), così si decise di rimuovere quei dipinti e di trasferirli nella chiesa. La tecnica utilizzata per le tre grandi raffigurazioni fu quella dello stacco a massello, ovvero venne rimossa, oltre alla superficie pittorica, anche una porzione di muro retrostante. Leggi tutto “Lorenzetti a Siena: non solo in Palazzo Pubblico”

Chi ha dipinto il Guidoriccio?

Guidoriccio: guida a una controversia

A partire dal 1977 cominciano ad affiorare dubbi sulla paternità di uno degli affreschi più celebri dell’arte europea: il Guidoriccio, già ritenuto indiscusso capolavoro di Simone Martini

Il volumetto bilingue scritto da Gordon Moran e Michael Mallory, esaurito, è messo a disposizione gratuitamente dalla famiglia dello storico dell’arte statunitense, fiero sostenitore, contro la maggior parte degli storici dell’arte e dei divulgatori, che l’opera non appartenga a Simone Martini. In effetti ci sono ottime ragioni per dubitare dell’attribuzione tradizionale, di cui parleremo nella conferenza di giovedì e nel viaggio che speriamo di realizzare in autunno

Il testo è scaricabile gratuitamente cliccando sul link sottostante

Guidoriccio: guida a una controversia

Splendore di Duccio da Buoninsegna

La Maestà di Duccio di Buoninsegna: un capolavoro della storia dell’arte italiana

di Francesca Interguglielmi, Finestre sull’arte, 15-10-2021

Duccio di Buoninsegna, Maestà, recto (1308-1311; tempera su tavola, 214 x 412 cm; Siena, Museo dell'Opera del Duomo)

La Maestà di Duccio di Buoninsegna, capolavoro conservato al Museo dell’Opera del Duomo di Siena, è una delle opere fondamentali della storia dell’arte italiana. Fu dipinta tra il 1308 (ma forse anche prima) e il 1311 e la sua consegna fu anche un evento per Siena.

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Riprendiamo a viaggiare: la Ciociaria

Ciociaria, terra di papi e di ciclopi

viaggio 8-12 giugno

Percorrendo le strade della Ciociaria, a volte tormentate e solitarie, tra i monti e il Mediterraneo, avremo modo di scoprire, accanto a luoghi da sempre celebrati, angoli più insospettati e insoliti. Visiteremo affascinanti abbazie e suggestivi borghi, dove le chiese medievali sono costruite su grandiosi resti romani.

Ulisse in trasferta: la famosa scultura simbolo del Museo di Sperlonga va a  Forlì – Luna Notizie – Notizie di Latina

per scaricare il programma clicca sul link sottolineato qui sotto

CIOCIARIA, TERRA DI PAPI E CICLOPI_Programma_REV

Il primo capolavoro di Duccio da Buoninsegna

La Madonna Rucellai di Duccio di Buoninsegna, la più grande tavola del Duecento

di Federico Giannini e Ilaria Baratta, Finestre sull’arte, 27-2-2021

Duccio di Buoninsegna, Madonna col Bambino in trono e angeli, detta Madonna Rucellai (1285; tempera su tavola e fondo oro, 450 x 290 cm; Firenze, Galleria degli Uffizi, in deposito dalla chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, Comune di Firenze)

La Madonna Rucellai di Duccio di Buoninsegna è la più grande tavola dipinta del XIII secolo arrivata fino a noi. Custodita agli Uffizi nella sala delle Maestà, a confronto con Cimabue e Giotto, è in realtà della chiesa di Santa Maria Novella. Scopriamola in questo articolo.

È la più grande tavola dipinta del XIII secolo che ci sia nota: un’imponente opera di quattro metri e mezzo d’altezza per quasi tre di larghezza. Si tratta della Madonna Rucellai, straordinario capolavoro di Duccio di Buoninsegna (Siena, 1255 circa – 1319), che oggi accoglie i visitatori della Galleria degli Uffizi di Firenze all’inizio del percorso del museo. È un’opera di cui conosciamo molto bene la storia: l’opera fu commissionata il 15 aprile del 1285 al grande pittore senese dalla Compagnia dei Laudesi, confraternita che si era formata verso la metà del Duecento a Firenze, e che richiese la tavola per destinarla alla chiesa di Santa Maria Novella, dove i Laudesi abitualmente si riunivano. Nelle sue Vite, Giorgio Vasari, che attribuiva la tavola a Cimabue (Firenze, 1240 circa – Pisa, 1302), la descriveva come “posta in alto fra la capella de’ Rucellai e quella de’ Bardi da Vernia”. Leggi tutto “Il primo capolavoro di Duccio da Buoninsegna”